<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748</id><updated>2012-02-16T16:37:12.102+01:00</updated><category term='Raymond'/><category term='spin-off'/><category term='Aiace'/><category term='Darja'/><category term='Elias'/><title type='text'>entropiagroup</title><subtitle type='html'>Romanzo a puntate fantasy/punk metropolitano.
Ogni riferimento a persone, avvenimenti, istituzioni o luoghi realmente esistenti o esistiti ha il solo scopo di conferire alla storia un po' di autenticità. Il resto me lo sono inventato.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>46</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-6486240226151535750</id><published>2011-07-29T00:43:00.002+02:00</published><updated>2011-07-29T00:43:48.644+02:00</updated><title type='text'>Episodio 2.6.5 –  Intermezzo Crudele</title><content type='html'>Il dottor Alan Richmond gestiva uno dei più rinomati consultori familiari transrazziali di tutta l’Inghilterra. Laureato in medicina a pieni voti al King’s College, Richmond aveva esercitato felicemente la medicina ostetrica ai più alti livelli, finché non era stato infettato dalla licantropia soccorrendo una vittima di incidente stradale mentre era fuori servizio. All’epoca le leggi inglesi vietavano che le persone affette da licantropia esercitassero la medicina negli ospedali e il dottor Richmond aveva dovuto lasciare l’ospedale. Richmond era caduto in depressione, ma non si era arreso. I pazienti affetti da licantropia in Inghilterra erano discriminati come i malati di AIDS agli inizi dell’epidemia e in particolare le donne incinte erano quasi prive di assistenza. Il dottor Richmond aveva preso tutti i suoi risparmi, comprato una simpatica casetta vittoriana e aperto una clinica ginecologico-ostetrica privata per mutantropi. All’inizio era poco più che una clinica semi-clandestina, piena di buona volontà ma scarsa di attrezzature, dove lavoravano solo lui e Mrs. Appleford una attempata infermiera scorbutica che si era presa la mutantropia murina lavorando con i drogati, poi la voce si era sparsa ed i clienti erano fioccati, così come le donazioni da associazioni per i diritti esistenziali e la clinica si era espansa e migliorata: erano arrivate nuove infermiere, un altro medico, il dottor Aravind Singh, un giovane leopardo mannaro indiano che era riuscito ad ottenere una borsa all’Imperial College nascondendo la sua condizione, e i macchinari erano stati rinnovati.&lt;br /&gt;Ora, dieci anni dopo il Protocollo di Tara la sua clinica, nascosta nella periferia dell’enclave magica di Londra, si era espansa anche nel campo del counseling e della pianificazione familiare, nonchè della neonatologia e pediatria.&lt;br /&gt;Richmond aveva stretto una collaborazione con un gruppo di psicologhe transculturali e di esperte di genetica, che ora tenevano corsi sulla pianificazione familiare per coppie miste, sulle difficoltà che i genitori non mutantropi incontravano nel crescere figli affetti, sulla medicina riproduttiva e sui trattamenti disponibili per ridurre il contagio materno-fetale.&lt;br /&gt;Quando le notizie degli attentati arrivarono in TV, interrompendo i programmi, la sala d’attesa era quasi sgombra ma Claire e Sarah, le psicologhe, stavano tenendo un corso per coppie miste di aspiranti genitori. Aravind aveva rivolto uno sguardo preoccupato al televisore e poi al suo capo. Richmon aveva capito al volo la sua preoccupazione. Se davvero c’erano in giro dei terroristi che se la prendevano con i non-umani, forse era meglio chiudere la clinica in anticipo.&lt;br /&gt;Fece un cenno affermativo al collega più giovane, che si alzò e bussò alla porta della sala dove si svolgevano i corsi. “Sarah, Claire, fate uscire tutti, chiudiamo la clinica.” disse con voce calma, la stessa che usava anche durante i parti più difficili.&lt;br /&gt;“Che succede?” chiese Sarah, preoccupata e irritata al tempo stesso, poi gettò un’occhiata al televisore e rientrò a spingere le coppie frastornate fuori dalla sala con gentilezza ma fermamente.&lt;br /&gt;Aravind gettò uno sguardo alla sala d’attesa e vide che Mrs. Appleford stava buttando fuori le ultime pazienti con i suoi soliti modi burberi. Da sole, le pazienti sarebbero state meno in pericolo, se ci fosse stato qualche pericolo. Di certo i terroristi non sarebbero andati a cercarle casa per casa, mentre la clinica, rinomata com’era, sarebbe stata un bersaglio di prim’ordine. Le autorità, stava dicendo intanto la speaker alla televisione, avevano raccomandato la calma e di evitare i luoghi pubblici, se possibile rimanendo in casa.&lt;br /&gt;Stavano già spegnendo gli ultimi macchinari per chiudere e andare a casa anche loro, anzi, Claire era gia’ nel parcheggio ad armeggiare con le chiavi, quando un furgone della polizia si fermò davanti alla clinica. Aravind, fermo sulla porta a controllare l’esodo ormai quasi finito si sentì subito rassicurato: le autorità stavano facendo il loro dovere e, come annunciato, stavano inviando pattuglie a presidiare i luoghi a rischio.&lt;br /&gt;Dal furgone scesero una mezza dozzina di poliziotti in uniforme, armati di fucili automatici, seri in volto ed apparentemente pronti ad ogni evenienza.&lt;br /&gt;Claire sorrise loro affabilemente, girando la chiave nella portiera della macchina. “Meno male che siete arrivati, agenti... Ora posso andare a casa tranquilla.“disse e l’agente fece fuoco, sparandole in pieno petto e gettandola contro la portiera dell’auto.&lt;br /&gt;Aravind rimase agghiacciato per un istante e un altro agente fece fuoco su di lui ripetutamente, colpendolo alle gambe e al torso. Aravind Singh ebbe appena il tempo di rendersi conto che quelli erano terroristi prima di scivolare nel buio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perceval, capelli biondi tagliati a spazzola, percorreva metodicamente i corridoi della clinica blasfema. Le pareti imbiancate erano macchiate qua e là di sangue, sangue impuro, delle bestie e di coloro che fornicavano con esse. Perceval era soddisfatto, euforico,sentiva che finalmente era giunto il momento della riscossa, era giunto il momento che la gente prendesse coscienza del fatto che la società era marcita per colpa di questi abomini, della libertà di culto e del multiculturalismo, che stava solo imbastardendo i valori cristiani europei. Oggi era il primo giorno di una era gloriosa, che avrebbe visto il ritorno ad una società più giusta e finalmente depurata. Basta dare assistenza alla feccia del mondo. Quando veniva chiamato per intervenire su reati di discriminazione razziale o religiosa o di omofobia, Perceval riusciva a stento a contenersi. Era entrato in polizia per sbattere dentro la feccia, gli anormali, i froci, gli idolatri, non per difenderli da quelli che giustamente li mettevano al loro posto. Se avessero continuato così, a  blandirli con sussidi e leggi anti-discriminazione, a trattarli meglio che i cittadini veri, l’Europa intera e soprattutto il Regno Unito sarebbero stato invasi... “Eccoti l’accoglienza...” ringhiò a bassa voce, sparando un colpo alla testa a qualcuno che ancora si muoveva. Proiettili d’argento di grosso calibro, pensò con un sorriso. Avrebbero sistemato qualunque cosa. In quel momento, ebbro di sangue e fatto fino ai capelli di coca, perceval si sentiva in grado di spaccare il mondo.&lt;br /&gt;Un rumore alle sue spalle gli diede un minimo di avvertimento necessario per farlo voltare. Artigli affilati gli lacerarono il giubbotto antiproiettile e zanne crudeli gli maciullarono un braccio, costringendolo a mollare il fucile. Perceval rotolò per terra sotto il peso di un corpo disgustosamente peloso, gridando di dolore, ma ebbe ancora la presenza di spirito di estrarre la pistola con la mano sana e sparò alla cieca, finché non sentì che la stretta sul suo braccio si afflosciava. Facendo forza con tutte le sue energie, si scrollò l’abominio di dosso: era un uomo-lupo, coperto di sangue, con più buchi nel petto che una forma di formaggio svizzero. L’abominio tossì una boccata di sangue, emettendo un verso strano. Perceval ci mise un secondo a capire che stava ridendo. “Se non muori dissanguato... –sputò l’abominio, ansimando – Diventerai come me... Ironia tragica...” rise ancora, anche se stava morendo.&lt;br /&gt;Perceval, accecato dalla rabbia, si tirò in piedi e svuotò il resto del caricatore in testa alla bestia, finendola, e non smise di premere il grilletto finchè non lo sentì scattare a vuoto. La rabbia cieca lasciò il posto alla disperazione.&lt;br /&gt;Era stato morso da un abominio! Era stato infettato!&lt;br /&gt;Sarebbe diventato uno di loro, era solo questione di tempo. Sarebbe diventato un abominio anche lui, perso dalla grazia del Signore.&lt;br /&gt;Cosa poteva fare? Cosa doveva fare?&lt;br /&gt;Con la mano sana si frugò nella tasca del giubbotto antiprioettile, recuperando il caricatore di riserva e, con mosse goffe e dolaranti, espulse quello vuoto dalla pistola ed ricaricò. La bocca della pistola era fredda contro la sua tempia. Perceval esitò. Era stato preso mentre compiva il suo sacro dovere, aveva un posto assicurato tra i Giusti, ma se si fosse suicidato? Sarebbe finito tra i dannati lo stesso o il Signore avrebbe compreso il motivo del suo gesto? certo non poteva permettere che uno dei suoi veri fedeli si consegnasse all’abominazione? Perceval desiderò di aver fatto più attenzione ai seminari di dottrina della Confraternita.&lt;br /&gt;La pistola si spostò dalla tempia. Magari sarebbe morto dissanguato in tempo, prima che la trasfornmazione facesse effetto, si disse. ma se non fosse successo? Se il contagio avesse avuto tempo di installarsi dentro di lui? Avrebbe avuto la forza di farlo, allora? O sarebbe già stato perduto per sempre.&lt;br /&gt;L’incertezza e la paura per lo stato della sua anima immortale lo laceravano più delle ferite.&lt;br /&gt;Fortunatamente, un rumore di passi pesanti, di piedi calzati di anfibi, risuonò nel corridoio. Da dietro l’angolo sbucò il suo sergente, con il fucile spianato.&lt;br /&gt;“Mio Dio, Perceval!” esclamò e fece per avvicinarsi, gettandosi il fucile a tracolla.&lt;br /&gt;“No! Fermo! Mi hanno preso.” singhiozzò Perceval.&lt;br /&gt;Il sergente si bloccò e impugnò di nuovo il fucile, incerto.&lt;br /&gt;“Fallo! Fallo! Prima che diventi come loro! Non lasciarmi alla dannazione!” lo incitò il ferito, isterico.&lt;br /&gt;Il sergente scosse la testa, desolato e rialzò il fucile. “Dio lo vuole.” disse piano.&lt;br /&gt;Perceval chiuse gli occhi e appoggiò la testa sul pavimento. Andava tutto bene, stava per andare dal Signore. Era un crociato, sarebbe stato accolto come un figlio prediletto, perche aveva lottato per la Sua Gloria.&lt;br /&gt;“Dio lo vuole...” mormorò.&lt;br /&gt;La detonazione risuonò in tutto il corridoio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-6486240226151535750?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/6486240226151535750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=6486240226151535750' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6486240226151535750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6486240226151535750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2011/07/episodio-265-intermezzo-crudele.html' title='Episodio 2.6.5 –  Intermezzo Crudele'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-7152822567776703913</id><published>2011-07-28T22:32:00.001+02:00</published><updated>2011-07-29T00:59:25.758+02:00</updated><title type='text'>Episodio 2.6.4 –  Aftermath</title><content type='html'>Molte persone non apprezzavano particolarmente viaggiare tramite portale: lo spostamento spaziotemporale e l'assenza di riferimenti visivi spesso procurava malessere e nausea ai viaggiatori.&lt;br /&gt;I più esperti consigliavano di chiudere gli occhi, respirare profondamente e non pensarci.&lt;br /&gt;A Manuel Carvalho invece piaceva molto la leggera vertigine che provava quando si lasciava risucchiare in un portale e faceva tutto il viaggio ad occhi aperti, godendosi i mille giochi di luce e colore causati dalle leggere increspature nella struttura interna del passaggio.&lt;br /&gt;Ogni volta doveva seriamente trattenersi per non lanciare un urletto da marmocchio sulle giostre: sarebbe stato decisamente poco serio e poco professionale, soprattutto questa volta, considerando dove stavano andando e perché.&lt;br /&gt;L'arrivo era sempre un po' disorientante: improvvisamente uno si ritrovava di nuovo con del vero terreno solido sotto i piedi e la spinta (o il risucchio, a seconda dei personali punti di vista) generata dal portale veniva meno.&lt;br /&gt;Incespicare per un attimo davanti all'uscita era una cosa assolutamente normale, soprattutto per le persone che non abituate; il trucco era iniziare a camminare già dentro il portale, non appena si vedeva l'uscita in lontananza, come una macchia più scura in fondo al tunnel di luce colorata.&lt;br /&gt;Manuel rimase un po' stupito quando, all'uscita dal passaggio vide Olga e Svetlana esitare e barcollare davanti a sé.&lt;br /&gt;Il portoghese sapeva che entrambe le sue colleghe erano veterane dei viaggi tra portali, perché mai erano incorse in questo errore da novelline?&lt;br /&gt;Con questa domanda in mente, mise un piede fuori dal tunnel di luce, sull'asfalto della strada, e quasi inciampò anche lui, colto di sorpresa dallo scenario che aveva davanti agli occhi.&lt;br /&gt;Se non gli avessero detto in anticipo che la scena era a Friburgo, probabilmente a prima vista non l'avrebbe capito.&lt;br /&gt;Sembrava Sarajevo, sembrava Beirut, sembrava Gerusalemme nei momenti peggiori, sembrava Baghdad, sembrava Kabul.&lt;br /&gt;Sembrava un angolo di inferno in terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le due imboccature della strada, davanti a loro e alle spalle del portale, che si stava richiudendo, erano presidiate da volanti della polizia. La strada era totalmente nel caos. &lt;br /&gt;Poco più avanti alcuni paramedici stavano prestando i primi soccorsi a un ferito, una ragazzina che urlava disperatamente con una scheggia di metallo conficcata in una spalla e il volto tutto escoriato.&lt;br /&gt;I pompieri lavoravano freneticamente per estrarre qualcuno da sotto una macchina, le seghe circolari stridevano come uccelli infernali.&lt;br /&gt;Ovunque sangue, urla, lamiere, macerie, caos, disperazione, shock. Poliziotti trasposrtavano feriti, passanti si prodigavano per dare assistenza e conforto, alcune vittime, forse stordite o assordate dalla bomba, o semplicemente sconvolte, vagavano senza meta, gli occhi persi, calpestando schegge di vetro e legno e brandelli di stoffa e carta annerita, semi-carbonizzata.&lt;br /&gt;C'erano degli agenti seduti sul marciapiede, non sembravano feriti, ma fissavano il vuoto davanti a sé senza vederlo; alcuni si dondolavano ritmicamente, altri mormoravano qualcosa di inintelligibile fra sé e sé, molti piangevano. &lt;br /&gt;Erano sotto shock.&lt;br /&gt;All'accademia di polizia non ti preparavano per affrontare questo, niente ti poteva preparare ad affrontare questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei palazzi era completamente sventrato, l'ingresso era pieno di macerie e lamiere e su quello che era stato il marciapiede c'era un grottesco ammasso di metallo contorto che poco prima aveva fatto parte di una o più auto. Altre auto e un furgoncino delle consegne tutto maciullato e annerito erano rovesciati come giocattoli.&lt;br /&gt;Anche gli edifici tutto intorno erano lesionati, palazzi di uffici e negozi, e in tutta la via le vetrine e le finestre erano andate in frantumi per la forza dell'esplosione. Da alcune finestre usciva il fumo acre di principi di incendio e squadre di pompieri cercavano di far fronte anche a questa emergenza.&lt;br /&gt;C'era sangue ovunque, macchie rosso cremisi abbastanza grandi da far dubitare della sopravvivenza dei proprietari. Una donna anziana, con il viso coperto di sangue, abbracciava un ragazzo in lacrime con i pantaloni a brandelli.&lt;br /&gt;Poco più in là, una donna in tailleur chiamava qualcuno al cellulare con voce rotta dal pianto.&lt;br /&gt;I feriti urlavano, i soccorritori gridavano ordini e avvertimenti, le sirene suonavano: altre ambulanze stavano arrivando, per fortuna.&lt;br /&gt;Alcuni paramedici erano infagottati in tute di contenimento, per paura del contagio da licantropia in seguito al contatto con il sangue delle vittime, altri lavoravano senza protezioni, incuranti del rischio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli agenti del DCS erano rimasti bloccati all'uscita del portale ormai chiuso per un buon minuto, tanto ci era voluto anche a gente come loro, abituata ad intervenire in situazioni estreme, ad assorbire l'impatto della scena.&lt;br /&gt;“Ma porco... !” esclamò Lykos, rompendo l'incantesimo e corse via a prestare soccorso come poteva.&lt;br /&gt;“Lykos!” chiamò Svetlana, facendo per trattenerlo, ma Narwa fece segno di no con la testa. “Lascialo andare. È sconvolto, non potrebbe esserci di aiuto ora.”&lt;br /&gt;Con passo risoluto, si avvicinò all’epicentro del disastro, seguito dai suoi uomini.&lt;br /&gt;Manuel camminava guardando per terra, cercando futilmente di non calpestare i vetri. Il suo sguardo cadde su un brandello di carta, un manifesto. “L’Abbandono Scolastico dei Mutantropi... e Buone Pras... ” si riusciva ancora a leggere. Un altro brandello poco distante recava la data odierna. L’appuntamento per la conferenza sarebbe stato tra poche ore, la fortuna nella sfortuna era che la bomba fosse scoppiata troppo presto, altrimenti la conta delle vittime sarebbe stata assurdamente più alta. Manuel rabbrividì involontariamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ricetrasmittente del capitano Narwa pigolò. “Ehi Narwa, lo sai che tra poche ore ci sarebbe stata anche la commissaria europea Schumann in quel posto? – lo informò Buck, il loro tecnico IT, un folletto dalla voce bianca – Mi gioco quello che vuoi che era lei che volevano far saltare. C’era una conmferenza sull’adolescenza problematica dei mutantropi.”&lt;br /&gt;Narwa grugnì qualcosa di inintellegibile. Non aveva bisogno di distrazioni in quel momento, stava cercando di farsi un’idea della scena del crimine. Aveva visto anche lui i brandelli di manifesto ed era anche lui dell’idea che la bomba avrebbe dovuto scoppiare durante la conferenza. Stava appunto cercando di capire se ci fossero segnali che indicavano perché fosse scoppiata prima, ma, nonostante la sua abilità di cercatore di tracce, credeva che senza l’aiuto di Mark e dei suoi non sarebbero riusciti a determinarlo. Di questi tempi, con le istruzioni su internet e tutto, un cretino qualunque poteva fabbricare una bomba ad alto potenziale con del fertilizzante di libera vendita, quindi poteva essere semplicemente un errore di progettazione, un timer mal settato, ma qualcosa, qualche istinto gli diceva che quello era qualcosa di più.&lt;br /&gt;“Narwa?! – esclamò Buck, improvvisamente preoccupato – Narwa, hanno messo già una rivendicazione.”&lt;br /&gt;“E chi sono? – domandò Narwa, vagamente scocciato – I soliti terroristi islamici?”&lt;br /&gt;Appena detta, la cosa già non gli suonava. Uno dei vice-presidenti dell’Associazione era una tigre mannara, un tipo pakistano molto osservante, con tanto di costume tradizionale e l’associazione in sé era a-confessionale e prestava assistenza legale, psicologica e anche medica a persone mannare di tutti i tipi.&lt;br /&gt;“Occazzo!” esclamò Buck, con una voce sepolcrale.&lt;br /&gt;“Che succede?” domandò Narwa, preoccupato.&lt;br /&gt;“Narwa, sono gli stessi!” disse il folletto.&lt;br /&gt;“Gli stessi chi?” chiese l’elfo spazientito.&lt;br /&gt;“Gli stessi del caso di Rebeq: i Confratelli del Sesto Giorno. Mark mi ha appena mandato la scansione del loro biglietto.” spiegò Buck, agitato.&lt;br /&gt;“&lt;i&gt;Damnú air!&lt;/i&gt;” pensò Narwa, i cui presentimenti sul caso stavano peggiorando di minuto in minuto.&lt;br /&gt;“Agenti! DCS! – chiamò, appoggiando una mano sul microfono della ricetrasmittente per non assordare Buck – Sparpagliatevi e cercate. C’è stata una rivendicazione, è stato un attacco organizzato, potrebbe esserci un secondo ordigno o una trappola magica. Se trovate qualunque cosa di sospetto, chiamate gli artificieri o i negatori, non fate gli eroi. Anche tu, Olga. Non provare a negare niente da sola.”&lt;br /&gt;Olga fece una smorfia, ma avrebbe obbedito.&lt;br /&gt;I suoi uomini annuirono e si divisero lungo tutto il perimetro, anche Arsinoe la trainee. Il portale luccicava ancora fiocamente all’imboccatuira della via e per un attimo Narwa considerò di ordinarle di tornare indietro, ma il portale si spense proprio in quel momento e Narwa lasciò perdere.&lt;br /&gt;“Che dicono?” chiese alla ricetrasmittente, camminando a passi larghi verso la sua sezione di perimetro, los guardo che dardeggiava qua e là alla ricerca di segnali di pericolo.&lt;br /&gt;“Che dicono chi?” fece Buck.&lt;br /&gt;Narwa trattenne un ringhio. “I dannati &lt;i&gt;cac ar oineach&lt;/i&gt; della rivendicazione! Che dicono?” sbraitò.&lt;br /&gt;“Allora, lo sto ancora leggendo... – si affannò il folletto – Ce l’hanno su con i non-umani, questo è chiaro. Ma anche con i pagani, i gay, le donne emancipate, gli arabi, la gente che usa perizomi rosa... No, quest’ultima scherzavo...”  ridacchiò, ma si fece serio quando narwa gli urlò nella radio: “Buck!” &lt;br /&gt;“Scusa, scusa... Non lo faccio più. Allora... Deliri religiosi vari... Sono proprio fuori di zucca, questi tipi. Si credono crociati... – sbuffò incredulo – Appello alla gente di fede contro i non-umani e i pagani... Minacce alla Comunità Magica Europea...”&lt;br /&gt;Buck fece una pausa.&lt;br /&gt;“Che c’è?” chiese Narwa.&lt;br /&gt;“Chiedono l’abolizione del Protocollo di Tara. – disse Buck, sepolcrale – Dicono che colpiranno ovunque in tutta Europa, finchè non otterranno quello che vogliono.”&lt;br /&gt;“Solite cose... Lo dicono tutti i terroristi.” tagliò corto Narwa.&lt;br /&gt;Ci fu un altro lungo silenzio dall’altro capo della linea.&lt;br /&gt;“Buck?! Buck?! Ci sei ancora?” chiamò Narwa, innervosito, controllando brevemente la ricezione del segnale.&lt;br /&gt;“&lt;i&gt;Cach!&lt;/i&gt;” esclamò Buck improvvisamente. “Narwa.. – pigolò in preda al panico - L’hanno fatto davvero. È appena arrivato un comunicato dall’Estonia. Uno stabilimento delle Manifatture Cobolde Vabadus è saltato in aria a Riga.”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-7152822567776703913?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/7152822567776703913/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=7152822567776703913' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/7152822567776703913'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/7152822567776703913'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2011/07/episodio-264-aftermath.html' title='Episodio 2.6.4 –  Aftermath'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-4143842859805333666</id><published>2010-11-20T18:42:00.000+01:00</published><updated>2010-11-20T18:42:43.487+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Raymond'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spin-off'/><title type='text'>Spin-off - Un'altra notte</title><content type='html'>Raymond si svegliò di soprassalto. La cripta era sempre buia, ma lui sapeva che là fuori la notte regnava già.&lt;br /&gt;Un'altra notte di caccia per lui e i suoi fratelli. Un'altra notte senza di lei...&lt;br /&gt;L'aveva sognata di nuovo durante il suo riposo diurno. Non sapeva se fosse una benedizione o una maledizione questa capacità di sognare.&lt;br /&gt;Non sarebbe stato meglio dimenticarla?&lt;br /&gt;Raymond scosse la testa. No, ricordarla era un modo per tenerla con sé, per non perderla definitivamente. Eppure gli sembrava di impazzire: i suoi sogni erano così reali che quando si svegliava, spesso la cercava accanto a sé nel giaciglio improvvisato.&lt;br /&gt;E lei non c'era più.&lt;br /&gt;Ogni volta il suo cuore morto sanguinava per il dolore della perdita.&lt;br /&gt;Alienor, la sua santa, la sua dannazione.&lt;br /&gt;Per lei era diventato ciò che era. Per continuare a proteggerla.&lt;br /&gt;Perché anche alla fine il suo ultimo pensiero era stato per lei e quel pensiero era stato così forte da riuscire a trascinarlo di nuovo nel mondo, per sempre cambiato. Era rinato, come  suo cavaliere nero. Come suo guardiano.&lt;br /&gt;Non avrebbe mai dovuto lasciarla andare.&lt;br /&gt;Se solo lei non lo avesse scacciato quella notte al ruscello...&lt;br /&gt;Se solo fosse stato forte abbastanza per salvarla...&lt;br /&gt;Una lacrima scarlatta scese lentamente sul suo viso. Raymond se la asciugò rabbiosamente con il dorso di una mano e si alzò, legandosi in vita il cinturone con la spada. Piangere non sarebbe servito a nulla. Non poteva permettersi il lusso di commiserarsi.&lt;br /&gt;Un'altra notte di caccia stava cominciando e c'era ancora tanto lavoro da fare. Tante persone da salvare.&lt;br /&gt;Avrebbe fatto per altri quello che non aveva potuto fare per lei.&lt;br /&gt;Gli Inquisitori l'avrebbero pagata cara e con gli interessi. Un po' per volta, notte dopo notte.&lt;br /&gt;Avevano un debito troppo grosso nei suoi confronti.&lt;br /&gt;Gli avevano tolto la sua ragione di vita, la sua gioia. Non aveva più gioia ora, ma un'altra ragione di vita sì: la vendetta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-4143842859805333666?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/4143842859805333666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=4143842859805333666' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/4143842859805333666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/4143842859805333666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2010/11/spin-off-unaltra-notte.html' title='Spin-off - Un&apos;altra notte'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-5340593550473347646</id><published>2010-11-20T18:39:00.001+01:00</published><updated>2010-11-20T18:41:09.371+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elias'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spin-off'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Darja'/><title type='text'>Spin-off - La Musica Spezzata</title><content type='html'>&lt;i&gt;Anche se non c'entra quasi niente a livello di trama, questa storia è stata ispirata dal film "Il concerto" di radu Mihailehanu.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Darja si svegliò al suono del violino di Elias. Nella casa risuonava una musica estremamente triste e malinconica.&lt;br /&gt;Eranp già alcune settimane che Elias si comportava in modo strano, più o meno da quando erano arrivati nella casa, alla fine dell'ultima missione. La scintilla fiera e indomita che aveva imparato ad amare nei pochi e travagliati mesi della loro relazione era scomparsa dai suoi occhi.&lt;br /&gt;Spesso, appena dopo il tramonto, Elias prendeva il violino che avevano recuperato a Berlino e iniziava a suonare qualche musica triste. Alcune Darja le riconosceva: Paganini, Chaijkovski e Chopin, altre no. Forse le aveva composte lui stesso.&lt;br /&gt;Ogni volta, ad un certo punto del concerto, a volte prima, a volte quasi alla fine, c'era una sbavatura, una imperfezione. A volte era una nota suonata fuori tempo, troppo in ritardo, a volte era un suono sporcato da un dito che scivolava sulla corda, ma sempre il concerto si interrompeva bruscamente. Darja sentiva la porta di ingresso sbattere violentemente ed Elias che correva fuori, nel bosco per tornare solo all'alba ed accasciarsi sul letto, piombando subito nel sonno senza sogni dei vampiri.&lt;br /&gt;Darja sapeva che c'era qualcosa che non andava, ma, per quanto si sforzasse, Elias non ne voleva parlare, anzi, ogni volta che Darja toccava l'argomento, il suo compagno diventava aggressivo e se ne andava.&lt;br /&gt;Nuvole nere e gonfie di pioggia si addensavano all'orizzonte. Darja sapeva che la tempesta era in arrivo, ma poteva solo aspettare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche questa volta, come tutte le altre, Darja ascoltò rapita il concerto, sperando che stavolta tutto andasse bene, trattenendo il fiato in attesa, finché ad un certo punto, in un passaggio particolarmente difficile, ecco un errore a rovinare l'armonia perfetta.&lt;br /&gt;Si sentì un grido a malapena umano e poi un rumore di cose che venivano sfasciate. “La tempesta è arrivata...” pensò Darja e corse giù dalle scale.&lt;br /&gt;Elias era in sala, in preda ad una furia cieca, stava facendo scempio di tutto quello che trovava in giro, maledicendo i tedeschi con le peggiori e più creative maledizioni mai concepite in Polonia. In mezzo alla sala, in terra ma intatto, stava il violino. Darja sapeva che, per quanto arrabbiato, Elias non avrebbe mai distrutto un violino, non dopo che i nazi avevano sfasciato il suo sotto i suoi occhi per spregio, prima di spezzargli le mani.&lt;br /&gt;Darja si fermò sulla soglia e aspettò con le lacrime agli occhi.&lt;br /&gt;Elias tirò un pugno al muro, così forte da farci un buco. Quando ritrasse la mano, era tutta insanguinata. Darja non riuscì a trattenere un lamento. Elias sentì, si girò verso di lei e finalmente la vide.&lt;br /&gt;Crollò in ginocchio a terra, tenendosi la mano rotta e sanguinante, e iniziò a piangere, scosso dai singhiozzi.&lt;br /&gt;Darja si avvicinò piano, camminando come in sogno tra i resti mutilati del mobilio, e si inginocchiò accanto a lui. Lo abbracciò stretto e gli mormorò parole di conforto, accarezzandogli i capelli.&lt;br /&gt;“Perché?” gemette Elias. Darja non avrebbe saputo cosa rispondergli, ma lo strinse più forte a sé, sentendo le ossa sporgenti attraverso la camicia.&lt;br /&gt;Dopo qualche istante, Elias alzò la testa dalla spalla di Darja e la guardò dritta in viso. Nei suoi occhi c'erano solo rabbia e tristezza. “Sarebbe meno crudele se non potessi suonare più del tutto, sai? E invece, ogni volta che prendo in mano il violino, penso che riuscirò ancora a suonare come facevo una volta, ma non è così.” disse piano, tra le lacrime.&lt;br /&gt;“La tua musica è ancora bellissima.” lo confortò Darja.&lt;br /&gt;Elias scosse la testa. “No, Darja. È spezzata, mutilata. - disse amaramente – Io un tempo ero un virtuoso, suonavo queste musiche senza una sbavatura. Era un'armonia perfetta. Ora sono al massimo mediocre. Potrei sopportarlo, se non mi ricordassi com'era prima, se non sapessi tutto quello che ho perso...”&lt;br /&gt;Darja tacque. Non c'erano parole per sanare la sua perdita, poteva solo lasciarlo sfogare.&lt;br /&gt;“Se non potessi più suonare, sarebbe meglio, almeno non avrei la tentazione di provare e la disperazione di non farcela, ma per quanto cerchi di spezzarle definitivamente, guariscono sempre, ma mai del tutto.” confessò, stringendosi al petto la mano insanguinata.&lt;br /&gt;“Fa male da impazzire, come la prima volta, ma ogni volta spero che sia quella buona. Spero di disfare il danno che mi hanno causato e di tornare ad essere com'ero, o almeno di finirla una volta per tutte, ma non succede... - singhiozzò – Sono una rovina, un'ombra di quello che ero... E la mia musica è rotta e inutile come un tavolo senza una gamba o un telefono senza cornetta...”&lt;br /&gt;A Darja si stringeva il cuore a vedere Elias ridotto in quello stato. Non sembrava nemmeno l'uomo che, raccattato in fin di vita, con la tisi e le mani rotte, aveva chiesto di diventare un vampiro per poter combattere ancora contro il nazismo. Elias ora sembrava sconfitto e invecchiato. Che si lasciasse abbattere da una cosa del genere, dopo tutto quello che aveva passato, avrebbe potuto sembrare assurdo, ma Darja sapeva che la musica e il violino erano le ultime cose che tenevano Elias ancorato alla sua vita passata.&lt;br /&gt;Nei mesi precedenti, non avevano mai avuto un momento di tregua, sempre all'inseguimento di qualche nazista, sempre sul piede di guerra, ma ora che erano a riposo, Elias si stava pian piano rendendo conto, ora che aveva finalmente il tempo di farlo, di tutto quello che aveva perso: padre, madre, amici, casa e, addirittura, la sua città.&lt;br /&gt;La musica era solo l'ultima goccia in un vaso già pieno di dolore fino all'orlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Elias piangeva disperatamente, singhiozzando così forte che tutto il suo corpo quasi scheletrico ne era scosso. Darja non poteva sopportare di vederlo così. “Maledetti nazi!” imprecò sottovoce.”Ascoltami bene, Elias Rabinovitch – disse prendendogli il viso tra le mani, con gli occhi che scintillavano di lacrime e di rabbia, ma con voce ferma – La tua musica non è un rottame. È come la Vittoria di Samotracia, o la Venere di Milo: non è più come era un tempo, ma non per questo è meno bella, anzi, lo è ancora di più per essere sopravvissuta alla guerra e alla distruzione.”&lt;br /&gt;Elias smise di singhiozzare e la guardò, attonito.&lt;br /&gt;“Tu non sei finito, Elias – continuò Darja, con voce più dolce – Hai ancora tanto da fare, tanta bellezza da dare al mondo. Puoi ancora comporre e insegnare. Puoi ancora inseguire l'armonia assoluta e, un giorno, se non ti arrendi, sentirai le tue opere suonate al Bolshoy. Hai solo iniziato la tua nuova vita, Elias Rabinovitch, – mormorò, accarezzandogli il viso – ma se ti arrendi ora, quelli che ti hanno fatto questo avranno vinto.” Mentre parlava, grosse lacrime silenziose scorrevano sulle sue guance.&lt;br /&gt;“No. - disse Elias, asciugandosi il viso con la mano buona – Non glielo permetterò.”&lt;br /&gt;Darja tirò un sospiro di sollievo nel vedere la vecchia scintilla che si riaccendeva negli occhi del suo compagno.&lt;br /&gt;Elias trasse un profondo respiro. “Hai ragione, Darja. - disse, molto più calmo – Non posso mollare adesso. Non posso lasciarmi ossessionare da quello che ho perso. Ho ancora tanto da fare con te...”&lt;br /&gt;Sul volto di Elias apparve l'ombra di un sorriso. “Ad esempio andare a caccia di nazi...”&lt;br /&gt;Darja ricambiò il sorriso, prese delicatamente la mano infranta di Elias tra le sue e la baciò.&lt;br /&gt;“Io e te abbiamo solo iniziato, amore mio...” sussurrò.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-5340593550473347646?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/5340593550473347646/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=5340593550473347646' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/5340593550473347646'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/5340593550473347646'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2010/11/la-musica-spezzata.html' title='Spin-off - La Musica Spezzata'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-3854136980950519332</id><published>2010-02-24T21:32:00.000+01:00</published><updated>2010-02-24T21:32:11.993+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elias'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spin-off'/><title type='text'>Spin-off - La casa Bianca</title><content type='html'>La villa era bianca ed elegante, di stile europeo, circondata da un giardino ben tenuto, pieno di piante tropicali. Era una maledetta incongruenza. Era detestabile, pensò Elias, furioso.&lt;br /&gt;Poi scosse la testa. La villa in sé non aveva niente di male, in sé. Era simile a molte altre ville delle parte ricca della città, costruite da capitani d'industria e proprietari terrieri, a volte addirittura prima che il Brasile diventasse indipendente. &lt;br /&gt;Quello che lo mandava fuori dai gangheri era che la sua preda potesse permettersi di abitarci con la sua nuova identità di rispettabile industriale del settore metallurgico. Aveva soldi da far schifo, una collezione di oggetti d'arte e un posto nella società rispettabile, il buon vecchio Welf. Aveva fatto le cose per bene, lo sporco bastardo. Gli ci erano voluti degli anni per rintracciarlo, anni in cui  quell'individuo si era potuto godere le sue ricchezze inique, senza timore e senza vergogna. Ma le cose stavano per cambiare, la giustizia lo stava per raggiungere. Prima o poi arrivava sempre.&lt;br /&gt;All'inizio Elias aveva pensato di avere tutto il tempo del mondo di ritrovarli uno per uno, ma si era reso conto che il suo principale avversario, più che le sue vittime, che pure a volte gli davano del filo da torcere, era il tempo stesso. Non si era mai perdonato di avere perso una preda, il Maggiore Dietrich Habermas, per colpa di un ictus. Era morto nel suo letto, attorniato da una famiglia affettuosa e, sperabilmente, inconsapevole. Anche la feccia dell'umanità invecchiava.&lt;br /&gt;Elias si voltò verso i suoi improvvisati compagni di ventura, una banda di rapinatori specializzata negli assalti alle ville nei quartieri alti. Erano dei veri professionisti nel settore, con diverse rapine all'attivo e per di più erano tutti neri o mulatti, provenienti da una delle bande che controllavano le favelas arroccate in cima ai colli nella periferia della città. &lt;br /&gt;Come sarebbe stato divertente stare a guardare mentre quel crucco di merda si ritrovava la casa svaligiata da degli “sporchi negri”... Sapere che i suoi soldi sarebbero finiti nelle favelas sarebbe stata la ciliegina sulla torta della serata.&lt;br /&gt;Fece un cenno al capo della banda, Divo, un mulatto di un metro e novanta, vestito con capi sportivi contraffatti, ma armato di un fucile dell'esercito americano perfettamente oliato e funzionante. Il rapinatore sorrise.&lt;br /&gt;"Andiamo” sussurrò Elias, mettendo il colpo in canna nella sua Tokarev TT.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Juninho, il più giovane membro della banda di Divo, aveva un brutto presentimento riguardo al colpo. Lo aveva avuto fin dal momento in cui il Polacco si era presentato al loro covo, su nella favela. Il Polacco non gli era piaciuto a prima vista, anzi gli aveva fatto correre un brivido spiacevole lungo la schiena. Sembrava malato, con gli occhi scuri infossati e troppo brillanti, come se avesse sempre la febbre, era troppo pallido, anche per essere un bianco, ed era tutto vestito di nero, come uno iettatore. E poi non era mica normale che uno spuntasse dal nulla a proporre un colpo, attentamente pianificato. Aveva già raccolto le informazioni, sorvegliato la casa, censito le vie di fuga, aveva già fatto tutto da solo, insomma.&lt;br /&gt;Un bel giorno era arrivato alla favela da solo, dopo il tramonto, armato solo di una vecchia pistola sovietica, e aveva chiesto di parlare con il Divo. “Ho un lavoretto facile facile da proporvi.” aveva detto il Polacco, con calma e un forte accento dell'Est europeo. Parlava come uno dei cattivi russi nei film di 007.&lt;br /&gt;Secondo Juninho, il lavoro era troppo facile e, per quanto fosse giovane, appena promosso da vedetta a vero soldato della banda, il ragazzo aveva già capito che niente era mai così facile.&lt;br /&gt;Non era normale,accidenti! Che razza di secondi fini aveva quel tipo? Magari era un agente della polizia militare in incognito. Cosa buona non poteva essere.&lt;br /&gt;Juninho aveva provato a comunicare i suoi dubbi a Divo, ma lui si era limitato a ridergli in faccia. “Fosse anche il diavolo, se davvero lì dentro ci sono tutti i soldi che dice, lo seguirei lo stesso.” gli aveva detto.&lt;br /&gt;Juninho in ogni caso si era premunito. In tasca aveva delle immaginette di &lt;i&gt;Santo Expedito&lt;/i&gt; e di &lt;i&gt;Nossa Senhora Aparecida&lt;/i&gt;, che lo avrebbero protetto dai pericoli, e per buona misura aveva chiesto ad una &lt;i&gt;mae de santo&lt;/i&gt; di fargli una benedizione per difenderlo dagli &lt;i&gt;egun&lt;/i&gt;, gli spiriti dei morti inquieti. E, secondo Juninho, il Polacco era un &lt;i&gt;egun&lt;/i&gt; o come minimo era seguito da una banda di  quegli spettri. Il ragazzo poteva quasi vederli e comunque li avvertiva, come un freddo nelle ossa tutte le volte che si avvicinava troppo al Polacco. C'era una forte energia negativa intorno a quell'uomo. Il ragazzo considerava spesi bene i soldi che aveva dato alla &lt;i&gt;mae de santo &lt;/i&gt; per comprare una capretta e un bel po' di &lt;i&gt;cachaça&lt;/i&gt; da offrire agli &lt;i&gt;orixas&lt;/i&gt; per garantirgli protezione.&lt;br /&gt;Arrampicandosi ad un albero lungo il perimetro della proprietà con la pistola cacciata nel dietro dei pantaloni, il ragazzino pensava che ne avrebbe avuto bisogno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Divo immaginava che il pollo, proprietario della casa, sarebbe stato ricco sfondato, ma non immaginava fino a questo punto. C'era roba costosa e antica ovunque. Soprammobili e ninnoli facevano bella mostra di sé in eleganti vetrinette, c'erano quadri stilosi alle pareti. Sembrava un dannato museo più che la casa di un vecchio tedesco pieno di grana. “Tutta roba buona, se sai come piazzarla” commentò il Polacco sottovoce, sfoggiando un sorrisetto compiaciuto. Per un attimo Divo si sentì a disagio sotto lo sguardo febbricitante del Polacco, ma poi pensò alla quantità di grana che avrebbe potuto rastrellare con questo colpo. Abbastanza per spassarsela per un bel po' tutti quanti e anche per  acquistare un bel po' di armi per la difesa del colle: AK-47 e AR-15, il meglio che c'era sul mercato delle armi di contrabbando, e proiettili ad alta velocità che aprivano anche i giubbotti anti proiettili della polizia come se fossero stati di carta.&lt;br /&gt;Divo fece un cenno a Dentinho e Lobisomem, che sfondarono le vetrinette e iniziarono a infilare la roba nei sacchi alla rinfusa.&lt;br /&gt;Fate attenzione a non spaccare niente, teste di ca**o!” li ammonì il capo, bruscamente, ma sottovoce. I ragazzi ridevano come fessi, probabilmente troppo fatti ed esaltati dalla prospettiva dei soldi per badare ai dettagli.&lt;br /&gt;Juninho invece sembrava preoccupato. Stava in disparte sulla porta, con la doppietta in pugno e teneva d'occhio i domestici, legati e imbavagliati in cucina, mentre si guardava nervosamente attorno. “Che c'è, marmocchio?” chiese Divo.&lt;br /&gt;"Il Polacco.” rispose il ragazzo.&lt;br /&gt;"Che c'è che non va col Polacco, Juninho, maledizione?” Divo ne aveva abbastanza di tutte le pare che il ragazzo si faceva riguardo al loro improvvisato socio.&lt;br /&gt;È sparito. Su per le scale.” rispose Juninho.&lt;br /&gt;Divo imprecò. Al piano di sopra c'era il padrone di casa, a letto imbottito di tranquillanti, stando a quello che diceva il Polacco. Erano d'accordo che quel piano non sarebbe stato toccato.&lt;br /&gt;Fece cenno a Dentinho e Lobisomem di stare in campana e si precipitò su per le scale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il padrone di casa stava dormendo un sonno drogato quando Elias entrò nella stanza da letto padronale. Vestito in un pigiama di seta, Welf russava tranquillamente. Era invecchiato bene negli ultimi quarant'anni, il maledetto.&lt;br /&gt;Elias sentì la rabbia che montava. Quel vecchio dannato aveva vissuto nel lusso per tutto quel tempo con i soldi rubati ai morti.&lt;br /&gt;Pistola in pugno, Elias strattonò il vecchio e lo schiaffeggiò duramente. Welf si svegliò con un sussulto e fissò sul volto di Elias i suoi acquosi occhi grigio-azzurri.&lt;br /&gt;Elias sorrise. “Ben svegliato, signor Mathias Durrenmatt, o forse dovrei dire capitano Welf Stradonitz della terza divisione SS?” lo salutò in perfetto tedesco, puntandogli la pistola in mezzo agli occhi.Il vecchio sussultò di nuovo, con gli occhi sbarrati. “Come... Come fai a saperlo?” sussurrò, il terrore evidente nella voce.&lt;br /&gt;"Segreto...” mormorò Elias, che si stava godendo immensamente il momento.&lt;br /&gt;Il vecchio iniziò a piagnucolare. “Io... io ti darò tutto quello che vuoi. Ho molti soldi, sai.” Parlava a precipizio e tremava, bianco come le lenzuola di tessuto pregiato del suo letto.&lt;br /&gt;"Vi facevo più coraggiosi, voi ariani.” lo canzonò Elias. Non sapeva cosa pensare: in parte gli sembrava che il terrore del vecchio fosse un giusto contrappasso per la disperazione che aveva inflitto ad un sacco di povera gente quarant'anni prima, ma in parte era deluso. Si aspettava almeno un po' di lotta da parte di un uomo, anzi no di un individuo (chiamarlo uomo sarebbe stata un'offesa al resto del genere umano) noto in passato per la sua ferocia.&lt;br /&gt;“Ti prego, ti darò quello che vuoi, ma non mi rovinare la reputazione... Ero giovane e seguivo gli ordini dei miei superiori... Non capivo...” si lamentò. Elias era disgustato. La mano con cui teneva la pistola si abbassò di pochissimo, ma quel poco bastò per alimentare le speranza del vecchio.&lt;br /&gt;La sua voce acquistò un po' di sicurezza, nel rinnovare la sua offerta. "Pensa, potresti diventare ricco. Basta chiedere e ti darò quello che vorrai. Qualunque cosa...” promise.&lt;br /&gt;Sul volto di Elias si dipinse una smorfia di rabbia. &lt;&lt;Voglio poter suonare di nuovo il violino come una volta, prima che i tuoi colleghi mi spezzassero le mani, bastardo. Voglio una tomba su cui piangere i miei parenti. Voglio spazzare via dalla faccia della terra tutti quelli come te. Voglio giustizia.» pensò."Non mi importa un fico secco della tua reputazione e non hai niente che io voglia, verme.” sibilò, riportando la pistola sul bersaglio.Divo irruppe nella stanza padronale giusto in  tempo per vedere il suo più nuovo socio che puntava  la sua grossa pistola in faccia al padrone di casa. Aveva un'espressione da pazzo o da strafatto di cocaina e sembrava fare sul serio."Ehi, Polacco, che ca**o stai facendo?” gli gridò, puntando a sua volta il fucile sul socio. Divo non aveva problemi a sparare nelle guerre tra bande e addosso alla polizia, ma ammazzare un vecchio indifeso a sangue freddo nel suo letto era un po' troppo. Troppa pubblicità negativa, troppa attenzione mediatica, molto male per il traffico."Fatti gli affari tuoi, Divo. - ringhiò il Polacco, senza spostare di un millimetro la pistola, stretta saldamente in una mano dalle dita nodose e deformate – Prenditi tutta la roba e sparisci. Anche la mia parte. Facci quello che vuoi.”"Juninho aveva ragione, maledizione! - imprecò Divo, col fucile sempre spianato – Chi accidenti sei? Sei della polizia?”Il Polacco gli scoccò un'occhiata divertita. “Della polizia? No, accidenti, sono del KGB!” ridacchiò.Divo rimase momentaneamente di stucco, incapace di decidere se il Polacco lo stesse prendendo per i fondelli o meno. Quell'uomo sembrava totalmente fuori di melone."Anche se fosse? Che accidenti ti ha fatto quel tizio, fratello?  Lascialo perdere, è solo un vecchio.” insistette Divo, gesticolando con in mano il fucile.&lt;i&gt;Solo un vecchio...&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Quanti vecchi inermi erano morti a causa della ferocia insensata di gente come Welf Stradonitz? Nessuno aveva avuto pietà di loro, anche se erano “solo dei vecchi”, anzi appunto perché erano dei vecchi, inutili e inabili al lavoro, erano stati i primi a morire.&lt;br /&gt;Elias chiuse gli occhi per un attimo e la pistola si abbassò ancora, scendendo ancora più in basso di prima.&lt;br /&gt;Dietro lo schermo degli occhi chiusi, Elias rivide i morti, ammassati a mucchi in fosse comuni, e i sopravvissuti denutriti, sporchi e disperati. &lt;i&gt;Giustizia,&lt;/i&gt; invocavano tutti.&lt;br /&gt;Elias riaprì gli occhi.&lt;br /&gt;"Hai ragione, Divo. È solo un vecchio.” disse con calma, voltandosi verso di lui.&lt;br /&gt;Il bandito annuì, abbassando il fucile con mosse lente.&lt;br /&gt;L'ex capitano delle SS emise un profondo sospiro di sollievo.Elias rialzò di nuovo la pistola, guardò il vecchio negli occhi e premette il grilletto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-3854136980950519332?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/3854136980950519332/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=3854136980950519332' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/3854136980950519332'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/3854136980950519332'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2010/02/spin-off-la-casa-bianca_24.html' title='Spin-off - La casa Bianca'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-3104611674444919448</id><published>2010-01-06T18:44:00.004+01:00</published><updated>2010-02-24T21:35:09.382+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Aiace'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spin-off'/><title type='text'>Spin-off - Una granita di sangue</title><content type='html'>&lt;div xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml"&gt;&lt;style type="text/css"&gt;    &lt;/style&gt; &lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: white;"&gt;La prima volta che aveva visto del sangue sparso sulla neve, Aiace aveva dieci anni. Aveva nevicato molto quell'inverno e i ragazzi del paese erano scesi vicino al fiume per fare una battaglia a palle di neve con quelli del borgo vicino. Uno dei suoi compaesani, non ricordava esattamente chi, aveva confezionato una palla di neve con un contenuto eccessivo di ghiaccio e l'aveva sparata dritto sul naso di Biagio, il figlio del macellaio. Non gli era mai andato a posto del tutto.&lt;br /&gt;I ragazzi del suo paese se l'erano svignata a gambe levate, mentre Biagio sanguinava e strillava come un maiale, tenendosi il naso. Aiace era rimasto un attimo di più, a fissare affascinato il sangue che colava sulla neve. Ricordava di aver provato un senso di irrealtà. Sembrava finto, troppo rosso, con sfumature fucsia, troppo brillante, come se qualcuno avesse inavvertitamente rovesciato per terra dello sciroppo di granatina.&lt;br /&gt;Anche ora che il sangue era suo, Aiace non riusciva a scrollarsi di dosso quella sensazione di irrealtà. In ginocchio nella neve, osservava le grosse gocce che si staccavano dal suo mento per cadere fumando sul manto bianco. Ciascuna scavava un piccolo avvallamento nella neve con il suo calore. Drip... Drip...&lt;br /&gt;Il tempo sembrava essersi congelato, come tutto il resto sull'Altopiano. Aiace non provava dolore, anche se era vagamente consapevole che avrebbe dovuto, e i suoni gli sembravano stranamente attutiti come se avesse del cotone nelle orecchie, ma vedeva tutto in modo estremamente chiaro e netto.&lt;br /&gt;Il suo commilitone Sergio si voltò verso di lui al rallentatore, con gli occhi sbarrati, e gli urlò qualcosa che però non colse, poi una granata scoppiò a breve distanza, proiettando una pioggia di schegge affilate e il mondo tornò a muoversi alla consueta velocità.&lt;br /&gt;I suoni tornarono prepotentemente a inondare la sua percezione, il tuono dei grossi calibri, il suono acuto e sibilante dei proiettili più piccoli che fendevano l'aria, le urla e le bestemmie dei feriti.&lt;br /&gt;Aiace e i suoi compagni di plotone corsero come matti attraverso la terra di nessuno, disperdendosi sul terreno per non farsi colpire tutti insieme da una eventuale granata, scavalcando buche e reticolati. Ogni volta che si fermavano, acquattati nella neve fangosa, i mitraglieri scatenavano un uragano di pallottole sul nemico. Giunti a poche decine di metri dalla trincea nemica (erano così vicini che vedevano il bianco degli occhi dei Kaiserjaeger quando questi si sporgevano dalla trincea per sparare), tolsero la sicura alle bombe a mano, i petardi Thevenot, e le scagliarono dentro la trincea austriaca.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: white;"&gt;Il lato sinistro del suo viso era incrostato di qualcosa di appiccicoso, ma lui non ci fece caso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: white;"&gt;I soldati nemici erano terrei e sembravano dei ragazzini e Aiace sapeva che anche dal suo lato era così: erano stanchi, mezzi congelati, affamati e terrorizzati. Senza addestramento, potevano solo sperare di cavarsela e avere una paura folle e onnipervasiva. La guerra era una fregatura per tutti gli schieramenti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: white;"&gt;Quando si era arruolato volontario, non avrebbe mai immaginato che sarebbe finita così. Pensava che la guerra sarebbe durata poco, al massimo fino a Natale, e avrebbe portato cambiamenti positivi per il popolo. Invece, tre natali dopo, quello stesso popolo moriva in trincea, mentre i soliti si arricchivano con le commesse militari e le libertà individuali erano represse in nome della Patria.&lt;br /&gt;E lui era bloccato in quel carnaio, potendo solo scegliere se avere paura o diventare quello di cui gli altri avevano paura. Dalle facce troppo giovani dei soldati austriaci si capiva benissimo quale fosse stata la sua scelta.&lt;br /&gt;Lanciate le granate, gli Arditi impugnarono le pistole, le care vecchie Villar Perosa soprannominate “Pernacchia”, e saltarono nella trincea nemica con i pugnali tra i denti.&lt;br /&gt;Quello che accadde dopo era per Aiace un ricordo confuso di sangue, urla e spari. Ad un certo punto  un suono sibilante, come il respiro di un drago asmatico, e l'odore di cherosene avevano annunciato l'arrivo del plotone con i lanciafiamme e le urla erano salite di tono.&lt;br /&gt;Ma alla fine la trincea era stata conquistata. Arrivarono i fanti ad occupare la posizione e i ragazzi del suo plotone di Arditi iniziarono a rilassarsi, facendosi passare un pacchetto di sigarette. Fu solo allora, quando una recluta che non doveva avere ancora diciotto anni si fermò a fissarlo sbigottito, che Aiace si rese conto di aver perso un orecchio e cominciò a provare dolore.   &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="zemanta-pixie"&gt;&lt;img alt="" class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=a5596d2a-9c4c-8e8e-8e42-be0a23cea9f4" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-3104611674444919448?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/3104611674444919448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=3104611674444919448' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/3104611674444919448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/3104611674444919448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2010/01/spin-off-una-granita-di-ghiaccio.html' title='Spin-off - Una granita di sangue'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-8098987227792466762</id><published>2010-01-06T17:42:00.003+01:00</published><updated>2010-02-24T21:36:04.122+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Raymond'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spin-off'/><title type='text'>Spin-off - Il sapore della vendetta</title><content type='html'>&lt;div xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml"&gt;&lt;style type="text/css"&gt;    &lt;/style&gt; &lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: white;"&gt;Questo racconto è apparso anche sul forum del sito &lt;a href="http://www.labarriera.net/forum/" target="_blank"&gt;www.labarriera.net&lt;/a&gt;, in occasione del 12° contest di scrittura. Tema: mangiare (in tutte le sue accezioni)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: white;"&gt;Appostato sul tetto del convento dei domenicani, Raymond annusava l'aria della notte. Da lassù, Tolosa odorava di pioggia e di dolci natalizi. Le cucine del convento fervevano di attività in quei giorni. Cannella, miele, frutta candita... Uhmm...&lt;br /&gt;Un tempo questo profumo gli avrebbe fatto venire l'acquolina in bocca, ora invece, sebbene fossero giorni che non si nutriva, non sentiva niente, a parte un po' di nostalgia. Come un fedele prima del &lt;i&gt;consolament&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;, il sacramento dei Buoni Cristiani, come ai vecchi tempi di Limoux, Raymond aveva digiunato per prepararsi all'impresa. La fame gli attanagliava le viscere, ma più di tutto era il senso di vuoto che si portava dentro dalla morte di Alienor a divorarlo. Li aveva cercati tutti, uno per uno, gli uomini che erano stati lì quella notte, ma quella sensazione continuava a consumarlo a poco a poco, erodendo la sua sanità mentale, cancellando ogni sentimento tranne l'odio e il senso di colpa e trasformando la sua esistenza in una caccia continua e disperata. Dopo ogni uccisione, quel vuoto si acquietava, momentaneamente saziato, ma non durava mai. Prima o poi ricominciava a divorargli l'anima e lui era costretto a ritornare a cercare, a cacciare, a trovare altre vittime per placarlo.&lt;br /&gt;Frate Aymeric era l'ultimo, ed era quello che aveva inferto la ferita più profonda alla sua anima. Forse con la sua morte tutto sarebbe finito. Forse il vuoto dentro di lui sarebbe scomparso.&lt;br /&gt;Sospirando, Raymond si calò dal tetto nel loggiato che circondava il chiostro. Tutto era silenzioso. Il cavaliere rinnegato avanzò lungo un corridoio dove su entrambi i lati si affacciavano le semplici celle dei frati. Camminava silenzioso come un'ombra alla luce fioca e rossastra delle torce disposte ad intervalli regolari lungo le pareti.&lt;br /&gt;Arrivato alla porta della biblioteca, Raymond esitò un attimo con la mano sulla maniglia. Dalla fessura tra anta e battente filtrava una lama di luce. Qualcuno studiava ancora, nonostante l'ora tarda, come era sempre stata l'abitudine dell'ambizioso Aymeric. Al ricordo, la rabbia e la fame gli bruciarono dentro. Girò la maniglia con decisione ed entrò. Come gli avevano detto i suoi informatori e come immaginava, Aymeric era lì e si girò di scatto al suono della porta che si apriva.&lt;br /&gt;“Chi è là?” chiamò l'inquisitore, allarmato. Era solo.&lt;br /&gt;Nascosto nel buio, con il mantello nero e il cappuccio alzato, Raymond Le Maur era poco più di un'ombra fra le ombre. Fece un passo avanti , entrando nel cerchio di luce proiettato da una delle torce e abbassò il cappuccio.&lt;br /&gt;Il volto pallido dell'inquisitore si fece terreo. Aymeric sgranò gli occhi e fece per gridare, ma Raymond si mosse fulmineo, lanciandosi contro di lui. Gli strinse la gola con una mano possente e lo fece sbattere contro il muro. L'impatto brutale contro la parete costrinse l'inquisitore ad esalare l'aria che aveva nei polmoni con un gemito. Aymeric chiuse gli occhi, forse perdendo conoscenza per un istante, ma subito dopo riuscì a trovare la forza di lanciare un sguardo rovente al suo avversario. “Ero quasi riuscito ad ucciderti, figlio del demonio...” riuscì a gracchiare con voce colma di disprezzo. Raymond strinse più forte la gola del domenicano. Il vuoto nella sua anima si risvegliò al pieno della sua furia.&lt;br /&gt;L'inquisitore cercava di mostrarsi forte, ma sotto l'odore di cera da candele ed inchiostro, Raymond sentiva il puzzo acre della sua paura, un odore che un tempo l'avrebbe disgustato, ma che ora lo inebriava. Solo e senza guardie, Aymeric era indifeso. Era la sua preda. La fame era ormai così forte da fargli girare la testa, era troppo tempo che non si nutriva.&lt;br /&gt;Aymeric, da quel viscido serpente che era, se ne accorse e ne approfittò per cercare di prendere qualcosa nascosto tra le pieghe del saio bianco e nero. Ringhiando, Raymond gli fece sbattere la testa contro il muro abbastanza forte da lasciare una macchia insanguinata sui mattoni e lui perse la presa. Una fiala di acqua benedetta si ruppe ai suoi piedi.&lt;br /&gt;Raymond spostò lo sguardo dalla fiala infranta all'inquisitore semi-svenuto e sorrise, mettendo in mostra le zanne. “Questo è per Alienor e per i catari che avete impiccato a Limoux.” mormorò.&lt;br /&gt;Il sangue dell'inquisitore era amaro come il fiele per il terrore, ma Raymond lo sorbì fino all'ultima goccia, gustandolo come un vino pregiato, finché non sentì il suo cuore marcio che si fermava. La sensazione del calore e del potere che lo pervadevano fu più forte del solito, abbastanza intensa da farlo accasciare al suolo accanto al cadavere, tremando per l'esaltazione, come un &lt;/span&gt;&lt;i&gt;mujaheddin&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; intossicato di hashish. Accanto a lui Aymeric fissava il soffitto con occhi spenti.&lt;br /&gt;Raymond ridacchiò come se fosse lievemente brillo. Era valsa la pena di aspettare, di digiunare, per gustarsi meglio la vendetta. La sua fame era saziata, il vuoto finalmente riempito. Si sentiva in pace, ma per quanto?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="zemanta-pixie"&gt;&lt;img alt="" class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=cc60b464-618d-8309-ab64-d63721c89dae" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-8098987227792466762?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/8098987227792466762/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=8098987227792466762' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/8098987227792466762'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/8098987227792466762'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2010/01/spin-off-il-sapore-della-vendetta.html' title='Spin-off - Il sapore della vendetta'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-4017921850090067635</id><published>2009-12-29T16:06:00.003+01:00</published><updated>2010-02-24T21:36:38.906+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elias'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spin-off'/><title type='text'>Spin- off - Train de mort</title><content type='html'>&lt;div xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml"&gt;&lt;style type="text/css"&gt;    &lt;/style&gt; &lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;small&gt;&lt;span style="font-family: sans-serif;"&gt;&lt;big&gt;Quando era giovane, il treno era un simbolo di libertà, una macchina fantastica che accorciava le distanze e avvicinava i popoli.&lt;/big&gt;&lt;/span&gt;&lt;/small&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;small&gt;&lt;span style="font-family: sans-serif;"&gt;&lt;big&gt;Ricordava il primo viaggio che aveva fatto da solo a quindici anni nel 1915. Suo padre l'aveva accompagnato con il suo &lt;i&gt;fiacker&lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt; fino alla stazione di Vienna, fra mille raccomandazioni, e lui era partito con il suo zaino e il suo violino alla volta di Praga, per andare a seguire le lezioni di un famoso concertista.&lt;br /&gt;I suoi coetanei ricordavano anche un altro treno, il convoglio militare che a 18 anni li aveva portati sull'Altopiano a sparare a dei poveracci italiani e a morire come mosche. All'epoca, lui aveva preso la tisi ed era stato scartato alla visita di leva. Sembrava messo male, ma sua madre lo aveva spedito da dei parenti in Croazia, in un paesino minuscolo affacciato sul mare, e alla fine era guarito.&lt;br /&gt;C'erano stati altri viaggi per lui. Nel '32 era partito verso la Spagna, per conto del suo giornale, a seguire le vicende della neonata repubblica. La transizione da giornalista d'assalto a miliziano era stata facile: in un batter d'occhio si era ritrovato sulle barricate con un'arma in mano, a sparare addosso ai franchisti, insieme ai compagni delle Brigate Internazionali. Aveva scoperto di avere un certo talento per le armi, tanto che alcuni compagni avevano preso a soprannominarlo “il Virtuoso”.&lt;br /&gt;Era sempre stato comunista, e l'ideale sarebbe rimasto nel suo cuore fino alla fine della sua vita, più del ricordo di qualunque amore, ma si era disamorato della sua applicazione reale. Che senso aveva combattersi all'interno della stessa fazione, fra comunisti, socialisti e anarchici? Che vantaggio ne aveva potuto trarre Stalin? La Spagna era persa, dopo tutti gli sforzi e il sangue versato. Come amava dire un suo compagno, Aiace, un italiano anarchico e veterano di guerra: “Se noi siamo divisi, vince il padrone.”, ed era esattamente quello che era successo.&lt;br /&gt;Un treno l'aveva riportato in Francia, nella notte, insieme a tutti gli altri reduci, un treno pieno di tristezza. Come era diverso dai treni della partenza, pieni di canzoni ed entusiasmo... Erano partiti giovani e pieni di vita e tornavano vecchi e morti dentro. Molti suoi compagni si erano suicidati.&lt;br /&gt;Ed in Francia erano stati trattati come spazzatura, un detrito della marea montante della storia, un imbarazzo. Era riuscito a malapena a rimanere fuori dalle istituzioni per reduci ed era rientrato a Cracovia tramite l'aiuto di amici e parenti. Sua madre e suo padre erano fuggiti da Vienna dopo l'Anschluss e lo aspettavano lì. La pace era durata pochissimo, per lui non era forse nemmeno iniziata.&lt;br /&gt;Quando la Polonia era stata invasa, aveva lasciato i genitori a Varsavia ed era partito per la foresta con un gruppo di compagni, per unirsi alle&lt;/span&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;span style="font-style: normal;"&gt;forze di resistenza polacche, lui che si era sempre considerato austro-ungarico.&lt;/span&gt;&lt;/big&gt;&lt;/span&gt;&lt;/small&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;small&gt;&lt;span style="font-family: sans-serif;"&gt;&lt;big&gt;Elias Rabinovitch, al secolo Ephrahim Reiziger, ebreo e comunista, sospirò e spense nel fango la sua sigaretta arrotolata a mano. Accoccolato in un fosso, nel fango, aspettava con i suoi compagni l'arrivo del treno. Ironico come adesso i treni fossero diventati uno strumento di oppressione e di morte. Treni con vagoni piombati portavano centinaia di migliaia di persone nei campi e treni militari blindati portavano in giro i nazi a massacrare i civili.&lt;/big&gt;&lt;/span&gt;&lt;/small&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: sans-serif;"&gt;Il treno che stavano aspettando era uno di questi. E loro lo avrebbero fermato, con tre cariche di esplosivo e una buona dose di fortuna.&lt;br /&gt;Anche con il favore della notte, era un'impresa disperata. Tutti i suoi uomini erano volontari, li aveva scelti uno per uno tra quelli che non avevano più niente da perdere, esattamente come lui.&lt;br /&gt;“Sta arrivando” disse il piccolo Vojcek, di appena 16 anni, orecchio incollato a terra come nella migliore tradizione dei film western.&lt;br /&gt;Elias sorrise e fischiò.&lt;br /&gt;Marek e Mordechai, appostati lungo i binari ad un miglio di distanza l'uno dall'altro, piazzarono le cariche e srotolarono le micce, correndo piegati in due fino alla sicurezza del fosso.&lt;br /&gt;“A posto, capo.” bisbigliò Marek.&lt;br /&gt;Scese il silenzio. Gli uomini del piccolo commando di Elias attesero immobili nonostante il freddo e l'umidità che si insinuava nei vestiti, mentre il rumore del treno che arrivava si faceva sempre più forte in lontananza.&lt;br /&gt;Infine il treno apparve da dietro la curva. Elias attese che l'ultimo vagone superasse il palo che avevano usato come riferimento e diede il segnale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: sans-serif;"&gt;Mordechai e Marek azionarono il detonatore, distruggendo i binari prima e dopo il treno.&lt;br /&gt;L'esplosione catapultò pezzi di binario, traversine e zolle di terra per un raggio di diverse centinaia di metri. Ottimo esplosivo, pensò Elias, dono di Karol, che lavorava in miniera e di queste cose se ne intendeva.&lt;br /&gt;Attese che la maggior parte dei detriti cadesse a terra e poi saltò fuori dal fosso imbracciando il fucile. I suoi uomini lo imitarono, urlando come indemoniati e sparando. Elias aveva comandato fuoco a volontà. Contrariamente alle abitudini, non era il caso di risparmiare munizioni.&lt;br /&gt;Dovevano far credere al nemico di essere molti di più di quanti in realtà non fossero e tenere l'attenzione e il fuoco concentrati su di loro, in modo che dall'altro lato del treno Janos avesse tempo di piazzare e fare esplodere anche la terza carica, la più grossa.&lt;br /&gt;La fortuna sembrava essere dalla loro, per il momento. La motrice del treno non era riuscita a fermarsi in seguito all'esplosione ed era deragliata, trascinandosi dietro un paio di vagoni. Al momento giaceva di traverso sui binari, contorta e fumante. Nessuno dei soldati tedeschi aveva ancora iniziato a rispondere al fuoco.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: sans-serif;"&gt;Elias sapeva che dovevano resistere solo qualche minuto, solo il tempo necessario perché Janos piazzasse la carica, tornasse al sicuro e azionasse il detonatore. Due o tre minuti, cinque al massimo.&lt;br /&gt;Dopo circa un minuto e mezzo (mentre sparava Elias teneva il tempo canticchiando un valzer) iniziarono a fischiare i primi proiettili nella loro direzione. I tedeschi dei vagoni ancora in piedi sparavano attraverso i finestrini. Elias si gettò di nuovo nel fosso con un'imprecazione e ricaricò il fucile, strisciando per spostarsi un po' più verso la testa del treno e dare ai compagni un po' di respiro per ricaricare. Vojcek come sempre lo seguì. Sentendo le pallottole che arrivavano da un'altra direzione, i tedeschi concentrarono il fuoco su di loro, come previsto.&lt;br /&gt;Vojcek sorrideva come un matto apparendo e sparendo dalla vista dietro il bordo del fosso come uno degli animaletti di quei giochi da luna park, e sparando un caricatore dietro l'altro, apparentemente invulnerabile, come Gavroche, mentre tutto intorno le pallottole sibilavano a casaccio, strappando pezzettini di terra attorno alla loro posizione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: sans-serif;"&gt;Ad un certo punto - “quasi quattro minuti, che accidenti sta facendo Janos?!” imprecò sottovoce Elias - si avvertì un'esplosione, troppo piccola però per essere la terza carica. Qualche secondo e se ne sentì una seconda e poi una terza. “Shlomo sta lanciando le nostre ultime granate!” avvertì Vojcek. Elias ringhiò. Dannato rabbino pazzo, sarebbe stato difficile procurarsi altre granate di questi tempi, pensò con stizza. Si sollevò di nuovo per sparare l'ennesimo caricatore, pensando che se Janos ci avesse  messo altri due minuti, le munizioni sarebbero finite e gli sarebbe toccato comandare la ritirata. Elias odiava lasciare i lavori a metà.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: sans-serif;"&gt;Ebbe appena il tempo di sparare due colpi, poi il treno saltò per aria. Elias fu scagliato con violenza nel fosso e, per una volta, benedisse il fango che per mesi li aveva tormentati. Senza la sua presenza ad attutire il colpo, probabilmente si sarebbe rotto qualche osso nell'impatto. Poco più in là, un pezzo di lamiera fumante si infisse con violenza tremenda nel terreno. Elias sperava caldamente che tutti i suoi uomini fossero riusciti a mettersi al riparo in tempo...&lt;br /&gt;Dopo pochi secondi ci fu un'altra esplosione e il cielo si arrossò quando la caldaia del treno scoppiò per il calore. L'odore di gasolio in fiamme era quasi nauseante.&lt;br /&gt;Elias sogghignò. Difficilmente qualcosa sarebbe uscito vivo da quel dannato treno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="zemanta-pixie"&gt;&lt;img alt="" class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=c73a7988-e99e-88df-9020-25fb9a33e7d9" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-4017921850090067635?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/4017921850090067635/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=4017921850090067635' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/4017921850090067635'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/4017921850090067635'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2009/12/spin-off-train-de-mort.html' title='Spin- off - Train de mort'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-7778419262505577058</id><published>2009-12-29T16:01:00.002+01:00</published><updated>2010-01-06T18:47:03.555+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spin-off'/><title type='text'>Spin-off - Manifestazione</title><content type='html'>&lt;div xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml"&gt;&lt;style type="text/css"&gt;    &lt;/style&gt; &lt;br /&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: white;"&gt;Il corteo aveva attraversato la città al tramonto, come un serpente multicolore e molto arrabbiato. Le vie erano quasi deserte: ovunque negozi chiusi con assi di legno, finestre sprangate, transenne e polizia  in assetto antisommossa, in attesa lungo il percorso.&lt;br /&gt;Delfi sembrava ostile e chiusa, ma solo perché la gente era quasi tutta lì in corteo, attivisti locali, che avevano pianificato il percorso fino alla sede del summit tenendo conto delle eventuali vie di fuga. La polizia in Grecia era famosa per il trattamento riservato agli attivisti per i diritti civili. Sarebbe bastata la minima provocazione per scatenare attacchi con gli idranti e lanci di lacrimogeni, e se nel caos fosse risultato che qualche proiettile alla fin fine non era di gomma ma d'argento, la colpa sarebbe stata comunque scaricata sui provocatori. Per questo l'ordine di non distruggere niente questa volta era stato tassativo.&lt;br /&gt;La testa del corteo era occupata da un enorme striscione bianco e rosso, sorretto da un gruppo di folletti daktyloi e centauri dai volti solenni.  “ORA UCCIDETECI TUTTI” c'era scritto in greco e inglese.&lt;br /&gt;Un gruppo di sidhe dipinti di blu suonava una marcia ipnotica con cornamuse, tamburi e violini, fianco a fianco con alcuni studenti dell'università di Atene che gridavano “Eleutheria, Isonomia, Parrhesia!”.&lt;br /&gt;Poco più indietro l'associazione dei lavoratori coboldi inalberava una foresta di cartelli neri: su ciascuno c'era il nome di una fabbrica che teneva comportamenti discriminatori verso le persone non umane.&lt;br /&gt;Ai margini del corteo alcuni ragazzi e ragazze attaccavano manifesti e distribuivano volantini ciclostilati in diverse lingue sull'emancipazione e l'integrazione delle popolazioni non umane.&lt;br /&gt;Ancora più avanti, gli angeli custodi del corteo, armati di walkie-talkie e scudi di plexiglas, avrebbero sostenuto per primi l'impatto delle cariche per permettere al resto del corteo di ripiegare su una via alternativa.&lt;br /&gt;C'era nervosismo nell'aria, forse anche paura, ma dominavano rabbia e determinazione.&lt;br /&gt;L'occasione era propizia: la risoluzione, scritta da Irlanda e Francia, era perfetta. Se solo Grecia, Germania e Inghilterra non avessero opposto il veto...&lt;br /&gt;La speranza c'era, ma era cauta e mitigata dal timore che, pur di far firmare gli ultimi tre paesi, si sarebbe scesi a compromessi inaccettabili.&lt;br /&gt;Per questo erano lì, giovani e meno giovani, di ogni specie, nazione e credo: avrebbero piantato le tende davanti alla sede del summit e non se ne sarebbero andati finché la risoluzione sui diritti delle persone non umane non fosse stata firmata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0cm;"&gt;&lt;span style="color: white;"&gt;Lo spiazzo davanti al palazzo del governo magico Greco sembrava immenso nelle cartoline, ma bastava a malapena per accogliere tutto quel popolo multiculturale e colorato.&lt;br /&gt;Si erano seduti tutti per terra, e avevano iniziato a far girare bottiglie di vino e di birra e altri generi di conforto. In un angolo della piazza  era stato montato una specie di palco, da cui parlavano i delegati, eletti dal movimento nei mesi precedenti, che stavano trattando per essere ammessi al summit. &lt;br /&gt;“Le trattative si protraggono, non ci vogliono far entrare, perché hanno paura. Ma noi siamo stufi di subire. Non vogliamo tolleranza, perché tolleranza implica una concessione di un soggetto superiore ad uno inferiore. Noi vogliamo pari diritti e pari dignità!” diceva un goblin dalla pelle verde acceso. Era basso e rachitico ma aveva una voce possente e un'incrollabile fiducia nelle sue idee.&lt;br /&gt;Dopo di lui prese il microfono un ragazzo bruno con le corna e un anello al naso che indossava la maglietta dell'associazione Romolo &amp;amp; Remo per i diritti del mutantropi. “Scusate l'intrusione, gente. Non sono un delegato, ma vi chiedo solo di guardare tutti là...” disse, indicando un condominio dirimpetto al palazzo del governo e sogghignando, e saltò giù dal palco.&lt;br /&gt;C'era gente sul tetto del condominio indicato dallo sconosciuto e nel giro di qualche secondo la facciata fu ricoperta da uno striscione gigante. Le foto dei ragazzi morti nell'ultimo anno in manifestazione sorridevano al di sopra della scritta “CHI SONO I VERI MOSTRI?”, grandi abbastanza da essere visibili dai politici in riunione.&lt;br /&gt;Dalla piazza si levò un immenso clamore, alcuni si alzarono in piedi agitando i pugni verso la polizia e poi qualcuno fece partire un coro, che si propagò a tutta la piazza: “VOGLIAMO DIRITTI, CI DATE POLIZIA! È QUESTA LA VOSTRA DEMOCRAZIA?!”&lt;br /&gt;Le trattative si sbloccarono quasi istantaneamente e i delegati del movimento entrarono a testa alta nel palazzo del governo. L'attesa fu lunga e snervante, ma nessuno si mosse, nemmeno in seguito alle pressioni della polizia, nemmeno quando gli agenti iniziarono a radunarsi ad un capo della piazza agitando gli sfollagente. Sul palco improvvisato si alternavano discorsi politici e gruppi musicali. “Andremo avanti tutta la notte se necessario!”, “Noi di qui non ce ne andiamo!”, “Forza ragazzi, siamo ad un passo dal traguardo!” ribadivano dal microfono.&lt;br /&gt;Verso le due di notte, il portone del palazzo del governo si aprì. &lt;br /&gt;Una dei delegati, un'arpia, volò fuori e si appollaiò sulla cancellata.&lt;br /&gt;“Hanno firmato!” esclamò, alzando il pugno al cielo, e la piazza esplose di gioia, musica e grida.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="zemanta-pixie"&gt;&lt;img alt="" class="zemanta-pixie-img" src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=5d45a9b9-c73d-8a33-89f7-2db93135420a" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-7778419262505577058?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/7778419262505577058/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=7778419262505577058' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/7778419262505577058'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/7778419262505577058'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2009/12/manifestazione.html' title='Spin-off - Manifestazione'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-1714667086912780040</id><published>2009-06-15T20:09:00.001+02:00</published><updated>2009-06-15T20:09:18.553+02:00</updated><title type='text'>Il Portale (Episodio 2.6.3)</title><content type='html'>&lt;div xmlns='http://www.w3.org/1999/xhtml'&gt;&lt;style type='text/css'&gt; 	 	&lt;/style&gt; &lt;p lang='it-IT' style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;Lykos si fiondò nel dipartimento a tutta velocità.&lt;br/&gt;Nell'ufficio c'era un caos davvero notevole: gli agenti si stavano armando in assetto da guerra e il capitano Narwa stava sbraitando al telefono con la gente del Servizio Portali.&lt;br/&gt;La voce dell'elfo, abitualmente calmo e controllato, era così alta che Lykos riusciva a sentire esattamente cosa stava dicendo (ed in gran parte erano cose irriferibili) anche attraverso il vetro dell'ufficio e al di sopra del rumore dei suoi colleghi.&lt;br/&gt;Alle sue spalle, anche Arsinoe fece il suo ingresso nella stanza.&lt;br/&gt;Il licantropo si infilò rapidamente il giubbotto antiproiettile, tenendo sempre d'occhio il capo, e affibbiò attorno alla vita il cinturone con la pistola d'ordinanza.&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang='it-IT' style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;Non che la avesse mai usata molto durante gli ormai cinque anni che aveva passato al DCS, ma era obbligatorio portarsela dietro.&lt;br/&gt;Narwa riattaccò violentemente il telefono e uscì dall'ufficio ancora piuttosto alterato e armato di tutto punto.&lt;br/&gt;“Svetlana, chiama giù quelli della morgue e digli di preparare i furgoni e svegliare Von Marinovic, ho appena sentito i soccorritori: è brutta.”&lt;br/&gt;La ninfa dai capelli azzurri annuì con decisione e si attaccò al telefono, componendo l'interno dell'obitorio.&lt;br/&gt;Dopo una breve e brusca conversazione, Svetlana riattaccò e fece un segno positivo al capitano. &lt;br/&gt;“Qualcuno chiami Mark sul cellulare e gli dica di mandare una squadra sulla nostra scena.  - ordinò Narwa – Ci muoviamo.”&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang='it-IT' style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;&lt;br/&gt;Gli uomini del DCS uscirono dall'edificio e corsero verso la struttura di fronte, dove si trovava la squadra di maghi addetta all'apertura di portali.&lt;br/&gt;L'edificio era poco più di un capannone all'apparenza, ma ospitava un cerchio di potere che consentiva di aprire portali stabilizzati, cioè sicuri, e maghi esperti, in grado di aprirli.&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang='it-IT' style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;Senza un cerchio di potere si potevano comunque aprire dei portali, disponendo di un adeguato livello di energia magica, ma era considerata una pratica come minimo rischiosa. &lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang='it-IT' style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;C'erano molte cose che potevano andare storte in un portale estemporaneo: per prima cosa il portale, altamente instabile, avrebbe potuto chiudersi all'improvviso scagliando in luoghi ignoti i malcapitati utilizzatori oppure qualcun altro, o meglio qualcos'altro, avrebbe potuto sfruttare il varco per entrare nel mondo, se la destinazione non fosse stata correttamente specificata.&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang='it-IT' style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;Per questo ed altri motivi, dopo una serie di incidenti piuttosto sanguinosi, la Comunità Magica Europea aveva deciso di vietare l'apertura di portali estemporanei.&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;br/&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang='it-IT' style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;Le squadre del DCS non erano sparse su tutto il territorio, ma concentrate nelle caserme principali, il che rendeva pressoché obbligatorio servirsi di portali per raggiungere le scene del crimine più distanti.&lt;br/&gt;Di solito si raccattava tutto l'equipaggiamento e ci si infilava in un portale fino alla più vicina stazione della PME e da lì si prendeva in prestito un furgone per arrivare sulla scena del crimine, a meno che non fosse in un posto perso in mezzo al nulla.&lt;br/&gt;In questo caso il personale del Servizio Portali, chiamati amichevolmente Apriporte, dovevano aprire una via di accesso diretta alla scena del crimine.&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang='it-IT' style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;Il lavoro di Apriporte era uno dei più tecnicamente e concettualmente complessi della PME ma era molto ben remunerato.&lt;br/&gt;Ci volevano da sei a dieci persone per tenere aperto un portale sufficientemente grande e stabile per far passare una squadra intera, ed era un lavoro drenante, tuttavia questo non dava il diritto agli Apriporte di sentirsi più importanti di tutto il resto della PME. &lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang='it-IT' style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;Tuttavia, gli uomini del Servizio Portali di Scwartzwald erano dei gran coglioni, sempre pronti ad appigliarsi al regolamento per fare difficoltà agli agenti anche in casi di assoluta emergenza, come questo.&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang='it-IT' style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;&lt;br/&gt;Narwa stava discutendo con il responsabile del portale, cercando di convincerlo di aprire la porta nelle dirette vicinanze della zona calda.&lt;br/&gt;Ovviamente, siccome aprire portali tra due cerchi era molto più facile, il responsabile del Servizio Portali stava facendo resistenza.&lt;br/&gt;“Sentimi bene, Krauss. È un'emergenza, capisci?” sibilò, piuttosto irritato.&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;“&lt;/font&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;&lt;span lang='it-IT'&gt;Ho le mani legate, mi dispiace. - rispose l'Apriporte, un uomo piuttosto giovane che sembrava più uno studioso di fisica che un poliziotto – Il regolamento dice chiaramente che, se c'è una caserma nelle vicinanze, il portale deve essere diretto lì.”&lt;br/&gt;“Salvo-casi-di provata-emergenza.” scandì Narwa, come se stesse parlando con un bambino un po' duro di comprendonio.&lt;br/&gt;“La bomba è già scoppiata, che fretta vuoi che ci sia?” replicò Krauss con un certo grado di irritante noncuranza.&lt;/span&gt;&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang='it-IT' style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;Narwa diventò così rosso di rabbia che le cicatrici del suo recente incidente risaltavano biancastre e inquietanti.&lt;br/&gt;Strinse i pugni e si rivolse minacciosamente al suo interlocutore. “Ascoltami bene, Krauss. Ne ho abbastanza del tuo atteggiamento. Ora tu apri questo portale oppure farò un rapporto sul tuo conto per intralcio alle operazioni di polizia così lungo che, se ti sospendono quanto basta per leggerlo, fai in tempo a finire in bancarotta. Mi hai capito?” l'elfo non stava urlando ma si capiva perfettamente che faceva sul serio e che avrebbe portato a compimento la sua minaccia.&lt;br/&gt;“Va bene, va bene. Lo apro, ma sotto la tua responsabilità, elfo.” Krauss fece retromarcia, non gradiva avere problemi dagli affari interni.&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;“&lt;/font&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;&lt;span lang='it-IT'&gt;Perfetto.” disse recisamente il capitano, voltando le spalle all'uomo. La conversazione, per quello che lo concerneva, era da considerarsi conclusa.&lt;/span&gt;&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;br/&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;“&lt;/font&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;&lt;span lang='it-IT'&gt;Capitano! - chiamò Lucy, una agente di origini anglo-nipponiche – C'è qui Mark della scientifica al telefono. Chiede le coordinate della scena del crimine.”&lt;/span&gt;&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font face='Times New Roman, serif'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;&lt;span lang='it-IT'&gt;«&lt;/span&gt;&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;&lt;span lang='it-IT'&gt;Le coordinate... - riflettè Narwa – Quel ragazzo non ha ancora perso certi modi di dire militari, nonostante tutto l'impegno che ci mette a dimenticare.&lt;/span&gt;&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font face='Times New Roman, serif'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;&lt;span lang='it-IT'&gt;»&lt;/span&gt;&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;&lt;span lang='it-IT'&gt;&lt;br/&gt;“Passamelo, che gli spiego come arrivarci.” rispose l'elfo, allungando una mano per prendere il cellulare.&lt;/span&gt;&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang='it-IT' style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;L'agente annuì e cedette l'apparecchio.&lt;br/&gt;“Mark? Sono Narwa.” la ricezione, come sempre vicino ai forti campi magici era piuttosto disturbata.&lt;br/&gt;“Hey, Capitano!” Nonostante le scariche la voce del responsabile della scientifica sembrava strana, un po' strascicata forse.&lt;br/&gt;“Tutto bene?” chiese Narwa.&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;“&lt;/font&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;&lt;span lang='it-IT'&gt;Ho avuto un piccolo incidente prima, ma niente di grave.” rispose Mark con un accenno di risatina.&lt;br/&gt;L'elfo conosceva Mark abbastanza da sapere che 'piccolo incidente' era un eufemismo per dire che non era scoppiato niente, stavolta.&lt;br/&gt;Scosse la testa, se Mark aveva avuto un 'piccolo incidente' con ogni probabilità era ormai sotto effetto di marijuana o di quello strano intruglio chimico che serviva a mettere un freno ai suoi poteri psichici.&lt;br/&gt;“Sei sicuro di essere in condizioni di dare una mano?” domandò.&lt;br/&gt;“Certo.” Gli addetti al portale avevano cominciato a cantilenare il rituale di apertura del portale e le scariche stavano peggiorando, ma Narwa riuscì benissimo a percepire l'irritazione nel tono dello scienziato.&lt;br/&gt;“Va bene. – tagliò corto – Non ho molto tempo per spiegarti, perché stanno già aprendo il portale, quindi apri le orecchie. La scena del crimine è la sede dell'associazione Romolo&amp;amp;Remo, nel quartiere universitario del Luogo Nascosto di Freiburg, ok?”&lt;/span&gt;&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;“&lt;/font&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;&lt;span lang='it-IT'&gt;Ricevuto, Capitano. So come arrivarci.” disse Mark.&lt;br/&gt;“Il capo della Omicidi ha detto che sul posto c'è già la scientifica locale, ma voglio che tu venga a vedere il casino prima che loro ci mettano le mani sopra.” spiegò l'elfo, alzando la voce per farsi sentire al di sopra del rumore bianco.&lt;br/&gt;“Ci mancherebbe! - si infervorò Mark – Mando a chiamare gli esperti di esplosivi. Saremo lì in 45 minuti, passo e chiudo. Non fategli toccare niente.”&lt;br/&gt;Narwa chiuse la conversazione e lanciò il cellulare alla sua legittima proprietaria, che lo presa al volo con sicurezza.&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;br/&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang='it-IT' style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;La cantilena degli Apriporte continuava a salire di volume, pur mantenendo il suo ritmo monotono e ormai si poteva percepire l'energia che si accumulava ronzando nei simboli che componevano il portale.&lt;br/&gt;Arsinoe aveva già visto dei cerchi di potere e riteneva che, esteticamente parlando, questo non fosse decisamente uno dei migliori, ma sicuramente era grosso.&lt;br/&gt;Era scarno e funzionale, con i simboli incisi direttamente sul cemento della parete del capannone e messi in risalto da un po' di vernice scura, niente di paragonabile ad alcuni cerchi antichi che aveva visto in Irlanda e in Egitto, in cui ogni simbolo era una piccola opera d'arte che aveva richiesto le attenzioni di un maestro scultore.&lt;br/&gt;Arsinoe aveva anche visto aprire un paio di portali, cose da poco che potevano trasportare al massimo tre o quattro persone alla volta. &lt;br/&gt;Aprire i portali non era una scienza esatta, le avevano detto, più un'arte dalle sottili sfumature, ma se c'era un minimo di proporzionalità nel livello di potere necessario, il portale che si stava per aprire avrebbe potuto trasportare facilmente una quarantina di persone contemporaneamente, e questo era decisamente impressionante.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;I simboli del cerchio iniziarono a risplendere di rosso e la cantilena salì ancora di tono e si fece più incalzante.&lt;br/&gt;Tutti nel salone percepirono il potere che si addensava nell'aria e i simboli iniziarono a brillare di arancione, poi giallo splendente, per stabilizzarsi su un bianco-azzurro incandescente.&lt;br/&gt;Arsinoe distolse lo sguardo, poi decise saggiamente di chiudere direttamente gli occhi, grata che i suoi occhi non fossero così sensibili alla luce come quelli di suo padre, altrimenti si sarebbe ritrovata con una congiuntivite allucinante.&lt;br/&gt;Si coprì gli occhi con una mano ma la curiosità ebbe il sopravvento e non poté resistere alla tentazione di sbirciare tra le dita semiaperte.&lt;br/&gt;Un punto di luce ugualmente biancastra e folgorante apparve nel bel mezzo del cerchio e crebbe espandendosi e vorticando fino a lambirne i confini.&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang='it-IT' style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;Per qualche istante rimase increspato e vorticoso, come uno specchio d'acqua agitato,  poi ribollì ed esplose all'esterno come una fontana di luce liquida ed Arsinoe istintivamente fece un passo indietro per non bagnarsi, sentendosi molto stupida nel farlo.&lt;br/&gt;La luce liquida tutta via non ricadde al suolo ma semplicemente si dissolse  a mezz'aria, lasciandosi dietro una superficie perfettamente liscia e immota all'interno del cerchio.&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;br/&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang='it-IT' style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;Krauss si asciugò il sudore dalla fronte con un fazzoletto e ghignò soddisfatto. Anche se non aveva avuto nessuna voglia di aprirlo inizialmente, non poteva negare che si trattasse di un portale aperto a regola d'arte. &lt;br/&gt;I portali ancorati da un lato solo erano senza dubbio i più complessi.&lt;br/&gt;“Non c'è che dire, è venuto proprio bene.” commentò, a voce abbastanza alta perché anche l'elfo sfregiato e attaccabrighe potesse sentirlo.&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p lang='it-IT' style='margin-bottom: 0cm;'&gt;&lt;small&gt;&lt;font color='#ffffff'&gt;&lt;font size='3'&gt;&lt;small&gt;&lt;br/&gt;Il capitano Narwa decise di ignorarlo e si voltò verso i suoi uomini.&lt;br/&gt;“Questo portale ci porterà all'imboccatura della via dove si trova la scena del crimine. - spiegò,  la luce azzurrata del portale gettava ombre bizzarre sul suo viso – La zona è presidiata dai nostri ed è considerata sicura, ma voglio che teniate gli occhi aperti e la mano pronta, non sarebbe la prima volta che ci fanno il trucco della doppia bomba.”&lt;br/&gt;Tutti annuirono gravemente.&lt;br/&gt;Narwa gettò loro un'ultima occhiata di approvazione e si voltò verso il portale.&lt;br/&gt;“In marcia.” ordinò, inoltrandosi nella luce bianca.&lt;br/&gt;&lt;/small&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/small&gt;&lt;br/&gt;&lt;/p&gt; &lt;font color='#ffffff'/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-1714667086912780040?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/1714667086912780040/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=1714667086912780040' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/1714667086912780040'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/1714667086912780040'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2009/06/il-portale-episodio-263.html' title='Il Portale (Episodio 2.6.3)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-6513911987953336516</id><published>2009-04-02T21:53:00.002+02:00</published><updated>2009-06-16T19:21:59.574+02:00</updated><title type='text'>Bisogni (Episodio 2.6.2)</title><content type='html'>&lt;div xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml"&gt;&lt;style type="text/css"&gt;    &lt;/style&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#ffffff;"&gt;Alcuni moduli dopo, Lykos decise che se fosse rimasto chiuso in ufficio anche solo un minuto di più, avrebbe sclerato.&lt;br /&gt;Aveva bisogno di prendere una boccata di aria fresca.&lt;br /&gt;Si guardò attorno alla ricerca di qualcuno a cui sbolognare le pratiche che rimanevano.&lt;br /&gt;Accidenti a quelli della squadra di Rebeq, pensò, grazie alla loro uscita alla francese tutto il resto delle identificazioni era toccato a loro.&lt;br /&gt;Ma che cacchio avevano fatto a Tubinga la notte prima?&lt;br /&gt;C'era così tanta gente in commissariato che più che una rissa sembrava un raduno degli Alpini... Mancavano solo la damigiana di vino con il sifone e le salamelle arrosto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti gli agenti erano occupati.&lt;br /&gt;No, non tutti, notò Lykos con soddisfazione.&lt;br /&gt;Beh, Arsinoe non era ancora proprio un agente, essendo solo una tirocinante, però era libera, se ne stava alla scrivania dei novellini a studiare.&lt;br /&gt;L'avevano lasciata in pace, visto che stava preparando l'esame di procedura penale, che bravi ragazzi...&lt;br /&gt;Come facesse a studiare con tutto il casino che c'era in giro era un mistero.&lt;br /&gt;Beh, poco male, tanto ora avrebbe dovuto smettere, ridacchiò il licantropo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Oi! Arsinoe! - esclamò Lykos facendole un cenno con la mano – Mi daresti il cambio qui?”&lt;br /&gt;“Sto studiando!” protestò la ragazza, scostandosi dalla faccia una ciocca di capelli castani.&lt;br /&gt;Lykos le rivolse uno sguardo supplichevole da cucciolo. “Ti prego! Devo assolutamente andare in bagno... Per favore!”&lt;br /&gt;La ragazza sbuffò e alzò gli occhi al cielo, chiudendo il libro con un movimento deciso.&lt;br /&gt;“D'accordo, che devo fare?” chiese Arsinoe avvicinandosi alla scrivania del collega.&lt;br /&gt;“Basta che fai le domande giuste e  compili il modulo. Niente di che...” minimizzò Lykos.&lt;br /&gt;La ragazza si sedette risolutamente davanti al terminale e si scrocchiò le dita. “Non metterci una vita, capito?”&lt;br /&gt;“Promesso!” esclamò il licantropo mentre si dirigeva a passo svelto verso la porta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Lykos non piaceva usare i bagni normali.&lt;br /&gt;Fin dalla prima infanzia, aveva sempre fatto i suoi bisogni all'aperto, nel bosco dietro casa in Grecia.&lt;br /&gt;Doveva marcare il suo territorio in fondo, e poi gli piaceva prendersi il suo tempo.&lt;br /&gt;Sgusciò fuori dal DCS e  infilò le scale che portavano al seminterrato.&lt;br /&gt;Ignorando la porta dell'obitorio (accidenti, quel posto gli metteva veramente i brividi),  si intrufolò nel magazzino e uscì dal retro, nella foresta.&lt;br /&gt;Finalmente fuori!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lykos si sentiva molto meglio ora che era all'aperto, con gli alberi tutto intorno a sé.&lt;br /&gt;Alzò il viso e annusò, l'aria.&lt;br /&gt;Aveva un odore verde, di erba e foglie con dei toni di marrone , di muschio e legno antico, un odore fantastico.&lt;br /&gt;Con un breve ululato di gioia, il licantropo si lanciò in una breve corsa tra gli alberi, assaporando il suo fugace momento di libertà.&lt;br /&gt;Dopo una breve ricerca, trovò un albero che gli sembrava adatto e, soprattutto, simpatico.&lt;br /&gt;In un bagno di piastrelle e ceramica, chiuso da una porta di legno sottile l'atto non era così soddisfacente, pensava mentre innaffiava allegramente il sottobosco.&lt;br /&gt;L'ambiente era troppo impersonale e claustrofobico, giudicò.&lt;br /&gt;A scuola e all'accademia di polizia, si era sempre dovuto adattare ad usare dei bagni normali, suo malgrado.&lt;br /&gt;Doveva mantenere una parvenza di normalità agli occhi del mondo, soprattutto quando ancora non era entrato in vigore il Protocollo di Tara.&lt;br /&gt;Accidenti, erano proprio dei tempi di merda prima di Tara: i suoi avevano dovuto fare cose pazze per farlo andare ad una scuola normale.&lt;br /&gt;Speravano che il loro primo figlio, cioè lui, sarebbe stato il primo laureato in famiglia, poveracci.&lt;br /&gt;Ovviamente non ce l'aveva fatta: aveva a malapena finito il liceo, cosa che gli era costata uno sforzo notevole.&lt;br /&gt;Stare seduto per tutte quelle ore ad un banco, soprattutto quando fuori c'era il sole, era stata una vera tortura, che lui aveva accettato riluttante per non deludere i suoi vecchi.&lt;br /&gt;Era uscito dal liceo un anno in ritardo e con dei voti non certo brillanti e poi si era arruolato in polizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seguendo il flusso dei suoi pensieri, Lykos cambiò albero.&lt;br /&gt;Non serviva farla contro un albero solo, bisognava delimitare il territorio e servivano almeno tre alberi.&lt;br /&gt;Era un affare complicato, che richiedeva un certo autocontrollo.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#ffffff;"&gt;Entrare al DCS era stata la fortuna della sua vita, lì sapevano valorizzare un lupo mannaro nel pieno delle sue forze, di un lupo mannaro che era nato e cresciuto come tale e che sapeva esattamente cosa farsene dei sensi iper-sviluppati e  della forza inumana.&lt;br /&gt;Lì gli permettevano di essere il cacciatore perfetto che in effetti era.&lt;br /&gt;Era valsa tutta la pena di studiare e prepararsi fisicamente per le selezioni.&lt;br /&gt;Magari non era un alfa nel gruppo e magari non lo sarebbe mai stato, ma apprezzava i suoi superiori: erano dei veri alfa, degni del comando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un rumore di foglie che frusciavano alle sue spalle lo fece smettere a metà dell'opera.&lt;br /&gt;Con una bestemmia sulle labbra, Lykos richiuse i pantaloni e si voltò verso l'intruso ringhiando, certamente un rumore del genere non era stato provocato da una animaletto o dal vento, che peraltro non c'era, infatti era una delle giornate più torride dell'anno.&lt;br /&gt;Alle orecchie di un altro il rumore sarebbe stato impercettibile, ma non alle sue.&lt;br /&gt;Chiunque fosse, era bravo, pensò con un sorrisetto, lasciando che le sue mani si trasformassero, dotandosi di artigli, e i suoi occhi da nocciola si tingessero di giallo.&lt;br /&gt;Da una macchia di alberi sbucò di corsa una trafelatissima Arsinoe, con un'aria molto agitata.&lt;br /&gt;“Non sclerare con me, lupo bello. - protestò la ragazza con un'aria irritata -  C'è un'emergenza, chiamata alle armi.”&lt;br /&gt;Lykos imprecò di nuovo, fine della libertà:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;color:#ffffff;"&gt;Però almeno si partiva in missione, pensò con una punta di senso di colpa: tutte le volte che c'era un po' di movimento voleva dire che era successo qualcosa di abominevole a qualcuno.&lt;br /&gt;“Che accidenti è successo?” domandò, incamminandosi verso il comando, tallonata dalla ragazza.&lt;br /&gt;“Hanno fatto saltare una conferenza alla Romolo e Remo.” rispose Arsinoe, piuttosto amareggiata.&lt;br /&gt;“Cosa?!” esclamò Lykos, furioso, e corse verso la base muovendosi con agilità e sicurezza tra gli alberi, senza curarsi se l'inesperta trainee riuscisse a stargli dietro o meno:&lt;br /&gt;“Bastardi!” ringhiò.&lt;br /&gt;Non andava bene così, avrebbe preferito rimanere in ufficio per settimane piuttosto che sapere che l'associazione più attiva per i diritti dei licantropi era appena esplosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="zemanta-pixie"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;img src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=95f182bf-864d-81a4-8057-6d108412bf70" class="zemanta-pixie-img" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-6513911987953336516?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/6513911987953336516/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=6513911987953336516' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6513911987953336516'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6513911987953336516'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2009/04/bisogni-episodio-262.html' title='Bisogni (Episodio 2.6.2)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-6704573603332766259</id><published>2009-02-13T13:24:00.003+01:00</published><updated>2009-06-16T19:21:07.441+02:00</updated><title type='text'>Attenzione: Lupo frustrato (Episodio 2.6.1)</title><content type='html'>&lt;div style="color: rgb(255, 255, 255);" xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml"&gt;&lt;style type="text/css"&gt;    &lt;/style&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Lykos Aristomachos odiava il lavoro d'ufficio. Lo odiava con tutto il suo cuore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Non era fatto per scaldare una sedia per interi pomeriggi, soprattutto quando fuori brillava il sole e c'erano dei criminali interessanti a cui dare la caccia. E soprattutto quando mancavano solo due giorni alla luna piena...&lt;br /&gt;Lui era un lupo mannaro, programmato dalla Natura per essere un cacciatore senza pari.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;E non era un lupo mannaro qualunque: Lykos non era stato contagiato dalla maledizione in seguito ad un attacco, la licantropia faceva parte di lui fin dalla nascita. La sua stirpe discendeva direttamente da Licaone figlio di Pelasgo, re dell'Arcadia, il primo lupo mannaro della storia della Grecia, maledetto da Zeus nei tempi del mito per aver provato a fare il furbo con le entità sbagliate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nonostante tutto, la sua famiglia ne era testardamente orgogliosa, anche se spesso i tempi erano stati duri per loro.&lt;br /&gt;Per secoli, ad ogni sciagura fortuita e di solito non riconducibile ai Licaonidi, i vicini  avevano assoldato cacciatori esperti per liberarsi di loro e prendersi le loro terre.&lt;br /&gt;La famiglia era sempre riuscita a sopravvivere in un modo o nell'altro.&lt;br /&gt;Seguendo l'esempio del capostipite, che secondo il mito aveva qualcosa come 50 figli, i Licaonidi avevano sempre avuto cucciolate numerose, il che aveva garantito la sopravvivenza di qualcuno per continuare la stirpe anche nei periodi peggiori.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;        &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Rimuginando sul passato rocambolesco della sua famiglia, Lykos compilava svogliatamente i moduli di denuncia a piede libero per la rissa della notte precedente.&lt;br /&gt;Non ne poteva proprio più... Si sentiva come se la sedia fosse piena di spilli: voleva alzarsi e fare qualcosa, qualunque cosa, tranne stare lì.&lt;br /&gt;La giornata era stata uno schifo finora: era stato cazziato da Ines, che non lo filava di striscio nonostante i suoi sforzi più sinceri, poi era venuto il lavoro d'ufficio, e infine la chiamata alle armi era arrivata solo per l'altra squadra.&lt;br /&gt;Lykos si sentiva molto frustrato.&lt;br /&gt;Quasi sperava che uno dei fermati facesse qualche cazzata immane tipo cercare di scappare o cose del genere per potersi sfogare.&lt;br /&gt;Magari dopo il turno di lavoro avrebbe passato un po' di tempo alla sala d'addestramento del comando...&lt;br /&gt;Con un po' di fortuna avrebbe trovato qualcuno disposto a fare una sessione di allenamento con lui.&lt;br /&gt;Con molta fortuna quel qualcuno sarebbe stato Adrian Saint-Clair o Matyàs Drake.&lt;br /&gt;Lykos quasi gongolò alla prospettiva.&lt;br /&gt;Con quei due non avrebbe dovuto contenersi più di tanto e si sarebbe potuto togliere una soddisfazione nel pestarli come uva matura.&lt;br /&gt;Come lo infastidiva che entrambi quei palloni gonfiati avessero avuto una storia con Ines...&lt;br /&gt;Cosa avevano quei due in più di lui? &lt;/span&gt; &lt;/p&gt;     &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;Ehem!” qualcuno si schiarì la voce.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Lykos, distolto bruscamente dai suoi propositi di rivincita, sussultò involontariamente.&lt;br /&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;Scusa se ho interrotto la tua meditazione sui misteri della vita... - lo canzonò Liley, ammanettata alla sedia davanti alla sua scrivania – Ma preferirei uscire da questo cesso di commissariato prima di stanotte, sai com'è.”&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Lykos si produsse in un rosario di bestemmie pagane in greco di notevole lunghezza.&lt;br /&gt;La ragazza non battè ciglio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span lang="it-IT"&gt;Ti sei sfogato?” gli domandò con nonchalanche alla fine.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Lykos le lanciò un'occhiataccia e ringhiò. “Non mi provocare, micetta...”&lt;br /&gt;Di solito i mannari di tipo felino non gli causavano grandi scompensi, ma vicino alla luna piena a volte avvertiva il desiderio irrefrenabile di inseguirli fin sopra un albero, soprattutto quando sfoggiavano la loro flemma gattesca.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Battè rabbiosamente gli ultimi dati sul terminale, rischiando di distruggere la tastiera, ignorando meglio che poteva il sorrisetto della ragazza.&lt;br /&gt;Quanto era irritante...&lt;br /&gt;Diede l'ordine di stampa e attraversò la stanza a grandi passi per recuperare il documento dalla stampante comune.&lt;br /&gt;Tornato alla scrivania, lo sbatté di malagrazia  davanti a Liley insieme ad una bic d'ordinanza tutta rosicchiata e le tolse le manette. “Firma 'sto foglio e sparisci.”&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Liley non se lo fece ripetere due volte e scarabocchiò qualcosa dall'aria vagamente geroglifica, si alzò e si diresse senza una parola alla porta.&lt;br /&gt;Lykos sospirò di sollievo.&lt;br /&gt;La leonessa se ne era andata senza fare più sfoggio del suo irritante umorismo.&lt;br /&gt;Giunta sulla porta Liley si voltò.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; “Sei stato velocissimo. Grazie cucciolotto... - disse con voce suadente – Ti regalerò un osso...” poi sparì veloce come un lampo nell'anticamera.&lt;br /&gt;Lykos, seduto alla scrivania ebbe un breve momento di attonita esitazione.&lt;br /&gt;Cogitò se bestemmiare di nuovo tutti gli dei, ma decise che probabilmente sarebbe stato controproducente, infine optò per guaire disperatamente. La giornata continuava a peggiorare. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Quanto mancava a fine turno?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="zemanta-pixie"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;img src="http://img.zemanta.com/pixy.gif?x-id=ebed51e2-9c68-47d9-8d3b-f8ea21343a0c" class="zemanta-pixie-img" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-6704573603332766259?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/6704573603332766259/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=6704573603332766259' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6704573603332766259'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6704573603332766259'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2009/02/attenzione-lupo-frustrato-episodio-261.html' title='Attenzione: Lupo frustrato (Episodio 2.6.1)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-7973485772332752171</id><published>2008-07-25T23:36:00.004+02:00</published><updated>2009-06-16T19:28:34.302+02:00</updated><title type='text'>Rimedi (Episodio 2.5.8)</title><content type='html'>&lt;style type="text/css"&gt;  &lt;!--   @page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;  &lt;/style&gt;                      &lt;p style="margin-bottom: 0cm; color: rgb(255, 255, 255);" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Kitty e Mark si diressero in cortile, ignorando gli sguardi degli uomini della Squadra Omicidi.&lt;br /&gt;Lo scienziato si lasciò cadere a terra ai piedi delle scale e chiuse gli occhi sospirando.&lt;br /&gt;Kitty gli si avvicinò preoccupata. “ Come va, Mark?”&lt;br /&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Tra poco starò meglio...” cercò di rassicurarla il ragazzo.&lt;br /&gt;Kitty annuì e sorrise, non troppo convinta, ma rassicurante, e si sedette accanto a lui.&lt;br /&gt;La sua aura le faceva pizzicare la pelle. La sensazione non era del tutto spiacevole, comunque.&lt;br /&gt;Notò che Mark aveva ricominciato a respirare profondamente e ritmicamente,  se stesse ,mettendo in pratica una tecnica di meditazione.&lt;br /&gt;L'aura tremolò, ma non si spense.&lt;br /&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Non ce la faccio...” mormorò, con una sfumatura di paura nella voce.&lt;br /&gt;Un brivido percorse la schiena di Kitty. Se il suo capo aveva paura allora la situazione era davvero brutta.&lt;br /&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;C'è qualcosa che posso fare per te?” domandò allarmata.&lt;br /&gt;Mark la guardò dritto negli occhi. I suoi sembravano illuminati dall'interno e anche la sua pelle sembrava luminosa.&lt;br /&gt;Kitty sbarrò gli occhi: non l'aveva mai visto così. Sembrava un angelo, un angelo con i dread viola...&lt;br /&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Non avere paura, Kitty, non ancora...” disse piano.&lt;br /&gt;Infilò una mano in tasca e tirò fuori un pacchetto di sigarette vecchio e sdrucito, che conteneva poche sigarette fatte a mano.&lt;br /&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span  lang="it-IT" style="font-size:100%;"&gt;Ti dispiace se fumo?” domandò.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;No,no...” si affrettò a rispondere la ragazza, scuotendo la testa.&lt;br /&gt;Mark sorrise e accese.&lt;br /&gt;Già dal primo tiro Kitty capì che non erano sigarette. Rivolse uno sguardo allibito al suo capo.&lt;br /&gt;Fumare marijuana non era proibito dalle leggi della Comunità Magica Europea ma non era certo ben visto negli ambienti della polizia.&lt;br /&gt;Va bene che il DCS faceva un po' legge a sé, ma fumare sulla scena di un crimine  era un po' troppo...&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p style="margin-bottom: 0cm; color: rgb(255, 255, 255);" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Dopo i primi tiri, fumati  intensamente e con gli occhi chiusi, Mark riuscì a rilassarsi.&lt;br /&gt;Sentiva che la luce si stava spegnendo da sola.&lt;br /&gt;Svaniva semplicemente e con essa la paura e la rabbia legate ai ricordi della sua infanzia.&lt;br /&gt;Anche questa volta aveva scongiurato il pericolo.&lt;br /&gt;Niente crisi.&lt;br /&gt;I suoi pensieri erano di nuovo lucidi.&lt;br /&gt;Esalò il fumo con intenso sollievo.&lt;br /&gt;Aveva ancora il controllo di sé.&lt;br /&gt;Era libero. E avrebbe lottato fino alla fine per restarlo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;                &lt;p style="margin-bottom: 0cm; color: rgb(255, 255, 255);" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Aprì gli occhi, deciso a finire con calma la sua canna, a godersela prima di tornare al lavoro.&lt;br /&gt;E vide lo sguardo di riprovazione dipinto sul volto di Kitty.&lt;br /&gt;A pensarci bene non era esattamente riprovazione. Più che altro era preoccupata.&lt;br /&gt;Mark ci meditò un secondo. Accidenti... Kitty era preoccupata che qualcuno lo vedesse a fumare e facesse rapporto.&lt;br /&gt;Mark sarebbe stato lieto se la giornata avesse portato solo uno strascico così di poco conto.&lt;br /&gt;Lo scienziato non poté fare a meno di sorridere, nonostante tutto.&lt;br /&gt;Era stato sul punto di scatenare una tempesta telecinetica, c'erano terroristi omicidi in libertà e Kitty si preoccupava per lui.&lt;br /&gt;Vedendolo sorridere, la ragazza si accigliò ancora di più. “Non so cosa ci trovi di tanto divertente. Se ti chiamano in commissione discipliare sono cazzi...”&lt;br /&gt;Davanti al suo cipiglio severo Mark iniziò a ridacchiare, dapprima sommessamente, poi sempre peggio.&lt;br /&gt;Alla fine stava ridendo a crepapelle, piegato in due.&lt;br /&gt;Kitty era allibita e anche un po' irritata. Mark trovava che la sua espressione fosse molto comica in quel frangente.&lt;br /&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Oddio, Kitty... - riuscì ad annaspare – Smettila di guardarmi così...”&lt;br /&gt;Ormai aveva le lacrime agli occhi. La marijuana gli faceva quell'effetto, oltre a scatenargli una fame atroce.&lt;br /&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Così come?” chiese Kitty, ferocemente.&lt;br /&gt;Mark riuscì a smettere di ridere quel tanto che bastava a prodursi in una efficace imitazione della ragazza.&lt;br /&gt;Anche Kitty scoppiò a ridere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;         &lt;p style="margin-bottom: 0cm; color: rgb(255, 255, 255);" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ci volle un  po' prima che i due si calmassero.&lt;br /&gt;Kitty era di nuovo seduta accanto a Mark, entrambi erano accasciati ai piedi del muro.&lt;br /&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Adesso stai meglio?” domandò Kitty, voltandosi verso il suo capo. La luce viola era scomparsa, lasciandolo più umano che mai, spettinato e con gli occhi arrossati.&lt;br /&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Molto meglio... - sospirò Mark, rilassato – Ti ringrazio moltissimo.”&lt;br /&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;E di cosa?” si schermì la ragazza.&lt;br /&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Di non avere avuto paura e di aver riso con me.” rispose Mark alzandosi in piedi.&lt;br /&gt;Le porse una mano per aiutarla. “Andiamo. Il lavoro non è finito.”&lt;br /&gt;Kitty afferrò la mano e si lasciò aiutare.&lt;br /&gt;Si incamminarono su per le scale verso la scena del crimine.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;     &lt;p style="margin-bottom: 0cm; color: rgb(255, 255, 255);" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;A metà strada Mark si voltò verso di lei. Aveva un'espressione risoluta, non sembrava più sperduto come quando erano scesi.&lt;br /&gt;Lo scienziato era riuscito a uscire dalla spirale di ricordi che lo aveva imprigionato e non aveva  intenzione di lasciarsi risucchiare di nuovo dal passato.&lt;br /&gt;Le voci nella sua testa potevano urlare quanto volevano...&lt;br /&gt;Non poteva cambiare quello che era stato per quanto volesse, il futuro però era ancora da scrivere.&lt;br /&gt;E lo avrebbero fatto loro, non quei criminali vigliacchi.&lt;br /&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Non permetteremo che la storia si ripeta.” mormorò.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; color: rgb(255, 255, 255);" lang="it-IT"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-7973485772332752171?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/7973485772332752171/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=7973485772332752171' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/7973485772332752171'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/7973485772332752171'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/07/rimedi-episodio-258.html' title='Rimedi (Episodio 2.5.8)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-5864910049183145049</id><published>2008-06-23T19:44:00.000+02:00</published><updated>2008-06-23T19:45:54.701+02:00</updated><title type='text'>Morte di due allodole (Episodio 2.5.7)</title><content type='html'>Se c’era una cosa che Yarn’ys odiava vedere nel suo lavoro erano I giovani morti di morte violenta. Peggio di così solo I bambini.&lt;br /&gt;Il patologo chiamò a sé Dietrich, il suo assistente, un giovane specializzando in patologia che svolgeva presso di lui il praticantato.&lt;br /&gt;“Che mi diresti di questo, giovanotto?” chiese Yarn’ys. Era la prima volta che il ragazzo assisteva ad un sopralluogo e forse era prematuro includerlo così apertamente, ma Yarn’ys sentiva che tempi duri erano in arrivo. Per quanto gli dispiacesse, era meglio che il ragazzo si facesse il callo da subito.&lt;br /&gt;Il ragazzo sbattè ripetutamente le palpebre e sbiancò, ma riuscì a non svenire e a non vomitare.&lt;br /&gt;“Due vittime – disse con voce flebile ed incerta – Maschio bianco sui vent’anni. Femmina bianca sui quindici.” la sua voce tremò in modo evidente nel pronunciare le ultime parole.&lt;br /&gt;Drake si intromise. “Riteniamo che siano vampiri.”&lt;br /&gt;“Ah,sì? E cosa ve lo fa ritenere?” obiettò il patologo.&lt;br /&gt;“Il modus operandi è quello tipico dei cacciatori di vampiri e poi c’è il biglietto di rivendicazione...” rispose caparbiamente Drake.&lt;br /&gt;Yarn’ys ci pensò su un po’ ed annuì. “È possibile. E comunque un semplice test di laboratorio ce lo confermerà.”&lt;br /&gt;“Non credo che sia necessario...” si intromise un giovanissimo agente del DCS. Fra I suoi lunghi capelli castani c’era una ciocca dorata e I suoi occhi erano spaiati, uno verde erba e uno azzurro cielo.&lt;br /&gt;“E tu chi saresti?” domandò il patologo, spazientito.&lt;br /&gt;“Kimaira, terzo anno di accademia, trainee del DCS.” rispose il ragazzino andando sull’attenti.&lt;br /&gt;“E perché mai pensi di saper fare il mio lavoro meglio di me?”&lt;br /&gt;“Non lo penso affatto, signore. È solo che si dà il caso che io sappia chi sono le vittime.” disse Kimaira con un sorriso.&lt;br /&gt;Yarn’ys si imbarazzò di nuovo. Oggi era proprio una di quelle giornate in cui il suo caratteraccio lo portava ad offendere tutti quelli che aveva attorno.&lt;br /&gt;“Mi dispiace... Erano amici tuoi?”&lt;br /&gt;“No, no. Ero solo andato al loro concerto due settimane fa. – si schermì il ragazzo – Ho fatto bene, direi... Era l’ultimo.” concluse amaramente.&lt;br /&gt;“Chi accidenti erano?” lo incalzò Rebeq.&lt;br /&gt;“Erano Jasper e Jasmine, I cantanti degli Sweet Requiem.” affermò con sicurezza Kimaira.&lt;br /&gt;“Cazzarola!” esclamò Drake, incapace di controllarsi.&lt;br /&gt;I fanatici avevano fatto un colpo grosso.&lt;br /&gt;Tutti sapevano chi erano gli Sweet Requiem. Volenti o nolenti tutti ne avevano prima o poi ascoltato una canzone: erano sempre in alta rotazione sulle principali stazioni radio dei Luoghi Nascosti.&lt;br /&gt;Gli Sweet Requiem erano il fenomeno musicale del momento, acclamati da orde di adolescenti, tuttavia le loro canzoni malinconiche e sdolcinate non erano neppure così male.&lt;br /&gt;“Non sapevo che tu fossi emo, Kimaira!” lo canzonò Adrian.&lt;br /&gt;“Non suonavano emo, loro. Suonavano gothic metal.” ribattè il ragazzo, piccato.&lt;br /&gt;“Ci saranno folle di ragazzine isteriche quando lo si verrà a sapere.” commentò Rebeq.&lt;br /&gt;“Poveri ragazzi... – deplorò invece Yarn’ys, che sembrava aver esaurito la sua dose di aggressività – Suonavano della musica irritante ma non avevano mai fatto male a nessuno.”&lt;br /&gt;“Erano ‘istigatori del demonio’ o qualcosa del genere... – disse amaramente Rebeq – E qualcuno li ha ‘purificati’.”&lt;br /&gt;“ ‘Con la croce e la spada’, come ai cari vecchi tempi...” concluse Drake in tono asciutto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-5864910049183145049?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/5864910049183145049/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=5864910049183145049' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/5864910049183145049'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/5864910049183145049'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/06/morte-di-due-allodole-episodio-257.html' title='Morte di due allodole (Episodio 2.5.7)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-6414141874714446423</id><published>2008-06-23T19:42:00.001+02:00</published><updated>2008-06-23T19:44:42.397+02:00</updated><title type='text'>Nemici comuni (Episodio 2.5.6)</title><content type='html'>Ines cercò di rassicurare Mark. “Va tutto bene, non è successo niente.” gli sussurrò, stringendogli la mano in un gesto impacciato che voleva essere affettuoso.&lt;br /&gt;Yarn’ys, il medico legale del turno di giorno si avvicinò con aria di comando.&lt;br /&gt;“Tutto a posto, ragazzo?” domandò.&lt;br /&gt;Mark liberò la mano da quella di Ines e annuì. “Abbastanza...”&lt;br /&gt;“Allora perché non ti calmi e spegni quella dannata aura?” suggerì rudemente il patologo.&lt;br /&gt;Yarn’ys era un elfo scuro che aveva cominciato la propria carriera come necromante per poi iscriversi a medicina legale all’Imperial College di Londra sotto le mentite spoglie di un rifugiato eritreo. Trattare con I vivi non era una delle sue specialità.&lt;br /&gt;Una fioca luminosità violacea tremolava ancora tutto attorno a Mark, ma almeno gli oggetti avevano smesso di vibrare.&lt;br /&gt;Lo scienziato rivolse un’occhiataccia a Yarn’ys ma seguì comunque il suo consiglio.&lt;br /&gt;Chiuse gli occhi e respirò profondamente, cercando di ritrovare il controllo. Di solito gli bastava concentrarsi e visualizzare delle mura, solide come quelle di un castello, che si innalzavano lentamente a rinchiudere la luce viola che brillava dentro di lui, ma oggi non era in grado di concentrarsi. I suoi pensieri vagavano lungo sentieri che conosceva bene ma odiava dover percorrere.&lt;br /&gt;«Sta succedendo tutto di nuovo...» pensò, ricordando I tempi in cui a volte bastava essere diversi per essere dei bersagli.&lt;br /&gt;Le uniche mura che riusciva a vedere nella sua mente erano quelle piastrellate di bianco del corridoio lungo il quale sua madre se ne era andata.&lt;br /&gt;Aprì gli occhi.&lt;br /&gt;“Non ci riesco.” ammise, desolato.&lt;br /&gt;“Beh, riprovaci, ragazzo. Non puoi mica andare in giro così tutto il giorno.” lo rimbeccò bruscamente Yarn’ys, con un tono da vecchio zio.&lt;br /&gt;Una scintilla di rabbia apparve negli occhi di Mark. “Non è così semplice...” ringhiò, provocando un’altra brusca impennata di potere. Il patologo tuttavia non si fece impressionare e rispose con uno sguardo di sfida.&lt;br /&gt;La cosa poteva mettersi male...&lt;br /&gt;Ines approfittò del casino per spostarsi verso I suoi allibiti colleghi.&lt;br /&gt;Rebeq era forse l’unico che non era allibito ma desolato in tutta la stanza.&lt;br /&gt;Ma Rebeq sapeva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kitty, la fotografa, spinse rudemente da parte il patologo. “Certo che sei proprio un coglione!” gli disse, gettandogli un’occhiata di fuoco.&lt;br /&gt;Afferrò Mark per un braccio e lo trascinò verso la porta. “Andiamo a prendere una boccata d’aria, ti farà bene...”&lt;br /&gt;Lo scienziato gettò un altro sguardo rovente verso Yarn’ys ma si lasciò condurre docilmente.&lt;br /&gt;Rebeq benedisse mentalmente la presenza di spirito della ragazza e trasse un sospiro di sollievo.&lt;br /&gt;“Quel ragazzo dovrebbe imparare a controllarsi... – borbottò il patologo, che in realtà era stato da poco trasferito dall’Inghilterra – Fa sempre così?”&lt;br /&gt;“Non l’aveva mai fatto prima.” replicò Saimir, alquanto scosso.&lt;br /&gt;“Infatti è strano. – confermò Rebeq – Qualcosa deve averlo turbato abbastanza da fargli perdere il controllo.”&lt;br /&gt;Ines raccolse la busta con il biglietto di rivendicazione e gli gettò una rapida occhiata. “Probabilmente questo.” sentenziò, porgendolo al capitano.&lt;br /&gt;Rebeq scorse rapidamente il testo e bestemmiò sottovoce in fiammingo.&lt;br /&gt;Porse la busta al patologo e ne studiò attentamente la reazione. Sul volto d’ebano dell’elfo scuro si dipinse dapprima perplessità, poi rabbia e disgusto.&lt;br /&gt;“È orribile. Disgustoso. Come possono pensare di tornare a com’era prima di Tara? È follia.” disse, trattenendo a stento la rabbia.&lt;br /&gt;Rebeq annuì gravemente. “Molti di noi hanno sofferto all’epoca e ricordano quel periodo come un incubo.” disse, mentre la busta con il messaggio passava di mano in mano.&lt;br /&gt;“Lo era.” confermò Yarn’ys, ripensando ai rischi che aveva corso in quel periodo tutte le volte che era uscito dai territori ancestrali del suo popolo.&lt;br /&gt;“Alcuni hanno incubi più vividi di altri, dottore.” concluse Rebeq. Gettò un’occhiata verso Drake, il quale stava leggendo il messaggio in quel momento. Il suo volto pallido era distorto in un’espressione feroce. Ci fu un istante in cui Rebeq credette di ravvisare una somiglianza tra il suo agente e una persona che aveva conosciuto in passato, ma non riuscì a ricordare esattamente chi.&lt;br /&gt;Yarn’ys assunse un’espressione dispiaciuta. “Che cosa è capitato a quel ragazzo?” chiese, riportando su di sé l’attenzione di Rebeq.&lt;br /&gt;“Non spetta a me divulgarlo, dottore. – rispose il capitano – Diciamo che comunque Mark ha diverse ragioni per essere turbato.”&lt;br /&gt;“Io... – balbettò Yarn’ys, imbarazzato – Mi dispiace molto di averlo ulteriormente innervosito.”&lt;br /&gt;“Ne sono sicuro, dottore... Ora rimettiamoci al lavoro.” assentì Rebeq.&lt;br /&gt;L’elfo scuro annuì e prese la valigetta con I ferri del mestiere.&lt;br /&gt;Doveva fare un buon lavoro.&lt;br /&gt;Quei bastardi andavano fermati.&lt;br /&gt;Al più presto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-6414141874714446423?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/6414141874714446423/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=6414141874714446423' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6414141874714446423'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6414141874714446423'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/06/nemici-comuni-episodio-256.html' title='Nemici comuni (Episodio 2.5.6)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-4532427067290342841</id><published>2008-03-24T23:18:00.001+01:00</published><updated>2008-03-24T23:20:01.273+01:00</updated><title type='text'>Rabbia (Episodio 2.5.6 )</title><content type='html'>Ad ogni parola che leggeva, la rabbia di Mark aumentava, ma non riusciva a smettere di leggere.&lt;br /&gt;Non credeva ai suoi occhi.&lt;br /&gt;Era pura follia.&lt;br /&gt;Era passato tanto tempo dall'ultima volta che Mark si era sentito così infuriato, tanto tempo dall'ultima volta che che la rabbia era riuscita ad erodere i muri di contenimento che aveva faticosamente costruito intorno ai suoi stessi poteri.&lt;br /&gt;Adesso questi muri, di solito solidi come una diga, erano fragili come sabbia.&lt;br /&gt;La mente di Mark ribolliva di rabbia. Frammenti di memoria vorticavano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Forza, strambo! Rialzati! - un uomo in uniforme militare lo prendeva a calci senza pietà. Aveva un'espressione di ottusa ferocia impressa sul volto. – Non frignare!Difenditi! Vi facevo più combattivi voi non-umani!”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Mamma?! Dove vai, mamma?- sua madre se ne andava senza voltarsi lungo un corridoio con le piastrelle bianche e le luci al neon- MAMMA!!!”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Oh mio Dio! Il mio bambino... – aveva pianto sua madre quando lui era finito in ospedale a 8 anni, dopo la prima crisi, e il medico le aveva detto che lui non era esattamente umano – Il mio bambino...” Lo aveva pianto come se fosse morto.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La sua sorellina minore, assolutamente normale, lo aveva fissato con gli occhioni sgranati “Mark è un alieno, mamma? - aveva pigolato tirando la giacca della madre con gli occhioni blu sgranati – Non ci farà del male, vero?”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;L'uomo vestito da militare aveva iniziato ad avere paura dopo un po'. Perché lui aveva smesso di piangere e aveva deciso di abbracciare la sua natura e il suo potere. L'uomo aveva paura di lui, della sua inumanità, che lo rendeva un'arma nelle loro mani. E lui traeva piacere dalla paura che gli vedeva negli occhi. Che mi odino, purché mi temano. Era una magra soddisfazione...&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti sulla scena del crimine si accorsero che c'era qualcosa che non andava.&lt;br /&gt;All'inizio era solo una sensazione sottile, come se la stanza fosse diventata più buia o più fredda, ma non esattamente. Era una sensazione sgradevole.&lt;br /&gt;Kitty smise di scattare fotografie. Sentiva uno strano formicolare in tutto il corpo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'aria iniziò a vibrare in modo evidente. Gli agenti erano all'erta.&lt;br /&gt;“Che accidenti succede?” esclamò Ines guardandosi attorno.&lt;br /&gt;Mark era avvolto da una sottile aura violacea e luminosa.&lt;br /&gt;Qualcosa era andato molto storto. Che avesse di nuovo una crisi?&lt;br /&gt;Corse verso di lui.&lt;br /&gt;Gli oggetti più piccoli iniziavano a vibrare e cercare di sollevarsi in aria.&lt;br /&gt;“Fermatelo o ci rovinerà la scena del crimine!” esclamò il medico legale, appena arrivato.&lt;br /&gt;L'aura intorno a Mark pulsava ritmicamente diventando sempre più luminosa.&lt;br /&gt;Ines era a pochi passi da lui e la vibrazione era abbastanza forte da agitarle i capelli attorno al viso. All'improvviso l'aura esplose e un'ondata di rabbia quasi solida la investì facendola barcollare.&lt;br /&gt;“MARK!!!” esclamò disperatamente, cercando di non farsi sommergere. Allungò una mano e lo afferrò per un braccio.&lt;br /&gt;Mark si voltò e per un istante lo sguardo nei suoi occhi viola aveva ben poco di normale, era come quello di un animale ferito e braccato. Ines ebbe paura quando quello sguardo si fissò nei suoi occhi.&lt;br /&gt;Ma fu solo un istante e poi la ferocia si trasformò in smarrimento.&lt;br /&gt;“Che cosa ho fatto?” chiese Mark con una nota di panico nella voce.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-4532427067290342841?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/4532427067290342841/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=4532427067290342841' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/4532427067290342841'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/4532427067290342841'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/03/rabbia-episodio-256.html' title='Rabbia (Episodio 2.5.6 )'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-6776274562489801663</id><published>2008-03-24T23:17:00.000+01:00</published><updated>2008-03-24T23:18:15.526+01:00</updated><title type='text'>Rivendicazione (Episodio 2.5.5)</title><content type='html'>Mark iniziò a leggere.&lt;br /&gt;Intorno alla croce c'era la scritta : CONFRATELLI DEL SESTO GIORNO.&lt;br /&gt;Già gli puzzava di pazzi fanatici.&lt;br /&gt;Il resto era ancora peggio...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;GENESI 1,26:&lt;br /&gt;E Dio disse: "Facciamo l`uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra".&lt;br /&gt;27 Dio creò l`uomo a sua immagine;&lt;br /&gt;a immagine di Dio lo creò;&lt;br /&gt;maschio e femmina li creò.&lt;br /&gt;28 Dio li benedisse e disse loro:&lt;br /&gt;"Siate fecondi e moltiplicatevi,&lt;br /&gt;riempite la terra;&lt;br /&gt;soggiogatela e dominate&lt;br /&gt;sui pesci del mare&lt;br /&gt;e sugli uccelli del cielo&lt;br /&gt;e su ogni essere vivente,&lt;br /&gt;che striscia sulla terra".&lt;br /&gt;29 E Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. 30 A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde". E così avvenne. 31 Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.&lt;br /&gt;Così ha detto il Signore all'inizio dei tempi e così dovrebbe essere.&lt;br /&gt;Ma i miscredenti e i peccatori non ascoltano la Voce del signore e hanno voluto che per le nostre strade si aggirino in libertà gli abomini, le bestie non umane su cui il Signore ci ha dato potestà all'inizio dei tempi.&lt;br /&gt;Hanno voluto che queste creature non toccate dalla Grazia, questi servitori del Maligno, siano posti sul nostro stesso piano.&lt;br /&gt;Vogliono che l'Uomo, figlio di Dio e centro della Creazione sia degradato dal contatto con le creature inferiori, adoratrici di falsi dei e poste di fuori della Salvezza.&lt;br /&gt;Vogliono che queste creature possano vivere in mezzo a noi, lavorare in mezzo a noi,&lt;br /&gt;Vogliono che FREQUENTINO LE STESSE SCUOLE DEI NOSTRI FIGLI INNOCENTI.&lt;br /&gt;Vogliono addirittura che possano SPOSARSI CON NOI UMANI E GENERARE UNA PROGENIE DI ORRENDI IBRIDI.&lt;br /&gt;Queste creature abominevoli corrompono i giovani e la società tutta con i loro stili di vita dissoluti e libertini, propagandando falsità allettanti che attirano i giovani nella rete del maligno. E ogni volta che un giovane devia dalla retta via seguendo le loro esortazioni, essi godono di un'empia gioia.&lt;br /&gt;NOI NON PERMETTEREMO CHE QUESTA FOLLIA CONTINUI OLTRE.&lt;br /&gt;Questa società corrotta e gli abomini subumani che in essa prosperano si sono goduti abbastanza a lungo, per quasi 10 anni, la loro empia festa dei folli, ma è giunta l'ora che torni a regnare l'ordine e che la scellerata Risoluzione di Tara, di cui fra poco, ricorre il decennale, venga cancellata.&lt;br /&gt;Il tempo che i corruttori e coloro che hanno dato ascolto alle lusinghe del Maligno vengano puniti è ormai giunto!&lt;br /&gt;Stanotte i primi due servi del Maligno sono stati purificati e non corromperanno più i giovani con le loro parole ambigue e seducenti.&lt;br /&gt;E altri ancora seguiranno la loro sorte nei giorni a venire!&lt;br /&gt;Nessuno di loro sarà al sicuro, per quanto sia potente.&lt;br /&gt;I Confratelli del Sesto giorno si rivolgono alle persone dotate di coscienza e buona volontà che siedono nel Parlamento della Comunità Magica Europea:&lt;br /&gt;Fratelli, aiutateci a purificare questa società!&lt;br /&gt;Abolite la Risoluzione di Tara e ricacciate gli abomini nell'oscurità a cui appartengono.&lt;br /&gt;Ascoltate la Voce di Dio o subite le conseguenze della vostra scelleratezza!&lt;br /&gt;DIO LO VUOLE!&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-6776274562489801663?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/6776274562489801663/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=6776274562489801663' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6776274562489801663'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6776274562489801663'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/03/rivendicazione-episodio-255.html' title='Rivendicazione (Episodio 2.5.5)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-92678111282162986</id><published>2008-03-24T23:14:00.000+01:00</published><updated>2008-03-24T23:16:57.300+01:00</updated><title type='text'>C.S.I Faeria (Episodio 2.5.4)</title><content type='html'>Mark rivolse un cenno ai suoi agenti, che si fecero avanti con un'aria competente, valigette metalliche dall'aspetto professionale e macchine fotografiche..&lt;br /&gt;“Kitty, per favore, - chiese ad un a ragazza bruna armata di macchina fotografica -scattami un po' di foto dei cadaveri e del simbolo sul muro. Anche se dubito che si riuscirà a leggere qualcosa delle scritte.”&lt;br /&gt;Kitty sorrise. “Non ti preoccupare, Capo, spero che un po' di elaborazione al computer risolva il problema.”&lt;br /&gt;“Perfetto! Larissa e Miguel, cercate impronte sulle altre porte e le finestre. Io mi occuperò della porta di ingresso e del biglietto.”&lt;br /&gt;Gli agenti della scientifica annuirono e si misero all'opera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il biglietto era stato lasciato appeso alla parte esterna della porta con un grosso chiodo a punta quadrata di ferro brunito.&lt;br /&gt;La porta si apriva verso l'interno della stanza, quindi il biglietto non era stato immediatamente visibile se non alla prima persona che era entrata nella stanza, secondo le informazioni di Bauer, un terrorizzato agente immobiliare e i suoi ancor più terrorizzati clienti, una coppia danarosa di mezza età.&lt;br /&gt;Pareva che il signore avesse avuto un attacco d'angina per la tensione alla vista della scena del crimine.&lt;br /&gt;Al momento era in ospedale, fuori pericolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mark si avvicinò con calma alla porta. Arrivato a pochi metri di distanza, imbracciò la macchina fotografica e scattò una foto che documentava la posizione del reperto e della porta.&lt;br /&gt;Si avvicinò ancora e scattò un'altra foto.&lt;br /&gt;Il biglietto era un foglio di carta di apparenza comune, formato A4.&lt;br /&gt;Alla sommità, ben centrato, campeggiava un simbolo rosso: una croce latina circondata da una scritta in caratteri minuti. Già alla prima occhiata Mark ebbe la netta impressione che fosse lo stesso simbolo dipinto sulla parete.&lt;br /&gt;Il testo, fitto fitto, era battuto a macchina. Un tocco retrò, pensò.&lt;br /&gt;Si accoccolò accanto alla porta ed estrasse dalla valigetta la polvere per la rilevazione delle impronte e una lente di ingrandimento.&lt;br /&gt;Con delicatezza spolverò la porta attorno al biglietto alla ricerca di impronte digitali. Dubitava che ne avrebbe trovate.&lt;br /&gt;Infatti non ce n'erano: solo qualche sbavatura, il che gli suggeriva che, chiunque avesse appeso il biglietto, aveva usato i guanti; di lattice probabilmente, il tipo preferito degli psicopatici bene informati.&lt;br /&gt;Magari invece erano stati usati guanti di cuoio, il che lo faceva pensare ad una cosa più da professionista dell'omicidio o da commando. Già, da commando...&lt;br /&gt;Mark si riscosse da quel filone di pensieri, sapeva che non lo avrebbero portato a nulla, nulla di buono, almeno.&lt;br /&gt;Spolverò anche la maniglia ed ebbe più fortuna. Un'impronta completa del pollice e qualcosa di parziale. Scattò una foto e le rilevò. Avrebbe scommesso qualunque cosa che erano dell'agente immobiliare.&lt;br /&gt;Restava da controllare solo l'altro lato della porta, ma prima doveva rimuovere il biglietto.&lt;br /&gt;Dopo un altro paio di scatti fotografici rimosse il grosso chiodo dalla porta e lo fece scivolare in una bustina trasparente, che provvide a siglare e sigillare. Sulla porta dipinta con ghirlande floreali rimase un grosso buco.&lt;br /&gt;Molto antiestetico.&lt;br /&gt;Un vero peccato, pensò Mark.&lt;br /&gt;Il biglietto ebbe la stessa sorte del chiodo, ma una bustina più grossa.&lt;br /&gt;Mark lo appoggiò sulla valigetta ed effettuò i rilevamenti anche sull'altro lato della porta. Ancora niente. La cosa lo inquietava alquanto...&lt;br /&gt;Troppo professionale.&lt;br /&gt;Si stiracchiò e gettò un'occhiata al biglietto nella sua bustina lucida. Era curioso di leggere cosa c'era scritto, che razza di motivi deliranti avevano dato stavolta gli autori del delitto.&lt;br /&gt;Da quello che aveva visto, Mark si era convinto che dovessero essere più di uno.&lt;br /&gt;I suoi uomini erano ancora al lavoro. La macchina fotografica di Kitty sparava flash con la cadenza di una mitragliatrice.&lt;br /&gt;Intanto che finivano poteva ben darci un'occhiata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-92678111282162986?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/92678111282162986/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=92678111282162986' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/92678111282162986'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/92678111282162986'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/03/csi-faeria-episodio-254.html' title='C.S.I Faeria (Episodio 2.5.4)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-587159527239158333</id><published>2008-02-28T20:06:00.002+01:00</published><updated>2008-02-28T20:09:59.607+01:00</updated><title type='text'>From yesterday (Episodio 2.5.3)</title><content type='html'>“Si sono presi un bel disturbo per ammazzare due adolescenti... - commentò Drake in tono neutro – Decapitare e strappare il cuore. È eccessivo. E rischioso.” Scuotendo la testa fece un giro attorno ai cadaveri per osservarli da diverse angolazioni.&lt;br /&gt;“Dovranno far rifare il pavimento. - deplorò Adrian – Il sangue non viene più via dal parquet. Un vero peccato. Potevano mettere della plastica sotto...”&lt;br /&gt;Rebeq gli lanciò un'occhiataccia. A volte Drake e Adrian gli mettevano i brividi addosso. Erano sempre così calmi anche in situazioni come quella, come se avessero già visto tutto quello che c'era da vedere. Eppure erano giovani...&lt;br /&gt;Rebeq capiva come questo potesse valere per Adrian, che era approdato al DCS dopo un periodo  nei servizi segreti, ma si stupiva sempre della freddezza di Drake.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Capitano! Venga a vedere!” esclamò Drake curvo ad osservare i cadaveri.&lt;br /&gt;Rebeq gli si avvicinò.&lt;br /&gt;“Vede quella bruciatura sul braccio del ragazzo?” indicò Drake.&lt;br /&gt;Rebeq la esaminò come meglio poteva senza toccare il cadavere. Aveva una forma stranamente regolare. “Sì la vedo.”&lt;br /&gt;“Scommetto quello che vuole che è il braccio di una croce.” affermò Drake pallido come un morto, per una volta turbato.&lt;br /&gt;Rebeq la osservò in silenzio per qualche istante ancora, cercando di completare mentalmente l'immagine. “Uhm... Può essere. Come fai ad esserne così sicuro?”&lt;br /&gt;Drake non disse nulla ma si slacciò i primi due bottoni della camicia. Alla base del collo spiccava la cicatrice di un'ustione a forma di croce.&lt;br /&gt;“Per questo.” la voce era calma, ma i suoi occhi verdi ardevano di rabbia.&lt;br /&gt;Rebeq non sapeva cosa dire. Quella non era una ferita che Drake si fosse fatto in servizio. Una volta di più Rebeq si trovò a chiedersi cosa avesse fatto nella vita il suo agente prima di entrare in polizia.&lt;br /&gt;“Signore, - riprese Drake riabbottonandosi la camicia – la mia opinione è che si tratti di un gruppo di cacciatori. Le due vittime dovevano essere vampiri, per questo la decapitazione e tutto il resto.”&lt;br /&gt;Rebeq era perplesso. “Sono anni che non si registrava un attacco. Dai primi mesi dopo l'approvazione del Protocollo di Tara. Dieci anni fa.”&lt;br /&gt;Scosse la testa. “Il capitano Bauer ha parlato di un biglietto. Dovremmo almeno dare un occhiata a quello e al simbolo sulla parete prima di trarre conclusioni, agente Drake.”&lt;br /&gt;Drake annuì. “Spero davvero di essermi sbagliato.” disse in tono cupo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rebeq si avvicinò al simbolo dipinto con una bomboletta spray rossa tra le finestre del lato della stanza che si affacciava sul giardino. Era gocciolato parecchio ma si riusciva comunque a distinguere una grande croce circondata da una scritta, molto meno leggibile.&lt;br /&gt;Stava facendo poca attenzione al simbolo in sé. Pensava alla rabbia di Drake nei confronti dei cacciatori di vampiri. Se veramente il suo agente era stato vittima di un loro attacco, questo doveva essere successo almeno dieci anni prima. E all'epoca Drake era ancora poco più di un bambino...&lt;br /&gt;Rebeq scosse la testa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La vedo crucciato, Capitano...” disse una voce profonda e molto vicina.&lt;br /&gt;Rebeq si voltò e si trovò di fronte il capo del turno di giorno della scientifica, Mark Kerouack, uno dei più strani di tutta la gente strana che c'era al DCS.&lt;br /&gt;“Così crucciato che non mi ha visto né sentito arrivare... - continuò lo scienziato rivolgendogli un'occhiata viola e interrogativa - Tutto bene, capitano Rebeq?”&lt;br /&gt;“Tutto bene, agente speciale Kerouack.” rispose con sollievo, finalmente era arrivata la scientifica. Avrebbero avuto qualcos'altro su cui lavorare.&lt;br /&gt;“Il medico legale è arrivato?”&lt;br /&gt;“Sta salendo proprio adesso.” rispose Mark.&lt;br /&gt;“Sempre in ritardo...”&lt;br /&gt;“È la natura della sua professione... - ridacchiò Mark – Il medico sa tutto, ma non sa fare niente; il chirurgo non sa niente, ma sa fare tutto ; il patologo sa tutto e sa fare tutto ma arriva troppo tardi...”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-587159527239158333?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/587159527239158333/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=587159527239158333' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/587159527239158333'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/587159527239158333'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/02/from-yesterday-episodio-253.html' title='From yesterday (Episodio 2.5.3)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-1153704219107094336</id><published>2008-02-28T20:04:00.001+01:00</published><updated>2008-02-28T20:06:46.528+01:00</updated><title type='text'>Un efferato omicidio (Episodio 2.5.2)</title><content type='html'>Gli agenti seguirono Bauer attraverso il cortile lastricato e poi su per una scalinata di pietra di gusto barocco.&lt;br /&gt;“Guarda che roba!” commentò Drake dando di gomito ad Adrian. Il soffitto era decorato da affreschi d'epoca, raffiguranti il padrone di casa con un'espressione alquanto perplessa per essere stato conciato come un antico romano.&lt;br /&gt;Le pareti erano decorate di stucchi dorati e pannelli di finto marmo. Il tutto era piuttosto impolverato e sporco ma faceva ancora la sua figura.&lt;br /&gt;In cima alle scale si apriva una porta decorata alla quale erano stati apposti i nastri gialli con la scritta CRIME SCENE DO NOT CROSS. Appoggiato allo stipite c'era un agente della omicidi alquanto scosso, era poco più di un ragazzo.&lt;br /&gt;“Su con la vita Grimaud. - gli fece coraggio Bauer – Il primo giorno è sempre uno schifo.”&lt;br /&gt;“Se lo dice lei, signore...” rispose l'agente, mesto e poco convinto.&lt;br /&gt;Il capitano della Omicidi lo ignorò e si rivolse a Rebeq. “So che preferite dare un'occhiata in giro senza sapere niente del caso...”&lt;br /&gt;“In effetti è così. Preferiamo non avere condizionamenti.”&lt;br /&gt;Bauer scrollò le spalle e sorrise, indicando la porta. “Non voglio rovinarvi la sorpresa... Fate come se foste a casa vostra.”&lt;br /&gt;Rebeq ridacchiò e passò sotto i nastri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre la porta si apriva un immenso salone di rappresentanza.&lt;br /&gt;Con un minimo sforzo ciascuno degli agenti poteva immaginare che sotto l'alto soffitto affrescato con divinità classiche e figure allegoriche si fossero tenute magnifiche feste da ballo. Dame sfarzosamente vestite e cavalieri dalle parrucche incipriate avevano volteggiato a passo di danza sul pavimento di legno intarsiato, conversando e intrigando, mentre servitori in livrea giravano tra i convitati portando vassoi colmi di raffinate prelibatezze e calici di vino pregiato e mille candele facevano risplendere le dorature e gli specchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora la sala era in penombra. Poca luce filtrava attraverso le persiane chiuse e tutto era ricoperto da un velo di polvere. Tutto tranne i cadaveri e il simbolo dipinto in rosso sulla parete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'era tantissimo sangue sparso sul pavimento del salone come un lago cremisi.&lt;br /&gt;D'altronde con quello che avevano fatto ai due poveretti stesi in mezzo alla sala...&lt;br /&gt;Drake si avvicinò alle vittime, stando attento a non calpestare nessuna traccia. Si fermò al limitare della grossa pozzanghera rossa e le osservò pensieroso.&lt;br /&gt;Erano giovani: il ragazzo aveva una pettinatura emo molto alla moda, con un gran ciuffo che gli ricadeva sugli occhi, la ragazza non sembrava avere più di quindici anni.&lt;br /&gt;Anche Rebeq si avvicinò ad osservare.&lt;br /&gt;La sala era piena di silenzio.&lt;br /&gt;Qualcuno aveva preso due adolescenti, li aveva seviziati, li aveva decapitati e aveva asportato il cuore dal loro petto.&lt;br /&gt;La scena del crimine non era brutta come l'ultima volta, ma in un certo senso era anche peggio.&lt;br /&gt;Nel senso che la differenza tra questo e il massacro senza senso perpetrato da un elementale sfuggito al controllo era la premeditazione e la ricercata crudeltà.&lt;br /&gt;Gli agenti del DCS sapevano di trovarsi di fronte a qualcosa di pericoloso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-1153704219107094336?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/1153704219107094336/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=1153704219107094336' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/1153704219107094336'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/1153704219107094336'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/02/un-efferato-omicidio-episodio-252.html' title='Un efferato omicidio (Episodio 2.5.2)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-6646762279418446029</id><published>2008-02-20T19:48:00.001+01:00</published><updated>2008-02-20T19:52:06.389+01:00</updated><title type='text'>Un Crimine Serio (Episodio 2.5.1)</title><content type='html'>Si era ormai fatto pomeriggio, ma gli uomini del DCS erano riusciti ad identificare la maggior parte dei fermati. Molti erano stati già denunciati a piede libero, altri aspettavano ancora in guardina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il telefono dell’ufficio di Rebeq squillò verso le 15.30.&lt;br /&gt;I suoi uomini sbirciarono furtivamente dalla vetrata, sperando che fosse una chiamata per entrare in azione. Non ne potevano già più del lavoro d’ufficio.&lt;br /&gt;Il capitano aveva un’aria perplessa e un po’ corrucciata. Dopo qualche istante riattaccò e uscì dall’ufficio.&lt;br /&gt;“Bene ragazzi, - annunciò senza mostrare particolare entusiasmo – pare che questo pomeriggio avremo qualcosa da fare.”&lt;br /&gt;Gli agenti emisero un sospiro di sollievo.&lt;br /&gt;“C’è un 11-17 in un palazzo in vendita a Schwartzwald.” proseguì Rebeq.&lt;br /&gt;“Un 11-17? – domandò Kimaira il trainee, perplesso – Ma non vuol dire omicidio plurimo?”&lt;br /&gt;“Infatti. – confermò Drake – Proprio qui di fianco, ‘sti stronzi... Ma comunque, non è roba per la Omicidi? Che ci andiamo a fare noi?”&lt;br /&gt;“È quello che mi sono chiesto anch’io. – confessò il capitano – Ma quelli della Omicidi hanno chiesto specificamente di noi... E noi ci andiamo, no?”&lt;br /&gt;“Certo!” risposero in coro gli agenti.&lt;br /&gt;“Allora in marcia! Vi voglio pronti in cinque minuti.” ordinò Rebeq.&lt;br /&gt;Gli agenti del capitano Narwa li guardarono uscire con evidente invidia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scena del delitto per una volta non si trovava all’angolo della fine del mondo.&lt;br /&gt;Dal comando bastava una mezz’oretta di macchina per arrivarci, a velocità normale; con Adrian alla guida del furgone bastarono venti minuti scarsi.&lt;br /&gt;Era un palazzo antico, in stile barocco, situato in una zona un po’ isolata ma molto chic dell’abitato magico di Schwartzwald. Al momento il palazzo aveva tutte le imposte chiuse e sembrava aver bisogno di un bel restauro alla facciata: la vernice color ocra si stava tutta scrostando. Sopra il portone di legno scuro, al momento aperto, campeggiava un grande cartello bianco con la scritta VENDESI dipinta in rossi caratteri cubitali.&lt;br /&gt;Tutto intorno c’erano altri palazzi meglio tenuti ma altrettanto antichi e ville più moderne. Un quartiere per ricchi. Al momento la maggior parte delle abitazioni erano vuote. Era la metà di luglio e I facoltosi proprietari dovevano essere in qualche esclusiva località di villeggiatura.&lt;br /&gt;C’erano tre vetture della PME parcheggiate di fronte al palazzo, ma non si vedevano ancora I furgoncini della Morgue e della Scientifica. In ritardo come sempre, pensarono gli agenti.&lt;br /&gt;Adrian parcheggiò il furgone pericolosamente vicino ad una delle macchine della Omicidi.&lt;br /&gt;Il capitano della Omicidi titolare delle indagini, Gustav Bauer, una specie di vichingo, si diresse subito verso Rebeq.&lt;br /&gt;“Meno male che siete arrivati...” borbottò con la sua voce di basso&lt;br /&gt;“E perché? – domandò Rebeq – È davvero così brutta la cosa?”&lt;br /&gt;Il DCS si occupava abitualmente di crimine organizzato, serial killer e terrorismo, qualunque cosa avesse la potenzialità di causare uno sproposito di vittime. La Omicidi aveva l’abitudine di chiedere aiuto a loro ogni volta che si trovava davanti qualcosa di insolitamente perverso e macabro. Di solito ci azzeccavano.&lt;br /&gt;“No, nemmeno lontanamente come l’altra volta. – rispose Bauer con evidente sollievo – Però c’è una certa ritualità e c’è un biglietto...”&lt;br /&gt;“Uhm... Interessante. – disse Rebeq, lisciandosi il pizzetto – Vediamola ,allora, questa scena del crimine.”&lt;br /&gt;“Vi faccio strada.” disse Bauer.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-6646762279418446029?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/6646762279418446029/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=6646762279418446029' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6646762279418446029'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6646762279418446029'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/02/un-crimine-serio-episodio-251.html' title='Un Crimine Serio (Episodio 2.5.1)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-4607505757274319118</id><published>2008-02-19T14:43:00.002+01:00</published><updated>2008-02-20T19:41:33.202+01:00</updated><title type='text'>Documenti, prego!  (Episodio 2.4.2.)</title><content type='html'>Rimuginando parolacce e augurando di cuore orribili malattie a Vierkhoff e al Grande Capo, gli agenti del DCS si disposero a passare la mattinata compilando scartoffie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Karl von Shillingfurst, detto “il piccolo Karl”, rampollo di una antica e ricca famiglia magica tedesca, era entrato alla PME solo da qualche mese e non era ancora pratico di molte procedure. Purtroppo per lui I rapporti erano una di queste.&lt;br /&gt;“Dai Karl, facciamo così, - propose Saimir l’elfo, con un sorriso maligno – visto che ti devi impratichire, io ti porto I fermati e tu compili. Che ne dici?”&lt;br /&gt;Karl non ebbe nemmeno tempo di dire “Ma... Io...” che Saimir era già andato a procurargli un fermato.&lt;br /&gt;Sospirò rassegnato, abbassando lo sguardo sui fogli sparsi sulla sua scrivania. Accese il PC.&lt;br /&gt;“&lt;em&gt;Scheisse&lt;/em&gt;!” sibilò con rabbia. L’elfo lo aveva messo nel sacco.&lt;br /&gt;Era un inferno la vita del novellino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Saimir tornò, poco dopo, spingendo dinanzi a sé l’elfo tatuato che era stato rinchiuso in guardina, Karl si era già ricomposto abbastanza.&lt;br /&gt;Sistemò I fogli davanti a sé mentre Saimir ammanettava alla sedia l’altro elfo alquanto corrucciato e si schiarì nervosamente la voce. Il fermato aveva un’aria decisamente poco amichevole.&lt;br /&gt;Il primo campo da riempire era intitolato: Generalità.&lt;br /&gt;“Come ti chiami? chiese all’elfo ammanettato.&lt;br /&gt;“Aikanairo.” rispose quello cupamente.&lt;br /&gt;Karl assunse un’espressione perplessa ma inserì comunque il nome nel terminale. L’archivio dell’Anagrafe conteneva I dati di tutti I cittadini magici d’Europa. Se esisteva qualcuno chiamato così l’avrebbe di sicuro trovato.&lt;br /&gt;Niente.&lt;br /&gt;“Guarda che dichiarare il falso è reato.” lo avvertì, tentando di mantenere un tono neutrale.&lt;br /&gt;“Ma questo è il mio nome!” protestò Aikanairo.&lt;br /&gt;Saimir sbirciò il monitor del PC da sopra la spalla di Karl. Non era sicuro che il novellino avesse indovinato la grafia corretta del nome.&lt;br /&gt;“Senti, Coso – disse, conciliante – adesso ci fai lo spelling e riproviamo. Da bravo.”&lt;br /&gt;“Aikanairo. – l’elfo iniziava seriamente ad arrabbiarsi – A-I-K-A-N-A-I-R-O”&lt;br /&gt;Karl inserì di nuovo il nominativo e premette invio.&lt;br /&gt;La macchina ci rifletté per qualche istante.&lt;br /&gt;NO ITEM MATCH YOUR SEARCH. Il messaggio di errore aveva un’aria di inappellabile sentenza.&lt;br /&gt;Saimir scosse la testa. “Sei ancora in tempo a dirci il tuo vero nome, sai...”&lt;br /&gt;“Mi state prendendo per il culo? – sbraitò Aikanairo agitandosi violentemente sulla sedia – Questo è il mio dannato nome!!!”&lt;br /&gt;Attirato dal casino sopraggiunse anche il capitano Narwa.&lt;br /&gt;“Che succede?”&lt;br /&gt;“Questo tizio si rifiuta di fornire le proprie generalità.” rispose Karl.&lt;br /&gt;“Non è vero!” protestò Aikanairo.&lt;br /&gt;“Diciamo che ci fornisce un nome che non esiste per l’anagrafe.” concesse Saimir.&lt;br /&gt;Narwa ci pensò su un po’. “Da dove vieni?” domandò al fermato.&lt;br /&gt;“Da Avin’Tahl.”&lt;br /&gt;“Ah, adesso tutto si spiega!” esclamò Narwa.&lt;br /&gt;Saimir e Karl lo guardarono con fare interrogativo.&lt;br /&gt;“Da quelle parti gli elfi hanno più di un nome, a volte. Magari è registrato con uno degli altri.” spiegò il capitano.&lt;br /&gt;Aikanairo annuì, un po’ più calmo. “In effetti questo è il mio &lt;em&gt;dagoresse&lt;/em&gt;, ma tutti mi chiamano così.”&lt;br /&gt;Karl si fece nuovamente perplesso.&lt;br /&gt;“Vuol dire ‘Nome di Battaglia’.” gli venne in aiuto Saimir.&lt;br /&gt;“Beh, provane un altro, allora.” disse Karl. La faccenda si stava rivelando più complicata del previsto.&lt;br /&gt;“Echtyar.”&lt;br /&gt;Karl digitò l’ennesimo nome improbabile.&lt;br /&gt;“Non c’è neanche questo.”&lt;br /&gt;“Che merda!” imprecò Aikanairo, alzando gli occhi al cielo.&lt;br /&gt;“Hai qualche altro nome?” si informò Narwa.&lt;br /&gt;Aikanairo annuì sconsolato.&lt;br /&gt;“Ti spiacerebbe dircelo, allora? Non abbiamo mica tutta la mattina!” lo incalzò Saimir.&lt;br /&gt;“Ci sarebbe il mio &lt;em&gt;ataresse&lt;/em&gt;...” disse Aikanairo, riluttante.&lt;br /&gt;Karl aveva rinunciato a comprendere. Aspettava solo un altro nome da provare.&lt;br /&gt;“Forza! Spara, fratello!” insistette Saimir.&lt;br /&gt;“Ereinion.” mormorò l’elfo in tono quasi inudibile, tenendo gli occhi fissi per terra.&lt;br /&gt;“Eh? – esclamò Saimir – Non abbiamo mica sentito...”&lt;br /&gt;“Ereinion!” disse più forte, arrossendo fino alla punta delle orecchie.&lt;br /&gt;Saimir e Narwa si scambiarono un’occhiata divertita e poi scoppiarono a ridere come pazzi.&lt;br /&gt;“Cucciolo di papà!” sghignazzò Narwa, con le lacrime agli occhi dal ridere.&lt;br /&gt;“Ci credo che non ce lo voleva dire!” esclamò Saimir fra le risate.&lt;br /&gt;Aikanairo aveva assunto una sfumatura violacea e digrignava I denti.&lt;br /&gt;Karl si mise le mani nei capelli e fece anche questo tentativo con il terminale. Finalmente apparvero I dati che voleva.&lt;br /&gt;Trasse un sospiro di sollievo.&lt;br /&gt;Da lì in poi sarebbe stata una strada in discesa.&lt;br /&gt;Difficile che potesse andare peggio di così.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-4607505757274319118?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/4607505757274319118/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=4607505757274319118' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/4607505757274319118'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/4607505757274319118'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/02/episodio-242-documenti-prego.html' title='Documenti, prego!  (Episodio 2.4.2.)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-8871773411140434638</id><published>2008-02-03T16:28:00.000+01:00</published><updated>2008-02-03T16:29:03.479+01:00</updated><title type='text'>The pissing contest (Episodio 2.4.1)</title><content type='html'>Rebeq e Narwa, I capitani del turno di giorno, erano usciti dai loro uffici. Tutti gli agenti, rientrati dalla pausa caffè, erano all’erta.&lt;br /&gt;Vierkhoff era entrato nel DCS. Aveva un’aria al tempo stesso arrogante e umiliata. C’era odore di richiesta di favori nell’aria.&lt;br /&gt;“Dato che non avete niente da fare...” cercò di dire Vierkhoff.&lt;br /&gt;“E qui ti sbagli Vierkhoff. – lo fermò Narwa con l’ombra di un sorriso di scherno sul viso solcato da cicatrici – I miei ragazzi hanno tantissime cose da fare. No, ragazzi?”&lt;br /&gt;Gli agenti della sua squadra assentirono e recuperarono dai cassetti polverosi fascicoli che sarebbero rimasti altrimenti sepolti e fecero mostra di grande attività.&lt;br /&gt;“Anche I miei.” rincarò Rebeq. I suoi agenti fecero altrettanto.&lt;br /&gt;“Ci dispiace tanto del vostro problema di sovraffollamento, ma come vedi non possiamo aiutarvi.” concluse Narwa in tono per nulla dispiaciuto. L’elfo aveva preso la sua parte consistente di mazzate da parte di quelli del DOP all’epoca delle grandi manifestazioni contro il razzismo e li considerava la feccia della PME.&lt;br /&gt;Vierkhoff rimase temporaneamente basito. Aprì e chiuse la bocca come un pesce fuor d’acqua diventando paonazzo, poi impallidì violentemente e rivolse uno sguardo carico di disprezzo ai due capitani.&lt;br /&gt;“Non credo che abbiate capito. Il responsabile del comando richiede espressamente che il DCS contribuisca a stendere I rapporti sugli avvenimenti di ieri notte.” sibilò, livido di rabbia, sventolando un foglio stampato dall’aria ufficiale, per mezzo del quale, presumibilmente, il Grande Capo richiedeva.&lt;br /&gt;“Sempre che siate capaci di stendere un rapporto...” concluse, velenoso, lanciando un’occhiata sdegnosa a tutto il personale.&lt;br /&gt;Gli uomini del DCS erano convinti che Narwa gli sarebbe saltato addosso e l’avrebbe picchiato. Se gli sguardi potessero incenerire, Vierkhoff avrebbe lasciato la stanza in una tabacchiera.&lt;br /&gt;“Non ti preoccupare. Possiamo stendere qualunque cosa, noi. Non per niente siamo il Dipartimento Crimini Seri. – ribatté l’elfo, ribollendo di rabbia – Un rapporto non è un problema, per noi.”&lt;br /&gt;“Tanto meglio.” disse seccamente Vierkhoff, andandosene tutto impettito.&lt;br /&gt;Rebeq gridò qualcosa di sicuramente volgare in fiammingo e mandò il bicchierino di cartone vuoto del caffè a spiaccicarsi contro un muro. “Lo odio! Lo odiooo!!!” sbraitò.&lt;br /&gt;“Ve l’avevo detto che ci sarebbe toccata la rogna.” si lamentò Svetlana&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-8871773411140434638?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/8871773411140434638/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=8871773411140434638' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/8871773411140434638'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/8871773411140434638'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/02/pissing-contest-episodio-241.html' title='The pissing contest (Episodio 2.4.1)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-7481285056168877825</id><published>2008-02-03T16:26:00.000+01:00</published><updated>2008-02-03T16:28:13.148+01:00</updated><title type='text'>Incubi fiammeggianti (Episodio 2.3.2)</title><content type='html'>Ines tornò infuriata alla sua scrivania nella parte comune dell’ufficio. Almeno la sua non era vista guardina come quella di Drake, per esempio.&lt;br /&gt;John non aveva alcun diritto di ridere dei suoi incubi.&lt;br /&gt;Lei era effettivamente una piromante, comandava le fiamme e normalmente non ne aveva alcuna paura, ma quel sogno era diverso e l’aveva letteralmente terrorizzata, tant’è che dopo non era più riuscita a dormire. Era così vivido e dettagliato...&lt;br /&gt;Ines era sicura che se avesse chiuso gli occhi se lo sarebbe ricordato in ogni particolare. Appoggiò la testa sulla scrivania, solo per un attimo...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ines sente le preghiere degli inquisitori, impettiti nelle loro tonache bianche e nere. Domenicani. Domini Canes, I cani rabbiosi del Signore. Pregano in latino per la sua anima mentre viene incatenata al palo. Il metallo delle catene è freddo e le ferisce I polsi mentre cerca inutilmente di liberarsi gridando e ringhiando. Il terrore le attanaglia il cuore in una morsa.&lt;br /&gt;Uno dei monaci si avvicina con una torcia accesa e la getta sui ceppi. Il fumo inizia a salire nell’aria facendole bruciare gli occhi e la gola.&lt;br /&gt;I monaci continuano a salmodiare con aria vagamente soddisfatta.&lt;br /&gt;I soldati che li proteggono, disposti tutto intorno allo spiazzo, rimangono impassibili.&lt;br /&gt;Le fiamme si avvicinano e lei raddoppia gli sforzi, in preda al terrore.&lt;br /&gt;Tra il fumo vede una figura scura. Un cavaliere si avvicina al galoppo con la spada sguainata e attacca I soldati. Il cavallo viene abbattuto dalle picche dei soldati ma il cavaliere balza a terra e continua a combattere, abbattendo un nemico dopo l’altro.&lt;br /&gt;Lui è pallido come una statua di marmo, I suoi lunghi capelli sono neri e il suo volto è quanto di più bello lei abbia mai visto. È lui. È arrivato.&lt;br /&gt;Ora non ha più paura. Lui la salverà.&lt;br /&gt;È tutte le sue speranze, la sua sicurezza, la sua vita. La salverà.&lt;br /&gt;Si batte come un leone, si libera dai soldati e corre come il vento verso di lei, ma si blocca a pochi passi dalla meta.&lt;br /&gt;Dal suo petto sporge la punta di un dardo di balestra. Il metallo brilla alla luce del fuoco. Il cuore di Ines si gela.&lt;br /&gt;Il cavaliere si porta una mano al petto e si piega per il dolore ma non cade. Barcollando, riprende a camminare verso di lei, lentamente, con il sangue che cola dalla bocca. Ines piange e sente il suo dolore come se fosse il proprio.&lt;br /&gt;I soldati superstiti lo raggiungono e lui riprende a combattere, ma la ferita è troppo grave e loro adesso sono troppi per lui.&lt;br /&gt;Cerca comunque di raggiungerla, ad ogni costo, ma viene ferito ancora, e ancora e alla fine cade, sconfitto, con uno sguardo pieno di pena e rimorso negli occhi neri e mormora il suo nome e lei sa che ogni speranza muore con lui.&lt;br /&gt;Ines grida disperatamente e piange tutte le sue lacrime, folle di dolore e il fuoco si avvicina...&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;“Ehi! Agente Costa-Galvàn! Svegliati!– le sussurrò Rebeq passando accanto alla sua scrivania, scuotendola e distogliendola bruscamente dai suoi pensieri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-7481285056168877825?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/7481285056168877825/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=7481285056168877825' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/7481285056168877825'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/7481285056168877825'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/02/incubi-fiammeggianti-episodio-232.html' title='Incubi fiammeggianti (Episodio 2.3.2)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-6878554819473962814</id><published>2008-02-03T16:25:00.000+01:00</published><updated>2008-02-03T16:26:51.819+01:00</updated><title type='text'>Strani sogni (Episodio 2.3.1)</title><content type='html'>Ines arrivò tardissimo in ufficio. Erano già passate le nove quando, evitando la calca di fermati nell’ingresso e nei corridoi, spinse la porta cigolante del DCS. E lo trovò praticamente vuoto.&lt;br /&gt;Le scrivanie degli agenti erano abbandonate. Solo gli uffici dei capitani Rebeq e Narwa mostravano segni di vita. Attraverso le vetrate Ines poteva vedere che l’elfo era chino su alcuni documenti, probabilmente scriveva un rapporto, e che Rebeq invece si stava preparando un caffè con la sua personale caffettiera elettrica. Ah, I privilegi del comando. Gli agenti invece si dovevano accontentare dell’intruglio delle macchinette vicino all’ascensore. Era comunque caffeina...&lt;br /&gt;Gli altri dovevano essere lì, a fare il pieno per iniziare la giornata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La porta tagliafuoco che portava agli ascensori, di un verdino dentifricio scaduto, si aprì.&lt;br /&gt;Gli agenti trattennero il fiato, temendo che fosse un superiore venuto a richiamarli al loro dovere. Era solo Ines. Il rilassamento fu istantaneo e totale. Tutti ripresero le loro conversazioni interrotte.&lt;br /&gt;“Buongiorno, sorellina!” esclamarono Adrian e Drake.&lt;br /&gt;Adrian, Drake e Ines erano conosciuti al comando come I Terribili Trigemini. Naturalmente non erano fratelli, nemmeno parenti, condividevano solo una lieve rassomiglianza fisica, essendo tutti e tre alti e pallidi, con I capelli neri e gli occhi chiari. Però erano inseparabili e insieme erano imbattibili.&lt;br /&gt;Ines aveva l’aria un po’ stanca quella mattina.&lt;br /&gt;“Dì la verità. – la provocò Adrian – Non sei andata da tua sorella, ti sei data alla pazza gioia ieri notte.” Adrian e Ines avevano avuto una storia qualche tempo prima, che non aveva funzionato. Erano rimasti amici ma, a detta di molti, Adrian, per quanto facesse lo sbruffone con le donne, era ancora molto preso da lei.&lt;br /&gt;Ines lo ignorò e schiacciò il tasto per il cappuccino. “Sono andata da mia sorella. Punto e basta. – rispose infine, un po’ irritata – Non sono riuscita a dormire tutta la notte, ecco il problema.”&lt;br /&gt;“I bambini hanno pianto?” domandò Drake. La sorella di Ines aveva appena avuto due gemelli.&lt;br /&gt;“Ma no, sono stati due angeli... – sembrava imbarazzata – È che ho continuato ad avere incubi tutta la notte.”&lt;br /&gt;“Ti manca un uomo!” commentò Lykos ad alta voce, avendo sentito almeno parte della conversazione con il suo udito lupino.&lt;br /&gt;Era una vita che Lykos ci provava con Ines, ricevendo sempre e solo due di picche. Non che non fosse un bell’uomo, con quegli occhi color miele e il fisico da atleta, ma a lei non piacevano I suoi modi arroganti da ‘uomo che non deve chiedere mai’.&lt;br /&gt;“Vaffanculo, Lykos!” replicò Ines.&lt;br /&gt;“Che cos’hai sognato di così brutto?” le chiese premurosamente Adrian, che avrebbe fatto carte false per essere ancora il suo uomo.&lt;br /&gt;Quasi tutti al dipartimento ci avevano prima o poi provato con Ines. Era molto bella, I suoi occhi erano del colore del mare, I suoi riccioli neri tagliati corti e la spruzzata di lentiggini sul suo visino da folletto le davano un’aria da adorabile monella. Ma non era solo quello. Ines era una forza della natura, spericolata, appassionata, indomabile. Tutti volevano avere la loro vita sconvolta dal suo passaggio.&lt;br /&gt;Adrian le rivolse uno dei suoi rari sorrisi gentili “Dai, raccontacelo... I sogni raccontati non fanno più così paura.”&lt;br /&gt;Drake annuì. “Lo sai che a noi puoi dire tutto.”&lt;br /&gt;Ines trasse un profondo respiro. “Ho sognato che finivo sul rogo...” si decise infine a rispondere.&lt;br /&gt;“Ma, dai! – esclamò ridacchiando John il cecchino, dando una straordinaria dimostrazione della sua mancanza di tatto. – Una piromante che ha paura del rogo? Non ti farebbe niente.”&lt;br /&gt;Ines diventò paonazza di rabbia. “Sei un cretino, John Fitzjack, un cretino totale.” sentenziò in un tono di voce che non era un urlo, ma ne aveva la forza, e se ne andò sbattendo la porta.&lt;br /&gt;Adrian si voltò verso l’inglese con uno sguardo omicida negli occhi azzurri.&lt;br /&gt;“Ma cosa ho detto di male?” domandò John a nessuno in particolare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-6878554819473962814?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/6878554819473962814/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=6878554819473962814' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6878554819473962814'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6878554819473962814'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/02/strani-sogni-episodio-231.html' title='Strani sogni (Episodio 2.3.1)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-3950492161012603318</id><published>2008-02-03T16:24:00.000+01:00</published><updated>2008-02-03T16:25:33.592+01:00</updated><title type='text'>Il primo caffè non si salta mai (Episodio 2.2.2)</title><content type='html'>“Ciao fratello!” esclamò Adrian battendo un cinque a Drake. I suoi capelli neri erano ancora più spettinati del solito e aveva un paio di occhiaia spettacolari.&lt;br /&gt;“Ciao, pazzoide! – rispose Drake ridacchiando – Dove hai dormito stasera, nella cuccia del cane?”&lt;br /&gt;“No, abbiamo dormito tutti a casa mia. I miei non c’erano.” spiegò Karl, il più recente acquisto della squadra di Rebeq, un ragazzino dall’apparenza fragile con un cognome di quelli da far lacrimare gli occhi.&lt;br /&gt;“Dovevi vedere che casa... – sospirò Olga – Era bellissima e grandissima.”&lt;br /&gt;“Già. – borbottò Adrian cercando di ricondurre all’ordine I suoi capelli – E io ho dovuto comunque dormire nella vasca...”&lt;br /&gt;“Ti è andata bene, Adrian, – si intromise, allegro come sempre, Manuel Carvalho, lo specialista di magia antica – io ho dormito con John e lui russa da morire...”&lt;br /&gt;John se la rise. Non era uno da prendersela male.&lt;br /&gt;Lykos, il lupo mannaro, sbadigliò senza pudore. “ Io mi farei un caffè, non so voi... altrimenti non carburo.”&lt;br /&gt;La mozione fu approvata all’unanimità e tutto il turno di giorno del DCS, con la notevole aggiunta di Mark, si diresse, come in processione, verso le macchinette.&lt;br /&gt;“Allora, come è andata la serata?” si informò Drake sorseggiando il suo caffè, nero e molto zuccherato.&lt;br /&gt;“Il locale non era male. Bella musica e tutto il resto. – Adrian fece un sorriso carico di sottintesi – E la tua serata con Sylvie? È già caduta vittima dei tuoi occhi verdi, fratellino?”&lt;br /&gt;“Siamo solo usciti a cena.” minimizzò Drake.&lt;br /&gt;“Ok,ok, fai pure il misterioso...”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ma è normale il casino che c’è oggi?” Alex, detto Kimaira, era un trainee, cioè andava ancora all’Accademia e non era molto tempo che frequentava il comando. Naturalmente aveva sempre un sacco di domande da fare.&lt;br /&gt;“No, no, assolutamente. Oggi è un vero delirio.” rispose l’elfo Saimir, mescolando il tanto agognato caffè.&lt;br /&gt;“Ben gli sta a quelli del DOP! – esclamò Jarl il nano con la sua voce profonda e roca – Adesso dovranno lavorare fino a stasera per togliersi d’impaccio.”&lt;br /&gt;Tutti odiavano quelli del DOP, perché molti di loro, soprattutto I capi, erano ancora quelli che, prima che fosse approvato il Protocollo di Tara, caricavano la gente alle manifestazioni contro la discriminazione.&lt;br /&gt;“Non ti preoccupare che di sicuro troveranno un modo per far penare anche noi...” profetizzò la naiade Svetlana, scuotendo I lunghi capelli azzurri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-3950492161012603318?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/3950492161012603318/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=3950492161012603318' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/3950492161012603318'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/3950492161012603318'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/02/il-primo-caff-non-si-salta-mai-episodio.html' title='Il primo caffè non si salta mai (Episodio 2.2.2)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-4326582692330081458</id><published>2008-02-03T16:23:00.000+01:00</published><updated>2008-02-03T16:24:17.823+01:00</updated><title type='text'>Una chiacchierata amichevole (Episodio 2.2.1)</title><content type='html'>Qualcuno arrivò infine, verso le 8.30. Drake dalla sua scrivania non poteva vedere la porta e questo gli dava un po’ fastidio. Rumore di passi nella sua direzione. Alzò lo sguardo dal libro e riconobbe Mark, il capo del turno di giorno della scientifica con la sua bizzarra capigliatura viola.&lt;br /&gt;“Ciao geniaccio!” lo salutò. Lui e Mark erano buoni amici.&lt;br /&gt;“Ehilà, Drake! Come mai così presto in ufficio? – rispose al saluto l’inquietante scienziato, fermandosi alla sua scrivania – Non sei andato a fare baldoria con gli altri ieri sera?” Rivolse un breve sguardo indagatore alla guardina piena e poi riportò I suoi strani occhi viola sull’amico.&lt;br /&gt;Drake scosse la testa. “Ho portato Sylvie a cena fuori. Sai, quella dell’Ufficio Immigrazione...” confessò in tono compiaciuto.&lt;br /&gt;“Aha! Ho capito chi è. Carina... – commentò Mark con un sorrisetto malizioso – Sapevo che ci doveva essere un buon motivo per allontanarti dal casino.”&lt;br /&gt;Drake sorrise a sua volta. “Più che buono... Ma gli altri dove sono andati?”&lt;br /&gt;Mark si appoggiò alla scrivania di Drake e ci pensò su un po’. “Il nome non me lo ricordo, ma era una disco da qualche parte vicino a Tubinga. Io ho preferito non andarci: luci intermittenti e tutto il resto...”&lt;br /&gt;“Già...” assentì Drake. Tutto il dipartimento sapeva che Mark era epilettico e che durante le crisi perdeva il controllo dei suoi poteri psichici. Non era un bello spettacolo.&lt;br /&gt;“Per fortuna non sono andati proprio a Tubinga, – disse poi con un ghigno – altrimenti ce li saremmo trovati qui in guardina, con tutta probabilità.”&lt;br /&gt;“Rebeq gli avrebbe mangiato il fegato... – rise Mark – E Sebastian Saint-Clair avrebbe gongolato fino alla fine dei suoi giorni.”&lt;br /&gt;“Che sicuramente sarebbe stata molto vicina.” concluse Drake. Il capitano Rebeq e il capitano Saint-Clair erano rivali storici e si mettevano sempre in competizione.&lt;br /&gt;La porta del dipartimento si aprì di nuovo cigolando orribilmente, come al solito. Il capitano Narwa rivolse ai due un gesto di saluto e si avviò zoppicando verso il suo ufficio. Era recentemente tornato in servizio dopo essere stato ferito in servizio in una operazione ad alto rischio.&lt;br /&gt;“Ma ci andavano tutti, in disco?” Drake riprese, distogliendo il pensiero da ciò che era successo in quell’occasione. Due colleghi ci avevano rimesso la vita.&lt;br /&gt;“Tutto il turno di giorno tranne me, te e Ines. Anche I trainee. – rispose allegramente Mark, comprendendo il turbamento dell’amico – Secondo me Adrian ci sta provando con Tarja.”&lt;br /&gt;“Può essere... – confermò Drake – Comunque, che bellezza, oggi lavorerò con un branco di zombie. Neanche uno sano.”&lt;br /&gt;“Tranne Ines.” obiettò Mark.&lt;br /&gt;“Come mai non è andata anche lei?”&lt;br /&gt;Mark scrollò le spalle. “Ha detto che rimaneva da sua sorella a dormire.”&lt;br /&gt;La porta si aprì di nuovo. Drake guardò l’ora. Erano quasi le nove.&lt;br /&gt;“Saranno loro?” chiese Mark.&lt;br /&gt;Qualcuno rise dalle parti dell’ingresso del DCS. La risata di Adrian era inconfondibile.&lt;br /&gt;“Sono loro.” rispose Drake.&lt;br /&gt;Pochi istanti dopo Adrian e il resto della banda entrarono nel loro campo visivo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-4326582692330081458?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/4326582692330081458/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=4326582692330081458' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/4326582692330081458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/4326582692330081458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/02/una-chiacchierata-amichevole-episodio.html' title='Una chiacchierata amichevole (Episodio 2.2.1)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-3917397290851249184</id><published>2008-02-03T16:22:00.000+01:00</published><updated>2008-02-03T16:23:12.064+01:00</updated><title type='text'>Vecchie conoscenze (Episodio 2.1.2)</title><content type='html'>“Che sta succedendo qui?” si informò Drake ancora perplesso.&lt;br /&gt;“C’è stata una rissa ieri sera a Tubinga, attorno alle tre e mezza del mattino. – spiegò Vierkhoff sconsolato – Naziskin contro redskin, o almeno così pare... Solo che ha assunto proporzioni epiche.”&lt;br /&gt;“Li avete cercati di fermare tutti?” si stupì Drake. La prassi abituale del DOP era di prenderne pochi e farli pagare per tutti.&lt;br /&gt;“Certo che no! – si indignò Vierkhoff – Solo che tutti I loro amichetti bastardi sono venuti a costituirsi nel corso della nottata e della mattinata.” Il capitano si passò una mano sul viso pallido e segnato da profonde occhiaia. “È una cosa da pazzi...”&lt;br /&gt;Drake dovette trattenersi per non ridere. Secondo lui era la pena del contrappasso per quelli del DOP.&lt;br /&gt;“E fra l’altro abbiamo dovuto separarli, perché quegli stronzi rossi continuavano a provocare gli altri e stava per succedere il finimondo. – proseguì Vierkhoff – E poi ci si è messo quel rompiballe di Saint-Clair...” scosse la testa. “Meglio che me ne torni a lavorare...”&lt;br /&gt;Drake, che durante tutta la conversazione era rimasto sulla soglia, si inoltrò nell’edificio, blandamente divertito. C’era gente ammanettata dovunque: alcuni dormivano, altri chiacchieravano con I vicini, altri meditavano fissando il vuoto.&lt;br /&gt;Entrò nel Dipartimento Crimini Seri , dove lavorava.&lt;br /&gt;Anche lì c’erano un po’ di fermati della rissa. La guardina era piena di personaggi mica male.&lt;br /&gt;In una delle celle, per esempio c’era Liley Morgenstern, una sua vecchia conoscenza.&lt;br /&gt;“Ciao Liley. Era un po’ che non ti si vedeva da queste parti... – ridacchiò Drake – Pensavo che fossi diventata una brava ragazza...”&lt;br /&gt;Liley lo salutò con un sorriso e il dito medio alzato, strappandogli una risata.&lt;br /&gt;In cella con lei c’era un paio di elfe dall’aria malconcia, una con I rasta ossigenati e una con I capelli neri.&lt;br /&gt;Nella cella successiva c’erano alcuni membri dell’Entropia Group, riconoscibilissimi per le acconciature assurde e le toppe con la scritta S. Le teste semi-rasate e le creste lasciavano in bella vista le orecchie a punta, facendole apparire ancora più vistose.&lt;br /&gt;Drake riconobbe subito quello con I capelli arancioni, un certo Vilya, che al momento stava dormendo della grossa. Non era la prima volta che lo vedeva dietro le sbarre.&lt;br /&gt;Nell’ultima cella c’erano I tipi più inquietanti, uno con I capelli fucsia e l’altro coperto di tatuaggi blu.&lt;br /&gt;Soffermò lo sguardo sul secondo. Era convinto averlo già visto da qualche parte.&lt;br /&gt;“Problemi?” disse Aikanairo in tono aggressivo.&lt;br /&gt;“Io ti ho già incontrato.” Drake era convinto, sapeva di avere un’ottima memoria per I volti.&lt;br /&gt;“Non credo proprio.” negò decisamente l’elfo.&lt;br /&gt;“Eppure...” Drake lo scrutò ancora un attimo, cercando di farsi tornare in mente le circostanze. Forse l’aveva incontrato quando da piccolo girava per I Luoghi Nascosti di tutta Europa con suo ‘zio’.&lt;br /&gt;“Bah,- desistette alla fine – in fondo non importa.”&lt;br /&gt;Si sedette alla propria scrivania e tirò fuori un libro dal cassetto. Sarebbero passate diverse decine di minuti prima che arrivasse qualcun altro del turno di giorno. Appoggiò gli stivali sulla scrivania e iniziò a leggere.&lt;br /&gt;Le parole del libro però scorrevano sulla sua mente deconcentrata senza trovare appiglio.&lt;br /&gt;Nonostante quello che aveva detto, il dubbio di aver già incontrato l’elfo non lo lasciava in pace.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-3917397290851249184?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/3917397290851249184/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=3917397290851249184' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/3917397290851249184'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/3917397290851249184'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/02/vecchie-conoscenze-episodio-212.html' title='Vecchie conoscenze (Episodio 2.1.2)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-7976478296544999067</id><published>2008-02-03T16:21:00.000+01:00</published><updated>2008-02-03T16:22:12.694+01:00</updated><title type='text'>Benvenuti all’inferno (Episodio 2.1.1)</title><content type='html'>Matyàs Drake arrivò in ufficio prestissimo come al solito, nonostante fosse domenica.&lt;br /&gt;Non perché fosse stacanovista, ma perché, dopo una vita passata a stare sveglio di notte, soffriva di una lieve insonnia.&lt;br /&gt;Erano le 7.45 quando varcò la soglia del comando di polizia della Foresta Nera. E si ritrovò all’inferno.&lt;br /&gt;“Slegatemi! – sbraitava Kel, ammanettato ad un calorifero spento accanto all’ingresso – Devo andare a pisciare!!!”&lt;br /&gt;“Sta’ zitto, accidenti!” replicò un agente del Dipartimento Ordine Pubblico, per gli amici (in verità pochi) DOP.&lt;br /&gt;“Fascista!” urlò l’elfo.&lt;br /&gt;“Fascisti! Fascisti! Fascisti!” intonò in coro un gruppo eterogeneo di fermati, ammanettati ad ogni spazio disponibile.&lt;br /&gt;Drake era allibito. In cinque anni di servizio alla Polizia Magica Europea non aveva mai visto una cosa del genere, eppure di cose strane ne aveva viste a bizzeffe.&lt;br /&gt;Vierkhoff, il capo del DOP, uscì dal proprio ufficio come una palla di cannone dotata di folte basette color cannella. “Cosa diavolo succede qui, agente Mateus? Perché gridano, stavolta?” Il comandante appariva distrutto.&lt;br /&gt;L’agente arrossì e non rispose.&lt;br /&gt;Kel ne approfittò. “Questo agente non mi permette di andare in bagno!” protestò in tono veemente.&lt;br /&gt;Vierkhoff squadrò Mateus con uno sguardo di fuoco. “Allora?”&lt;br /&gt;Mateus arrossì ancora di più. “Il capitano Saint-Clair ha ordinato di non slegarli per nessun motivo.” borbottò vagamente.&lt;br /&gt;Vierkhoff si lasciò sfuggire un urlo strozzato e si mise le mani nei capelli. “Io lo ammazzo. E ammazzo anche te. Vuoi che ci denuncino alla Commissione Diritti Esistenziali?”&lt;br /&gt;Mateus scosse la testa. “Nossignore.” mormorò.&lt;br /&gt;“Allora accompagnalo al cesso. – ordinò Vierkhoff – SUBITO!”&lt;br /&gt;Mateus scattò sull’attenti. “Sissignore!”. Kel si ritrovò ad essere trascinato di colpo in piedi.&lt;br /&gt;“Su, cammina! Dannazione!” si sfogò Mateus spingendolo verso il bagno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-7976478296544999067?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/7976478296544999067/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=7976478296544999067' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/7976478296544999067'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/7976478296544999067'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/02/benvenuti-allinferno-episodio-211.html' title='Benvenuti all’inferno (Episodio 2.1.1)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-4293402108501041584</id><published>2008-02-03T16:20:00.000+01:00</published><updated>2008-02-03T16:21:16.990+01:00</updated><title type='text'>Tempismo perfetto (Episodio 1.9.5)</title><content type='html'>La rissa si stava estendendo. Richiamata dal casino, un po’ di gente era accorsa dal Morgan e dai pub vicini. Vilya e Franz, fianco a fianco, se la stavano vedendo con alcuni tizi. Ne avevano prese poche ma ne avevano anche date poche. “ Fascisti di m****!” ululava Vilya.&lt;br /&gt;All’improvviso nel campo visivo di Franz apparve un tipo alto e muscoloso con una lunga chioma bionda e l’apparenza nordica. Franz ebbe un moto di sconforto, pensando che il nuovo arrivato fosse un altro nazi, ma quello saltò addosso ad un tipo con una maglietta con la scritta DUX.&lt;br /&gt;Franz tirò un sospiro di sollievo.&lt;br /&gt;I nazi sembravano sempre meno convinti di minuto in minuto. La gente che si univa alla gazzarra era per lo più contro di loro, tranne un paio di vampiri del secolo scorso e pochi altri.&lt;br /&gt;Liley si gettò contro uno di loro ringhiando e ruggendo. Era praticamente impossibile stendere un vampiro in una rissa, a meno di fargli molto, ma molto male.&lt;br /&gt;Era appunto a questo che Liley intendeva dedicarsi, quando fu investita da un potente getto d’acqua che quasi la fece finire a terra.&lt;br /&gt;Mezza annegata e accecata dalle luci che illuminavano a giorno la zona, Liley distinse alcune figure armate di manganelli e manette di plastica che urlavano “Fermi tutti! Polizia!”&lt;br /&gt;Con il suo solito perfetto tempismo era arrivato il Dipartimento Ordine Pubblico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-4293402108501041584?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/4293402108501041584/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=4293402108501041584' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/4293402108501041584'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/4293402108501041584'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/02/tempismo-perfetto-episodio-195.html' title='Tempismo perfetto (Episodio 1.9.5)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-862376432677336406</id><published>2008-02-03T16:19:00.000+01:00</published><updated>2008-02-03T16:20:27.251+01:00</updated><title type='text'>Viuleenza (Episodio 1.9.4)</title><content type='html'>Aikanairo placcò alto uno dei nazi, bloccandolo a metà corsa e facendolo stramazzare a terra senza fiato. Su qualunque campo da rugby del mondo e di Faeria una mossa del genere gli sarebbe costata un cartellino giallo, ma lì dov’era l’unica regola era tornata ad essere la legge del più forte.&lt;br /&gt;Un attimo di calma: il resto dei nazi aveva oltrepassato la sua posizione correndo. Fece in tempo a intravedere Aki che stendeva uno skin con un calcio ben piazzato e poi si ritrovò un altro bastardo addosso.&lt;br /&gt;Lo accolse degnamente con un calcio ai gioielli. Il malcapitato si piegò in due e ricevette un calcio circolare alla mandibola, finendo lungo disteso.&lt;br /&gt;Intanto un terzo tipo lo colpì con un ramo alla schiena, togliendogli il respiro. Aikanairo finì bruscamente a terra e si prese una dolorosa scarica di calci. Iniziava ad incazzarsi seriamente.&lt;br /&gt;Si girò sulla schiena e scalciò le gambe dell’avversario, tenendolo a distanza. Riuscì a rialzarsi e mettersi in guardia prima che il tizio gli si facesse incontro per rifilargli un’altra bastonata. Il tizio alzò il ramo alto sopra la testa per caricare una mazzata spacca cranio ma Aikanairo, fulmineo, si portò sotto misura e gli diede un pugno sotto il mento, facendolo crollare come un albero sradicato.&lt;br /&gt;Infilò un piede sotto il ramo, lo alzò e lo afferrò al volo e poi partì di corsa a dare man forte alla sorella, che se la stava vedendo con un brutale tappetto. Una bastonata in testa bastò a stenderlo.&lt;br /&gt;Lorindis, con I capelli arruffati e il respiro affannoso, gli rivolse un cenno di ringraziamento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-862376432677336406?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/862376432677336406/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=862376432677336406' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/862376432677336406'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/862376432677336406'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/02/viuleenza-episodio-194.html' title='Viuleenza (Episodio 1.9.4)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-6866191704175805471</id><published>2008-02-03T16:18:00.000+01:00</published><updated>2008-02-03T16:19:37.509+01:00</updated><title type='text'>La nobile arte dell’insulto (Episodio 1.9.3)</title><content type='html'>I nazi erano andati a chiamare gli amici, evidentemente.&lt;br /&gt;Erano tutti vestiti di scuro, molti rasati, molti palestrati, tutti con lo sguardo torvo e I denti digrignati.&lt;br /&gt;Erano tanti, adesso.&lt;br /&gt;L’Entropia Group li aspettò in silenzio. Gli aggressori si disposero davanti a loro con aria minacciosa.&lt;br /&gt;“Non ridete più adesso, elfi del c****?” sbraitò uno dei tipi che avevano cacciato dal pub, convinto di averli terrorizzati.&lt;br /&gt;“Siete così patetici che fate piangere.” rispose il solito Jair con la sua voce potente e la sua calma imperturbabile.&lt;br /&gt;Il tipo urlò una serie di cose irriferibili, diventando paonazzo.&lt;br /&gt;“Occhio alla pressione alta.” lo canzonò Shavo, sghignazzando e suscitando un coro di risate negli amici.&lt;br /&gt;Ai nazi non pareva vero di avere davanti della gente che invece di farsela addosso li prendeva per il culo. Non ci erano abituati, erano, per una volta, in svantaggio psicologico.&lt;br /&gt;Si sentivano insicuri: evidentemente gli elfi erano sicuri di essere più forti di loro, oppure, ed era un’ipotesi da non sottovalutare, erano completamente pazzi.&lt;br /&gt;“Ma che, vi fate zittire da quattro froci con I capelli colorati? – ululò il capo della banda, cercando di dissipare l’insicurezza – Spacchiamogli il culo!!!”&lt;br /&gt;L’orda emise un urlo e caricò.&lt;br /&gt;L’Entropia Group fece altrettanto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-6866191704175805471?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/6866191704175805471/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=6866191704175805471' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6866191704175805471'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6866191704175805471'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/02/la-nobile-arte-dellinsulto-episodio-193.html' title='La nobile arte dell’insulto (Episodio 1.9.3)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-340535018118546349</id><published>2008-02-03T16:17:00.000+01:00</published><updated>2008-02-03T16:18:42.571+01:00</updated><title type='text'>United we stand (Episodio 1.9.2)</title><content type='html'>Liley era stata la prima ad accorgersi del pericolo. Ancor prima di vederli aveva sentito il rumore cadenzato dei passi di numerose persone che venivano verso di loro, poi aveva fiutato l’odore di uno dei tizi del pub.&lt;br /&gt;Non si poteva dire che non fossero coerenti, pensò.&lt;br /&gt;Anche Aikanairo si era accorto di qualcosa. L’elfo dava l’impressione di uno che ci sapeva fare.&lt;br /&gt;“Abbiamo visite.” disse Liley. La belva che era in lei non vedeva l’ora di fare un po’ a botte.&lt;br /&gt;Non aveva paura di niente, tranne di lasciarsi andare troppo e fare troppo del male a qualcuno: sarebbe stato un modo sicuro di finire dentro a tempo quasi indeterminato.&lt;br /&gt;Aikanairo sorrise, apparentemente tanto desideroso di battersi quanto lei. Le piaceva ogni momento di più. Risolto il piccolo inconveniente nazi avrebbe ringraziato Lorindis per averglielo presentato.&lt;br /&gt;“In piedi ragazzi! – disse l’elfo a mezza voce ai suoi vicini – Arrivano...”&lt;br /&gt;Presto tutto il gruppo fu in piedi, all’erta e pronto al combattimento.&lt;br /&gt;I ragazzini del Collettivo non lo convincevano granché, però non avrebbero più fatto in tempo a filarsela. “State vicino a noi.” ordinò Aki.&lt;br /&gt;Franz era tornato lucido per la scarica di adrenalina e lo fissava con gli occhi sbarrati, però riuscì a ricomporsi quanto bastava. “Al vostro fianco fino alla fine...” mormorò stringendo I pugni.&lt;br /&gt;Aki ridacchiò. Alla fine di questa avventura I ragazzini non avrebbero più voluto vederli nemmeno dipinti o sarebbero diventati I loro migliori amici.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-340535018118546349?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/340535018118546349/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=340535018118546349' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/340535018118546349'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/340535018118546349'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/02/united-we-stand-episodio-192.html' title='United we stand (Episodio 1.9.2)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-5276369513167399133</id><published>2008-02-03T16:16:00.000+01:00</published><updated>2008-02-03T16:17:44.754+01:00</updated><title type='text'>Nella buona e nella cattiva sorte (Episodio 1.9.1)</title><content type='html'>“Ma quanto è probabile che vengano a cercarci?” chiese sottovoce il ricciolino ad Aki.&lt;br /&gt;L’inquietante personaggio ci pensò un po’ su. “Abbastanza... – disse, scrollando le spalle - Se volete comunque potete sempre filarvela...”&lt;br /&gt;“No, figurati... Noi, filarcela?!” il ragazzo rise cercando di essere spavaldo.&lt;br /&gt;Aki gli diede una pacca di incoraggiamento sulla schiena e gli passò la bottiglia di whisky. “Così si parla, fratellino!”&lt;br /&gt;“Te l’avevo detto che Franz e I suoi amici sono krasti.” commentò Kel, sdraiato poco lontano, sorridendo compiaciuto per aver avuto l’idea di portarseli dietro.&lt;br /&gt;“Siamo con voi fino in fondo. – dichiarò il ragazzo con gli occhiali – Avete fatto bene a mettere al loro posto quei fasci.”&lt;br /&gt;“Ben detto, Gernot!” esclamò Franz, esaltato da tutti gli avvenimenti della serata. Gli elfi gli parevano dei compagni fantastici e formidabili, una via di mezzo tra I moschettieri del re e I cavalieri della tavola rotonda. “Da stanotte il Collettivo della Facoltà di Alchimia è al fianco dell’Entropia Group nella lotta.” dichiarò solennemente, lasciandosi trasportare dal momento.&lt;br /&gt;“E anche nella sbronza!!!” ululò compiaciuto Vilya.&lt;br /&gt;“Nella buona e nella cattiva sorte!” esclamò un ragazzo più grande, di nome Hervé, suscitando un ruggito di approvazione.&lt;br /&gt;“Siete sicuri?” chiese Aki, alzatosi in piedi.&lt;br /&gt;“In che senso? – protestò Franz – Certo che siamo sicuri. Per chi ci prendi?”&lt;br /&gt;Gli unici ancora seduti del cerchio erano I ragazzi del Collettivo, Vilya e Kel. C’era una certa tensione nell’aria.&lt;br /&gt;“Niente di personale, Franz... – si scusò Aki – Però questa è l’ultima possibilità di andarsene.”&lt;br /&gt;“Eh?!”&lt;br /&gt;Aki si lasciò sfuggire un sorriso inquietante. “Stanno arrivando.”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-5276369513167399133?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/5276369513167399133/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=5276369513167399133' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/5276369513167399133'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/5276369513167399133'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/02/nella-buona-e-nella-cattiva-sorte.html' title='Nella buona e nella cattiva sorte (Episodio 1.9.1)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-2189114530676415784</id><published>2008-02-03T16:15:00.000+01:00</published><updated>2008-02-03T16:16:52.731+01:00</updated><title type='text'>Elfe sull’orlo di una crisi di nervi (Episodio 1.8)</title><content type='html'>La folla nelle vie del campus era un po’ diminuita. Iniziava ad essere tardi.&lt;br /&gt;L’Entropia Group tornò a sedersi nel giardino vicino al Morgan. Il morale della compagnia era alto, nonostante tutto. I ragazzi dell’Entropia Group erano abituati a questo genere di cose e ostentavano sicurezza e noncuranza. I fumatori non volevano essere da meno e poi erano troppo annebbiati per essere eccessivamente vigili.&lt;br /&gt;Le bottiglie di whisky passavano di mano in mano, si rideva e si chiacchierava allegramente.&lt;br /&gt;Aki, Jair e Liley erano gli eroi della serata.&lt;br /&gt;“Che si fotta Kurt! – esclamò Vilya brandendo la bottiglia – Qui fuori si sta molto meglio che nella sua topaia!”&lt;br /&gt;“Vero!” gridarono gli amici.&lt;br /&gt;L’altra bottiglia arrivò a Jair, che continuava ad essere amorevolmente accudito da Lorindis e, nonostante l’occhio nero, sfoggiava un sorriso compiaciuto.&lt;br /&gt;“Ah, com’è più buono il liquore sottratto all’avversario.” sospirò dopo essersene concesso una generosa sorsata.&lt;br /&gt;Solo Queva continuava gettare occhiate ansiose tutto intorno e si irrigidiva, pronta alla fuga, ogni volta che passava qualcuno. Se ne stava in silenzio e in disparte.&lt;br /&gt;“Un po’ tesa, eh, fanciulla?” la punzecchiò Daron, l’elfo dai capelli verdi, stravaccato nell’erba lì vicino.&lt;br /&gt;Queva gli rivolse un’occhiataccia terrificante. “Siete voi che vi state rilassando troppo.”&lt;br /&gt;Daron agitò una mano in un gesto noncurante. “Preoccuparsi in anticipo non serve. – sentenziò – Goditi il momento. Al resto ci penseremo quando sarà necessario.”&lt;br /&gt;Queva scosse vigorosamente la testa. “Siete tutti pazzi. Io non ci sto qui a farmi pestare.” Si alzò di scatto dal cerchio di allegri bevitori.&lt;br /&gt;“Queva! Dove vai?” le chiese Liley, tornata al suo consueto ed affascinante aspetto, interrompendo la conversazione con Aikanairo.&lt;br /&gt;“Me ne torno in camerino.” rispose seccata l’elfa.&lt;br /&gt;“Ma dai! – si intromise Sharissa – Resta ancora un po’... La serata non è ancora finita.”&lt;br /&gt;“Possiamo sempre andare in un altro pub.” propose Lorindis, seduta in grembo a Jair.&lt;br /&gt;“Non avete capito niente! – esplose Queva – Né qui né in un altro posto.”&lt;br /&gt;Tutti le rivolsero uno sguardo perplesso.&lt;br /&gt;“Non volevo neanche uscire stasera, maledizione! Tanto meno ficcarmi in una rissa!” Queva proferì una sequela di improperi in elfico e se ne andò a grandi passi verso il Morgan.&lt;br /&gt;“Avrà un infarto prima dei trecento anni quella ragazza...” commentò Daron scolandosi un sorso di Jack.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-2189114530676415784?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/2189114530676415784/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=2189114530676415784' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/2189114530676415784'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/2189114530676415784'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2008/02/elfe-sullorlo-di-una-crisi-di-nervi.html' title='Elfe sull’orlo di una crisi di nervi (Episodio 1.8)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-6687914922393201245</id><published>2007-12-13T21:35:00.000+01:00</published><updated>2008-02-03T16:15:18.594+01:00</updated><title type='text'>La matematica non è un'opinione (Episodio 1.7)</title><content type='html'>"Ma che c****!" ruggì Vilya e poi partì per l’ignoranza. Si scagliò contro l’energumeno, ma l’alcol e il fumo gli annebbiavano I riflessi: al tipo bastò fargli uno sgambetto per mandarlo a gambe all’aria.&lt;br /&gt;Intanto Aki aveva usato il tavolo come sponda per poi spiccare un balzo e atterrare addosso all’energumeno con un bellissimo calcio volante stile Chuck Norris. L’effetto fu devastante.&lt;br /&gt;Gli altri tizi si alzarono dal tavolo d’angolo per dare man forte all’energumeno, ormai steso a terra a fare l’inventario delle proprie costole.&lt;br /&gt;Anche tutti quelli dell’Entropia Group si alzarono.&lt;br /&gt;I tizi si contarono, li contarono e , nonostante non fossero granché in matematica, capirono al volo che le cose si sarebbero potute mettere decisamente male. Per loro.&lt;br /&gt;Recuperarono in fretta l’energumeno, aiutandolo a rimettersi in piedi, e se ne andarono il più velocemente possibile dal locale.&lt;br /&gt;"Inumani di merda!!!" sbraitò uno di loro a mo’ di commiato.&lt;br /&gt;"Vi spaccheremo il c***!!!" rincarò un altro.&lt;br /&gt;"Come no..." ironizzò Aki, ancora in posizione di combattimento.&lt;br /&gt;I camerieri, che erano accorsi in preda al panico per la prospettiva di ritrovarsi il mobilio sfasciato, tirarono un sospiro di sollievo e tornarono alle loro occupazioni. Le conversazioni interrotte ripresero, così come la musica.&lt;br /&gt;Vilya si rialzò lentamente, scuotendo la testa. "Ho fumato troppo. – si lamentò – A saperlo che dopo facevamo una rissa..."&lt;br /&gt;Jair ebbe bisogno di aiuto per tirarsi su. Aveva un occhio quasi chiuso da tanto era gonfio e stava iniziando a diventare violaceo.&lt;br /&gt;"Tutto ok, bello?" si informò Shavo premurosamente.&lt;br /&gt;"Non pensavo che fosse così permaloso... – gemette Jair – Fa un male d’inferno."&lt;br /&gt;Non fecero in tempo a risedersi ai tavoli, che dal retro del locale spuntò il proprietario in persona.&lt;br /&gt;Kurt il vampiro si avvicinò, all’apparenza furibondo, e si piazzò davanti a Sharissa a braccia conserte.&lt;br /&gt;"Quante volte ve l’ho già detto? – non gridava, non era nel suo stile, ma si capiva che avrebbe voluto farlo – Niente-Risse-Nel-Mio-Locale!!!"&lt;br /&gt;"Stavolta non è colpa nostra." protestò Sharissa.&lt;br /&gt;Kurt le riservò uno sguardo gelido.&lt;br /&gt;"Siamo stati aggrediti." puntualizzò Lorindis, smettendo per un attimo di tenere un fazzoletto pieno di cubetti di ghiaccio sull’occhio di Jair.&lt;br /&gt;"Non mi interessa – replicò il vampiro – Vi avevo avvertiti. Adesso vi voglio tutti fuori dal mio locale. ORA."&lt;br /&gt;Liley, già agitata per la rissa, si irritò ancora di più per l’atteggiamento del vampiro. I suoi occhi verdi virarono al dorato, le pupille divennero verticali come quelle di un felino e dalla gola le scappò un verso a metà tra un miagolio e un ruggito.&lt;br /&gt;Avanzò con movenze felinamente aggraziate verso Kurt, che si ritrovò immerso nell’energia proiettata dalla leonessa mannara e, a giudicare dall’espressione, non era per niente a suo agio.&lt;br /&gt;"Non saremmo rimasti comunque nel locale di uno stronzo come te..." disse Liley con voce ancora più roca del solito.&lt;br /&gt;Si voltò verso I tavoli e afferrò le bottiglie di whisky che avevano ordinato e pagato. "E queste ce le portiamo con noi..."&lt;br /&gt;Gli elfi approvarono con cenni del capo.&lt;br /&gt;"Non ci provate neanche..." li minacciò Kurt, liberando una ventata di potere e avanzando come per fermarla.&lt;br /&gt;Liley si voltò di nuovo verso di lui, con il volto che diventava ancora meno umano. Ruggì mettendo in mostra le zanne ormai leonine. "Non mi provocare, vampiro..." ringhiò, mentre l’aura di energia attorno a lei aumentava ad ogni istante, alimentata dalla sua rabbia.&lt;br /&gt;Kurt retrocedette di qualche passo e lei emise un verso felinamente soddisfatto. Si voltò verso l’uscita e se ne andò trionfante come una regina, seguita dai suoi amici.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-6687914922393201245?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/6687914922393201245/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=6687914922393201245' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6687914922393201245'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6687914922393201245'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2007/12/la-matematica-non-unopinione-episodio.html' title='La matematica non è un&apos;opinione (Episodio 1.7)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-6095947204332074358</id><published>2007-12-13T21:34:00.001+01:00</published><updated>2008-02-20T19:40:44.853+01:00</updated><title type='text'>La lingua non ha denti ma se li fa rompere (Episodio 1.6.)</title><content type='html'>"Eravamo ad un sabba, no..." iniziò a raccontare Kel ridendo come un pazzo. I ragazzi che avevano offerto la canna pendevano dalle sue labbra e ridacchiavano per simpatia.&lt;br /&gt;"...C’era ‘sto mio amico che era fatto, ma così fatto che non riusciva a stare in piedi. Aveva bevuto e aveva fumato di tutto. E noi eravamo in mezzo a ‘sto bosco vicino a Delfi e cercavamo di portarlo a casa e ad un certo punto a quel co****ne viene voglia di fare pipì. E fa : ‘No, ragazzi, non ce la faccio più!’ e la fa contro un albero."&lt;br /&gt;Fece una pausa per creare un po’ di suspance ma soprattutto per asciugare un altro po’ di Jack .&lt;br /&gt;"...E allora – proseguì – spunta una driade incazzata come una biscia. Le aveva pisciato sull’albero, capito? Il suo albero."&lt;br /&gt;Vilya, che era presente ai fatti, iniziò a ridere convulsamente e cercò di inserirsi nel racconto. "E la tipa gli fa: ‘COME AVETE OSATO!!!’ e inizia a inseguirlo..." Vilya non riuscì a raccontare oltre e collassò dal ridere.&lt;br /&gt;"...E il nostro amico a correre mentre cercava di allacciarsi I pantaloni..."&lt;br /&gt;Si levò un coro di risate fragorose.&lt;br /&gt;Tutti gli sguardi si appuntarono su di loro; per lo più erano sguardi divertiti, tranne quelli di un gruppetto di persone sedute ad un tavolo in un angolo. Sembravano piuttosto irritati.&lt;br /&gt;Contagiati dal buonumore generale e aizzati dall’alcol, anche Aki, Daron e Jair si unirono alla conversazione e contribuirono con aneddoti ridicoli.&lt;br /&gt;"Un giorno ero da queste parti a trovare degli amici universitari e ho incontrato un tizio che attaccava manifesti razzisti, uno di quei testa di c**** che fanno parte di Reazione Universitaria, credo..." cominciò Jair.&lt;br /&gt;"Ma non era Azione Universitaria?" si intromise il ragazzo con gli occhiali.&lt;br /&gt;"È lo stesso. Comunque il tipo mi vede e mi grida: ‘Fuori gli inumani da Tubinga!’ Io non rispondo e me ne vado. Allora vedi che il tipo si irrita e mi segue. ‘Oh, negretto! Dico a te!’. E io comunque non mi giro. E lui sempre più incazzato fa: ‘Frocio di un elfo!’ C’era un po’ di gente attorno. Mi giro e gli dico: ‘Ti piaccio, vero, chiappe d’oro?’ e gli mando un bacio."&lt;br /&gt;La comitiva prese a sghignazzare.&lt;br /&gt;"Dovevate vedere la faccia del tizio..." rincarò Jair.&lt;br /&gt;Uno dei tizi seduti al tavolo d’angolo si alzò e venne ad incombere minaccioso su Jair. Tutti al tavolo si mossero, pronti al peggio, tranne lui.&lt;br /&gt;Nel locale calò un silenzio pieno di tensione.&lt;br /&gt;L’elfo alzò lo sguardo. "Toh, guarda, ecco qui il mio ammiratore..." annunciò in tono annoiato.&lt;br /&gt;"Non fai ridere per un c****" ringhiò quello, un tipo alto e grosso che dava l’impressione di spendere tutto il suo tempo libero in palestra a fare pesi.&lt;br /&gt;Jair si alzò e lo fronteggiò, nonostante fosse più basso e molto più esile.&lt;br /&gt;"Tu invece fai ridere un sacco. – ribattè, gelido, senza scomporsi un attimo – Basta guardarti in faccia."&lt;br /&gt;L’energumeno divenne paonazzo e cercò di colpire l’elfo con un pugno.&lt;br /&gt;Jair schivò con relativo agio. "Come pensavo... – deplorò – Tanto body building e poca tecnica..."&lt;br /&gt;L’altro, furioso, lo centrò con un cazzotto in faccia che lo spedì lungo disteso a terra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-6095947204332074358?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/6095947204332074358/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=6095947204332074358' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6095947204332074358'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6095947204332074358'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2007/12/la-lingua-non-ha-denti-ma-se-li-fa.html' title='La lingua non ha denti ma se li fa rompere (Episodio 1.6.)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-6173182562697890342</id><published>2007-12-13T21:32:00.000+01:00</published><updated>2007-12-13T21:34:27.859+01:00</updated><title type='text'>La Cripta (Episodio 1.5.2)</title><content type='html'>"La Cripta" era uno di quei locali oscuri e inquietanti molto apprezzati dagli studenti di necromanzia. Era un posto estremamente d’atmosfera, dove si ascoltava buona musica ad un volume accettabile.&lt;br /&gt;Alle pareti le ragnatele finte probabilmente si mischiavano a quelle vere. Molti sostenevano che, grazie alla complicità del buio, I gestori risparmiassero molto sulla pulizia. L’illuminazione era molto soffusa, garantita solo da alcune lampade a forma di torcia che proiettavano una debole luce rossastra e da grandi candele nere o rosse sui tavoli di legno coperti di incisioni.&lt;br /&gt;Il gruppo, più che mai numeroso, occupò due grossi tavoli nella prima sala del locale e iniziò da subito a fare casino.&lt;br /&gt;"L’Entropia Group è di nuovo qui..." commentò funereo uno dei camerieri. Con loro si rischiava di fare lavoro triplo, tra bicchieri rotti per I fumi dell’alcol, ordinazioni cambiate tre volte di seguito e schiamazzi.&lt;br /&gt;Contrariamente al solito le ordinazioni furono rapide. Istigati da Vilya e Kel tutti chiesero Jack Daniels.&lt;br /&gt;"Senti, fai che portarcene un paio di bottiglie, amico." disse Liley con un sorriso suadente.&lt;br /&gt;"Allora, fratellone, - iniziò Lorindis, parlando a mezza voce in elfico – adesso mi racconti dove sei stato in tutto questo tempo."&lt;br /&gt;Aikanairo sorseggiò un po’ di whisky. "Qua e là, sorellina..." buttò lì, reticente.&lt;br /&gt;"Dai, racconta! Come quando ero piccola..." insistette lei mettendo su una specie di broncio.&lt;br /&gt;"Ma adesso sei grande... – obiettò lui - Sei una rockstar. Sei tu che devi raccontarmi un sacco di cose, adesso..."&lt;br /&gt;"Sempre misterioso tu, eh?..."&lt;br /&gt;Aikanairo bevve un altro sorso e rimase in silenzio, meditabondo. "Senti, sorellina, chi ha scritto quella canzone che avete suonato all’inizio?"&lt;br /&gt;Lorindis sorrise raggiante, nonostante il brusco cambio di discorso. "Allora ti è piaciuta... Evvai! – alzò il pugno chiuso in un gesto di vittoria – L’ho scritta io."&lt;br /&gt;Aikanairo rimase senza parole e rischiò di farsi andare per traverso il liquore.&lt;br /&gt;Per fortuna Lorindis aveva troppe cose da dire per accorgersi dello sgomento del fratello.&lt;br /&gt;"Mi sono ispirata ai novios de la Muerte, sai, I cavalieri neri che giravano per l’Europa a combattere contro gli Inquisitori. – spiegò, con gli occhi che brillavano per la soddisfazione - Ma tu lo sai meglio di me... Tu c’eri all’epoca, no? È un po’ un tributo a loro. Erano così ribelli e così dark..." il suo sguardo si fece sognante.&lt;br /&gt;"Già..." fu tutto quello che riuscì a rispondere Aikanairo.&lt;br /&gt;"Ma ti è piaciuta, vero?" chiese lei notando che il fratello era un po’ perso nei suoi pensieri.&lt;br /&gt;"Da brivido."&lt;br /&gt;Lorindis emise un gridolino e gli saltò di nuovo al collo. "Ti voglio bene!"&lt;br /&gt;Aikanairo sorrise. Gli era piaciuta la canzone, perciò era rimasto cosi colpito. Era sicuro che sarebbe piaciuta anche ai suoi compagni di un tempo: aveva quel giusto mix di violenza e malinconia che era un po’ il loro marchio di fabbrica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-6173182562697890342?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/6173182562697890342/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=6173182562697890342' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6173182562697890342'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6173182562697890342'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2007/12/la-cripta-episodio-152.html' title='La Cripta (Episodio 1.5.2)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-6165286349199156450</id><published>2007-12-13T21:27:00.000+01:00</published><updated>2007-12-13T21:32:43.664+01:00</updated><title type='text'>Riunione di famiglia (Episodio 1.5.1)</title><content type='html'>L’Entropia Group non era tanto difficile da localizzare, nonostante l’assembramento di gente. Un grosso gruppo di elfi punk non era cosa che si vedesse tutti I giorni nemmeno a Tubinga.&lt;br /&gt;Le ragazze non tardarono a trovarli.&lt;br /&gt;"Lorindis!" Aikanairo balzò in piedi appena la vide in lontananza.&lt;br /&gt;"Ooh!" Lorindis emise un gridolino di contentezza, gli corse incontro, gli si gettò al collo e gli schioccò un grosso bacio su una guancia. "Fratello! Alla fine sei tornato! Ti stavamo dando tutti per disperso..."&lt;br /&gt;"Ecco qui la nostra mitica batterista!" la salutò Jair.&lt;br /&gt;Tutto il gruppo si strinse attorno a lei per festeggiarla.&lt;br /&gt;Lorindis si allontanò di un passo da Aikanairo e lo guardò con più attenzione. Sfiorò con un dito un intricato tatuaggio sulla sua spalla. "Questo è nuovo... Strafigo!"&lt;br /&gt;Aikanairo rise e le arruffò I capelli. "Mi sei mancata sorellina."&lt;br /&gt;Liley, a qualche metro di distanza dal gruppo insieme a Queva, si schiarì la gola.&lt;br /&gt;Lorindis si voltò arrossendo, imbarazzata. Si era dimenticata quasi completamente della presenza delle amiche.&lt;br /&gt;"Ci dispiace interrompere la riunione di famiglia..." la canzonò Liley.&lt;br /&gt;Lorindis sfoggiò un sorriso disarmante e si toccò I capelli con un gesto imbarazzato. "Accidenti. Non sono mai stata brava a fare le presentazioni..."&lt;br /&gt;"Ma non ce n’è mica bisogno, lo sappiamo chi sono loro." biascicò Vilya, strafatto.&lt;br /&gt;"Ma loro non sanno chi siamo noi, demente!" Kel, poco più sobrio, gli diede un pugno su una spalla.&lt;br /&gt;Lorindis sospirò e scosse la testa, facendo svolazzare la lunga chioma corvina. "Questi sono Vilya e Kel e sono pessimi anche quando sono sobri..."&lt;br /&gt;Liley rise fragorosamente.&lt;br /&gt;"Questo qui è il mio fratellone Aikanairo..."&lt;br /&gt;Queva gli rivolse un’occhiata di apprezzamento.&lt;br /&gt;"...Quello pelato è Shavo..." Il pelato si esibì in un appariscente inchino, guadagnandosi un’occhiataccia dalla sua ragazza. "...Lei è Syn... Non fateci caso, litigano sempre."&lt;br /&gt;"E poi ci sono Jair, - l’elfo mulatto salutò con la mano – Sharissa, Daron... e tu chi accidenti sei?" domandò ad un elfo pieno di piercing e quasi completamente rasato tranne per un oltraggioso ciuffo fucsia che gli ricadeva sugli occhi bistrati.&lt;br /&gt;"Sono Aki, felice di conoscere tutte voi, belle ragazze." rispose con un sorriso che nelle intenzioni doveva essere accattivante, ma che risultò solo strano per via dei due piercing che il ragazzo aveva al labbro inferiore.&lt;br /&gt;Lorindis rimase perplessa.&lt;br /&gt;"L’abbiamo raccattato da poco." rivelò Sharissa.&lt;br /&gt;"Oh. Inquietante..."&lt;br /&gt;Aki sorrise un’altra volta.&lt;br /&gt;"Va beh, non ti preoccupare... Se stai qui a presentarceli tutti facciamo mattina." la interruppe Queva.&lt;br /&gt;"Faremo conoscenza strada facendo." concluse Liley, suscitando un coro entusiasta.&lt;br /&gt;"Giusto. – approvò Sharissa – E adesso tutti alla Cripta o non troveremo più posto."&lt;br /&gt;I fumatori, che avevano assistito a tutta la scena come ipnotizzati, rimasero ancor più a bocca aperta.&lt;br /&gt;Il ragazzo con I riccioli assimilò le informazioni con difficoltà. "Cioè, voi andate a bere con le Firefly?"&lt;br /&gt;Kel annuì serio.&lt;br /&gt;"Che culo allucinante! Darei un rene per venire anch’io" commentò l’amico con gli occhiali.&lt;br /&gt;"Ma certo che venite anche voi, siete come dei fratelli per noi, ormai. - dichiarò Kel in un impeto di fratellanza chimica – No, Vilya?"&lt;br /&gt;"Certo, fratelli!!! Andiamo tutti da Zio Jack!!!" ululò.&lt;br /&gt;"Eh?!" fece il ricciolino.&lt;br /&gt;"Jack Daniels." sussurrò Kel in tono confidenziale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-6165286349199156450?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/6165286349199156450/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=6165286349199156450' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6165286349199156450'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6165286349199156450'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2007/12/riunione-di-famiglia.html' title='Riunione di famiglia (Episodio 1.5.1)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-5074947204497300377</id><published>2007-12-04T18:47:00.000+01:00</published><updated>2007-12-04T18:49:04.089+01:00</updated><title type='text'>Living after midnight (Episodio 1.4.3)</title><content type='html'>"È stato fantastico! – esclamò Lorindis – Li avete visti? Come cantavano tutti e battevano le mani? Da brivido!!!"&lt;br /&gt;"Bene! Dobbiamo festeggiare! Dove andiamo?" domandò Liley alle altre Firefly. Era scarmigliata e sudata ma gli occhi verdi brillavano ancora di vitalità a stento repressa.&lt;br /&gt;"Come fai? – si indignò Queva, stravaccata sul divano in camerino – Io ho solo voglia di rimanere qui a dormire fino a domani mattina."&lt;br /&gt;"Mancano tre giorni alla luna piena – rispose Liley liberandosi della tuta in vinile inzuppata di sudore – Ho energia da buttare..."&lt;br /&gt;"Se non vi dispiace io non vengo con voi, ho un appuntamento..." si scusò Nephele.&lt;br /&gt;"Ooh! Ci tradisci così?" fece finta di indignarsi Lorindis.&lt;br /&gt;Nephele le rivolse un’occhiata dubbiosa mentre raccoglieva le sue cose in una borsa.&lt;br /&gt;"Scherzavo! Divertiti, Nephele..."&lt;br /&gt;"Però potresti almeno dirci chi è l’uomo del mistero." protestò Queva.&lt;br /&gt;"Tanto non lo conoscete." tagliò corto la silfide facendo la linguaccia all’elfa e uscendo.&lt;br /&gt;"Uffa! – sbuffò Queva – Che antipatica!"&lt;br /&gt;"Dunque, – riprese Liley che nel frattempo si era rivestita – Lorindis, hai qualche proposta per il proseguimento della serata?"&lt;br /&gt;"A te cosa andrebbe di fare?"&lt;br /&gt;"Casino."&lt;br /&gt;"Ci sarebbe sempre l’Entropia Group, fare casino è la cosa che sanno fare meglio." propose Lorindis.&lt;br /&gt;"Per me va bene." approvò Liley allacciandosi gli stivali alti fino al ginocchio. Il suo abbigliamento normale, tranne la sera della luna piena, non differiva molto da quello di scena, essendo per lo più composto da pelle nera.&lt;br /&gt;"Tu che fai, Queva, non vieni?" chiese all’amica.&lt;br /&gt;Queva ci pensò su un po’. "Non so... Sono stanca."&lt;br /&gt;"E dai!!! Se no che fai? Vai già a dormire come una vecchia?" la punzecchiò Lorindis.&lt;br /&gt;"Ok. Ok. Vengo con voi." cedette infine, alzandosi dal divano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-5074947204497300377?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/5074947204497300377/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=5074947204497300377' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/5074947204497300377'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/5074947204497300377'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2007/12/living-after-midnight-episodio-143.html' title='Living after midnight (Episodio 1.4.3)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-6809078606589620885</id><published>2007-12-04T18:46:00.000+01:00</published><updated>2007-12-13T21:38:14.133+01:00</updated><title type='text'>Lotto alle otto (Episodio 1.4.2)</title><content type='html'>Quelli seduti sotto l’albero accanto, intanto, si erano accesi un lotto grosso come una spingarda.&lt;br /&gt;Vilya e Kel inspirarono con voluttà.&lt;br /&gt;"Quanto è buona..." sospirò Kel.&lt;br /&gt;"C’è mezzo di sballarsi anche solo ad annusare..." proseguì Vilya, inalando vigorosamente.&lt;br /&gt;"Hey belli, volete un tiro? – domandò uno dei fumatori, un ragazzo umano con I ricci scuri, già piuttosto fatto – Tanto ce n’è per tutti."&lt;br /&gt;"Anche troppa.." concluse un suo amico ridacchiando.&lt;br /&gt;"Se non vi dispiace, volentieri..." risposero I due elfi, sedendosi in cerchio insieme al resto dei fumatori. Il lotto passò fra le mani di Kel che diede una tirata sperimentale.&lt;br /&gt;"Woha! Strabuona!" esclamò, già un po’ stonato, passandolo all’amico che inspirò profondamente e trattenne il fumo il più possibile, rilasciandolo lentamente.&lt;br /&gt;Vilya si lasciò cadere disteso e ridacchiò. "Questa roba è il paradiso..."&lt;br /&gt;"Ce l’ha venduta uno sciamano." Confessò il ricciolino con una punta di orgoglio.&lt;br /&gt;"Già –sghignazzò un ragazzo con gli occhiali – Ha detto che ci potevamo vedere gli spiriti."&lt;br /&gt;"Ho proprio voglia di un whisky..." sospirò Vilya, steso a terra.&lt;br /&gt;Tutti scoppiarono a ridere fragorosamente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-6809078606589620885?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/6809078606589620885/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=6809078606589620885' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6809078606589620885'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/6809078606589620885'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2007/12/lotto-alle-otto-episodio-142.html' title='Lotto alle otto (Episodio 1.4.2)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-2428154981841741377</id><published>2007-12-04T18:43:00.000+01:00</published><updated>2007-12-04T18:46:24.266+01:00</updated><title type='text'>E intanto si perdevano (Episodio 1.4.1)</title><content type='html'>"Troppo figo ‘sto concerto! – esclamò Vilya entusiasta al termine dell’esibizione – Ancora meglio del solito."&lt;br /&gt;Sharissa annuì distrattamente. "Già, ma dove accidenti è finito Aikanairo?"&lt;br /&gt;Gli altri si contarono brevemente e si guardarono attorno.&lt;br /&gt;"Che ne so. – rispose Vilya – L’ho perso di vista all’inizio."&lt;br /&gt;"Sarà fuori..." ipotizzò Kel&lt;br /&gt;"Meglio che usciamo, tanto qua in mezzo al casino non lo troviamo di sicuro." propose l’elfo mulatto.&lt;br /&gt;"In effetti..." assentì Sharissa&lt;br /&gt;"Oi, truppa!!! –sbraitò Vilya- Tutti fuori!"&lt;br /&gt;Il colorato e chiassoso gruppo di elfi si fece strada spintonando e sgusciando fino all’uscita. Fuori c’era relativamente meno casino, ma comunque un sacco di gente che bivaccava a gruppetti.&lt;br /&gt;Aikanairo era seduto sotto un albero in un giardinetto poco distante.&lt;br /&gt;"Hai proprio la propensione a sparire, eh?" disse Sharissa, distogliendolo dalle sue meditazioni.&lt;br /&gt;Aikanairo sussultò. "Scusate, avevo solo bisogno di un po’ d’aria..." replicò in maniera poco convincente.&lt;br /&gt;"Tutto a posto, fratello?" domandò l’elfo mulatto.&lt;br /&gt;"Tutto a posto Jair... Avete mica visto Lorindis?"&lt;br /&gt;"Come no? –sghignazzò un elfo dal cranio rasato – Non ho guardato altro tutto il concerto... tranne quando guardavo quel bel pezzo di Liley..."&lt;br /&gt;"Cretino!" L’elfa vicina a lui, scura di pelle ma con lunghi rasta ossigenati, probabilmente la sua ragazza, gli diede uno scappellotto sulla nuca.&lt;br /&gt;"Intendevo dire dopo la fine del concerto."&lt;br /&gt;"Non ancora. – rispose Sharissa – Non ti preoccupare, se ci ha visti, ci verrà a cercare."&lt;br /&gt;"E dove li trova altri come noi per fare l’after?" rise il pelato.&lt;br /&gt;"E comunque I fratelli non si dimenticano mai." dichiarò Jair.&lt;br /&gt;"Già." sospirò Aikanairo, ripiombando per un istante nella malinconia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-2428154981841741377?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/2428154981841741377/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=2428154981841741377' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/2428154981841741377'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/2428154981841741377'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2007/12/e-intanto-si-perdevano-episodio-141.html' title='E intanto si perdevano (Episodio 1.4.1)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-4254717322307098907</id><published>2007-11-27T14:02:00.001+01:00</published><updated>2010-11-20T21:54:11.192+01:00</updated><title type='text'>Ricordi e canzoni (Episodio 1.3)</title><content type='html'>“COME SEI BELLA SIGNORA, STASERA...&lt;br /&gt;VIENI, VIENI A BALLARE CON ME!” &lt;br /&gt;La voce roca di Liley riempiva lo spazio come se fosse solida e faceva vibrare qualcosa nel profondo dell’animo di Aikanairo. La musica martellava come il galoppo di un cavallo selvaggio, poi si addolcì, divenne triste e malinconica e Nephele iniziò a cantare e la sua voce di miele risuonò pura e solitaria.&lt;br /&gt;“Nera la veste e nera la chioma&lt;br /&gt;come un corvo la mia dama ha&lt;br /&gt;occhi di ghiaccio e candida pelle&lt;br /&gt;bella è, bella, ma cuore non ha”   &lt;br /&gt;Finita la strofa Nephele chiuse gli occhie allargò le braccia, come in estasi. Liley, Queva e Lorindis ripresero a suonare come se ne andasse della loro vita, con una passione straordinaria. &lt;br /&gt;Con un ultimo accordo del suo basso Liley afferrò di nuovo il microfono, I lunghi ricci ramati le coprivano in parte il viso.&lt;br /&gt;“BALLA CON ME MIA NERA SIGNORA...&lt;br /&gt;TUTTE LE NOTTI PER L’ETERNITÀ!”&lt;br /&gt;Aikanairo era rapito dalla potenza della musica, dall’alternarsi di violenza e dolcezza della canzone. Aveva I brividi.&lt;br /&gt;Attorno a lui, I suoi amici erano altrettanto colpiti. Cantavano in coro con Liley e stavano in religioso silenzio quando toccava a Nephele.&lt;br /&gt;“PERCHÉ NON MI BACI, MIA BELLA SIGNORA?&lt;br /&gt;UN SOLO TUO BACIO È PACE PER ME...” cantava  Liley.&lt;br /&gt;“Per tutta la vita ti cercherò&lt;br /&gt;in ogni spada, mia dama crudel&lt;br /&gt;ogni notte in tuo nome vivrò&lt;br /&gt;sempre sarò il tuo sposo fedel”&lt;br /&gt;Il cuore di Aikanairo perse un battito. Quelle parole... Le aveva sentite così tante volte per secoli. &lt;br /&gt;“Noi siamo I novios de la muerte, I suoi fedeli corteggiatori, la cerchiamo ogni notte, sulla punta di ogni spada, la inseguiamo, balliamo con lei un terribile minuetto.” diceva sempre Raymond ai vecchi tempi. &lt;br /&gt;“NON HO PAURA, MIA DOLCE SIGNORA...&lt;br /&gt;SO CHE UN GIORNO TI TROVERÒ...” &lt;br /&gt;Le parole della canzone scavavano un solco nel cuore dell’elfo, che ormai prestava scarsa attenzione a tutto quello che succedeva attorno a lui, perso nel suo personale mondo interiore.&lt;br /&gt;“So che una notte là m’aspetterai,” cantava Nephele con una voce da commuovere le pietre.&lt;br /&gt;“sotto la luna in fondo alla via,&lt;br /&gt;il mio amore infine accetterai,&lt;br /&gt;e con un bacio finirà la vita mia...” &lt;br /&gt;Alla fine Raymond l’aveva trovata, la nera dama dagli occhi di ghiaccio. Il comandante che li aveva resi il terrore dell’Inquisizione di tutti gli altri sedicenti “cacciatori del Male”, che nulla meno che la morte avrebbe potuto fermare... E Peter di Munster, Duncan, Olaf, François, e tutti gli altri che non aveva conosciuto, anche loro l’avevano trovata...&lt;br /&gt;Aikanairo scosse la testa e si fece strada tra la folla in direzione dell’uscita. Non aveva più animo di ascoltare il concerto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-4254717322307098907?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/4254717322307098907/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=4254717322307098907' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/4254717322307098907'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/4254717322307098907'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2007/11/ricordi-e-canzoni-episodio-13.html' title='Ricordi e canzoni (Episodio 1.3)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-4278324543905228242</id><published>2007-11-27T14:01:00.000+01:00</published><updated>2007-11-27T14:02:43.915+01:00</updated><title type='text'>Ansia da palcoscenico (Episodio 1.2)</title><content type='html'>“Firefly! Firefly! Firefly!” inneggiava il pubblico, ormai riscaldato dalla birra e dall’esibizione del gruppo di supporto.&lt;br /&gt;Dietro le quinte le musiciste attendevano che il delirio raggiungesse l’apice.&lt;br /&gt;“C’è veramente un casino di gente!” esclamò l’elfa Lorindis, piuttosto emozionata.&lt;br /&gt;“Tanto meglio!” rispose Liley con un sorriso lupesco.&lt;br /&gt;Lorindis sbirciò di nuovo. “Occacchio!!! C’è anche l’Entropia Group.”&lt;br /&gt;“Scusa, ma non è la banda dei tuoi amici?” si informò la silfide Nephele, con le ali delicate e fosforescenti.&lt;br /&gt;“Appunto... Fantastico, no? Loro sì che sanno come si fa casino.”&lt;br /&gt;“E noi no?” provocò Liley.&lt;br /&gt;Il tecnico della regia diede il segnale di via libera. Le Firefly, Liley, Nephele, Lorindis e Queva, si scambiarono uno sguardo di intesa.&lt;br /&gt;“Fuori! Fuori! Fuori!” ruggiva il pubblico.&lt;br /&gt;Liley sorrise con gli occhi verdi che fiammeggiavano. “Forza fanciulle! – disse con voce roca – C’è una festa lì fuori.”&lt;br /&gt;Tutta vestita di vinile nero e bianca come la neve, Liley avanzò fino al centro del palco ancheggiando in modo sensuale ma al tempo stesso aggressivo, salutata da un boato fragoroso del pubblico.&lt;br /&gt;Basso a tracolla, afferrò un microfono. “Hey, compagni della notte!!!” &lt;br /&gt;Il pubblico rispose con un boato, se possibile, ancora più tellurico. &lt;br /&gt;“Siete caldi Tubinga?”&lt;br /&gt;“YEAH!!!”&lt;br /&gt;“Molta birra stanotte?”&lt;br /&gt;“YEAH!!!”&lt;br /&gt;Il pubblico si sgolava, alcuni brandivano boccali di birra.&lt;br /&gt;“Pronti per un po’ di bordello?”&lt;br /&gt;“YEAH!!!”&lt;br /&gt;Accanto a Liley apparve l’eterea Nephele, le cui ali brillavano nella penombra.&lt;br /&gt;“Su le mani Tubinga!” gridò la silfide “ E fatemi sentire che ci siete! Perché adesso è ora di ‘Ballare con la morte’!!!”&lt;br /&gt;Il primo accordo della chitarra di Queva esplose nello spazio. Il publico ululò in delirio ed iniziò a battere le mani al ritmo della musica. Si divertivano come pazzi, l’Entropia Group in prima fila, con quelle creste allucinanti di mille colori, c’era davvero un sacco di gente e l’atmosfera era giusta per cominciare con il botto.&lt;br /&gt;Sarebbe stata una serata indimenticabile, pensava Nephele.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-4278324543905228242?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/4278324543905228242/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=4278324543905228242' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/4278324543905228242'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/4278324543905228242'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2007/11/ansia-da-palcoscenico-episodio-12.html' title='Ansia da palcoscenico (Episodio 1.2)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-3039967590031215330</id><published>2007-11-27T14:00:00.000+01:00</published><updated>2007-11-27T14:01:50.217+01:00</updated><title type='text'>Concerto a Tubinga (Episodio 1.1)</title><content type='html'>I Luoghi Nascosti sono I punti di contatto tra il nostro mondo e le altre dimensioni che coesistono con esso, sono gli unici luoghi che esistono in entrambe le realtà e consentono di passare da una all’altra. Sono disseminati in tutto il mondo, sono boschi, templi, castelli, case abbandonate, sorgenti. Le persone comuni li ignorano, tranne quelle che sono spiccatamente sensibili, ma elfi, gnomi, fate, maghi e tutte le altre creature magiche li percorrono quotidianamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Università Magica di Tubinga è uno dei Luoghi Nascosti più grandi d’Europa. L’intero campus, con aule, laboratori, biblioteche, mense, copisterie, locali e dormitori, frequentato da migliaia di studenti di ogni specie e nazionalità, è nascosto agli occhi dei più, proprio a due passi dalla sua controparte mondana.&lt;br /&gt;Come ogni sabato sera, il campus brulicava di studenti ed esterni venuti a fare baldoria da ogni dove. La folla si concentrava soprattutto attorno al “Morgan le Fay”, per gli amici semplicemente “Morgan”, uno dei pochi locali di Tubinga dove si suonava dal vivo.&lt;br /&gt;I cartelli appesi alle pareti annunciavano l’esibizione di un gruppo molto amato dagli studenti, le “Firefly”, un quartetto di belle ragazze che suonava crossover.&lt;br /&gt;Le luci erano basse nel locale, al momento stavano suonando I “Res Novae”  un gruppo di studenti locali che faceva da spalla alle “Firefly”. Sotto il palco c’era gente (più che altro amici dei musicisti) che faceva casino e cantava, il resto del pubblico ascoltava poco attento, in attesa della performance principale.&lt;br /&gt;“Oi, ma basta con ‘sti ragazzini!” commentò spazientito un elfo punk con tanto di gilet di pelle e cresta arancione.&lt;br /&gt;“Ma dai, Vilya, non suonano manco male.” protestò un altro del gruppo con I capelli spinosi e blu.&lt;br /&gt;“Scusa, Kel, vuoi mettere Liley?”&lt;br /&gt;“Eh, no... –concesse Kel – Liley è tutta un’altra cosa.”&lt;br /&gt;“In tutti I sensi.” puntualizzò un terzo elfo, a torso nudo e coperto di tatuaggi bluastri.&lt;br /&gt;“Aikanairo!!!” esclamarono I due elfi.&lt;br /&gt;“Fratello! Quanto tempo...” disse Vilya abbracciandolo.&lt;br /&gt;“Dove accidenti sei stato per tutto questo tempo?” chiese Kel.&lt;br /&gt;“Qua e là... in giro per l’Europa.” rispose evasivo Aikanairo.&lt;br /&gt;“Oi, ragazzi!!! Guardate chi c’è!” gridò Vilya al resto del gruppo.&lt;br /&gt;“Ehilà, Aikanairo! –salutò un elfo color caffelatte- È da Genova che non ci si vede”&lt;br /&gt;“Hey, fratello marroncino!” Aikanairo gli strinse la mano; “Sharissa, da quanto tempo!” disse poi, riconoscendo un’altra vecchia amica. &lt;br /&gt;“Ti starai chiedendo dove sia  Lorindis...” cominciò lei.&lt;br /&gt;“Adesso suona come batterista con le Firefly. Lo so già, sono venuto apposta a vederla.” concluse Aikanairo.&lt;br /&gt;“Sarà felice di rivederti, bello.” promise Kel.&lt;br /&gt;“Accidenti, lo siamo anche noi!” esclamò Sharissa, suscitando una pausa commossa.&lt;br /&gt;“Hey, dopo il concerto direi megabirra per festggiare!” propose Vilya, dissipandola. &lt;br /&gt;Un ruggito di approvazione si levò dal gruppo di amici.&lt;br /&gt;Ed a quel punto il gruppo di supporto finì di suonare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-3039967590031215330?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/3039967590031215330/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=3039967590031215330' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/3039967590031215330'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/3039967590031215330'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2007/11/concerto-tubinga-episodio-11.html' title='Concerto a Tubinga (Episodio 1.1)'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-563162265232983748.post-3333097129419897944</id><published>2007-11-13T14:49:00.000+01:00</published><updated>2007-11-13T15:43:24.805+01:00</updated><title type='text'>Salve, fratelli della notte!!!</title><content type='html'>Salve fratelli della notte,&lt;br /&gt;tutti voi che siete appassionati di fantasy/letteratura gotica;&lt;br /&gt;tutti voi che divorate libri di Tolkien, Martin, Salvatore, L.K.Hamilton e chi più ne ha più ne metta;&lt;br /&gt;tuuti voi che giocate a D&amp;D/Vampiri e amate l'emozione di una giocata ben riuscita;&lt;br /&gt;tutti voi che giocate di ruolo dal vivo e vi esalate un casino;&lt;br /&gt;tutti voi che magari volete qualcosa di diverso dalla solita heroic fantasy fatta in serie (e magari non volete aspettare per anni - Martin docet).&lt;br /&gt;Ho intenzione di pubblicare su questo blog una specie di storia fantasy/gotica di ambientazione moderna, che a me ovviamente sembra una figata. (ci mancava solo che non piacesse nemmeno a me)&lt;br /&gt;Mi piacerebbe molto ricevere i vostri commenti/suggerimenti/critiche e discutere con voi.&lt;br /&gt;cercherò di postare il più spesso possibile ma, causa impegni universitari non prometto niente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/563162265232983748-3333097129419897944?l=entropiagroup.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://entropiagroup.blogspot.com/feeds/3333097129419897944/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=563162265232983748&amp;postID=3333097129419897944' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/3333097129419897944'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/563162265232983748/posts/default/3333097129419897944'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://entropiagroup.blogspot.com/2007/11/salve-fratelli-della-notte.html' title='Salve, fratelli della notte!!!'/><author><name>secondgenerationimmigrant</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207947007858697314</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://1.bp.blogspot.com/_aIMZ5KmiBNI/SsPFttmBn5I/AAAAAAAAABE/rv6_rN3EKV0/s1600-R/fascia_rossa4.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
