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domenica 4 ottobre 2015

Vacanze da Classicista - il Ritorno

Quest'anno io e il mio partner abbiamo finalmente avuto la possibilità di fare una vacanza come si deve, dopo diversi anni di magra.
In cerca di sole tardivo e di cose da vedere, ci siamo diretti in Grecia, prima ad Atene e poi a Creta.

Nonostante adesso io sia ricercatrice in campo biomedico, al liceo avevo fatto il classico e per cinque anni della mia vita ogni giorno ho dovuto fare i conti con Tucidide, Erodoto e Senofonte, per non parlare di Lisia e Platone.
Atene l'ambientazione abituale delle versioni che ci toccava tradurre, a parte quando si trattava di qualche posto dimenticato dagli dei in cui Senofonte e i suoi erano riusciti ad infilarsi nel tentativo di tornare a casa dalla Persia.

Busto ellenistico di Senofonte, dal sito thegreatthinkers.org.
Non ho idea del perche' sullo sfondo ci siano geroglifici.
 Il nostro albergo è in Odos Pireus, la via che dal centro di Atene porta al porto e che segue il vecchio tracciato delle Lunghe Mura fatte costruire da Pericle e abbattute al suono di flauti dagli Spartani dopo la Guerra del Peloponneso. L'albergo e' piuttosto tremendo, e il rumore del traffico fastidioso, ma sono già nel paradiso dei nerd classicisti.

Le fortificazioni ateniesi, dal sito http://oltre-la-notte.blogspot.co.uk/

Per due giorni giriamo per la città guardando tutto quello che fisicamente possiamo, camminando dal mattino al tramonto. Ci sediamo sulla collina dell'Areopago considerando la sorte di Socrate, camminiamo per l'agorà discutendo di filosofia, malediciamo Lord Elgin per essersi intascato i marmi del Partenone e, di soppiatto, io mi intasco un'oliva mummificata trovata a terra ai piedi dell'olivo sacro di Atena.
Non è l'albero originale, quello invientato dalla dea per vincere la sfida contro Poseidone per il patronaggio di Atene, ma è quasi come se lo fosse.

Poseidone, Atena e l'olivo.
 Al Museo dell'Acropoli, vediamo i marmi superstiti del Partenone, tra cui una serie di metope raffiguranti la Gigantomachia. Noi siamo per definizione poco seri e ridiamo a crepapelle nel vedere Poseidone che prende un gigante a mazzate usando l'isola di Nisiro come clava (chissà gli abitanti come erano felici), e poi l'improbabile team-up tra Eros ed Eracle, immaginadoci che Eros distragga il gigante facendolo innamorare di tutto mentre il buon vecchio Eracle lo prende a clavate in faccia.


Poseidone si appresta a far cadere l'isola in testa ad un gigante in un vaso a figure rosse ora conservato al Louvre

In un frontone frammentario, Atena armata di lancia e Aegis, scalcia il didietro del gigante Encelado, per poi seppellirlo sotto la Sicilia.


Atena pialla Encelado in un piatto a figure rosse ora conservato al Louvre
Ad un certo punto della mitologia, Zeus aveva seppellito il mostro Tifone (menzionato anche nel precedente post) sotto l'Etna, e secondo alcune tradizioni, anche l'Ecatonchiro Briareo era seppellito da quelle parti. Secondo gli Olimpi, nascondere i problemi sotto un tappeto di isole era sempre una soluzione e il risultato e' che il Sud Italia e' una specie di panino di mostri e formazioni geologiche.

Il momento piu' surreale del soggiorno arriva quando visitiamo Piazza Syntagma: un vigile si piazza all'incrocio ed inizia a fischiare cone un ossesso, sgombrando le macchine in tutte le direzioni. Appare il pullman del Panathinaikos F.C., preceduto da due macchine della polizia e scortato da almeno trenta motorini della polizia, ciascuno recante due nerboruti poliziotti greci in assetto antisommossa (!?).
Siamo troppo intenti a guardare la scena a bocca aperta per fare anche sono una foto.

Già piuttosto provati dal caldo e dall'archeologia, saliamo su un aereo diretto a Heraklion, capoluogo della Regione Cretese, dove ero già stata due anni fa con i miei genitori.

Heraklion è una città un po' caotica e per lo più moderna, per colpa dei pesanti bombardamenti tedeschi durante la Battaglia di Creta, e molti ci vanno solo per il meraviglioso Museo Archeologico oper la sua vicinanza agli incredibili siti minoici di Knossos, Malia e Festos, ma molti non sanno che in questa ridente città è stato combattuto il più lungo e sanguinoso assedio della storia.

Creta, o Candia, come la chiamavano allora, era diventata una provincia della Serenissima Repubblica di Venezia nel 1204, dopo la Quarta Crociata dirottata a Costantinopoli.
Candia per i Veneziani rappresentava una posizione strategica per il commercio, e le fertili pianure costiere producevano prodotti agricoli, mentre in collina si faceva un vino rinomato, la Malvasia di Candia.

Nel 1646 la Sublime Porta usa come pretesto l'assalto piratesco ad un convoglio di navi Ottomane da parte del Cavalieri di Malta per attaccare Candia, colpevole di averli fatti entrare in porto. Chania, nell'est dell'isola, resiste fieramente e costa agli Ottomani più di quarantamila uomini. Rethymno cade in un giorno.

La guerra dura 23 anni, tra enormi battaglie navali, incredibile eroismo (o follia) da entrambe le parti.

Battaglia navale (probabilmente e' Lepanto, ma non sottilizziamo), tra navi Veneziane e Turche, da una stampa conservata al Museo Navale di Venezia - tramite http://win.gmtmodellismo.it
La città di Candia, cioè Heraklion, guarnita di possenti mura, rimane sotto assedio dal 1648 al 1669, cioè per più di venti anni, cioè per il doppio di quanto non fu assediata Ilio secondo l'Iliade (che probabilmente raggruppa episodi da diverse campagne contro la città combattute tra Tarda Età del Bronzo ed Età del Ferro, ma questa è un'altra storia).

Le Mura di Candia, in un diagramma riadattato da quello esposto sul pannello informativo del Bastione Martinengo - dal sito brescialeonessa.it - apparentemente Martinengo era bresciano... you live and learn
 È una guerra sporca, fatta di trincee e cunicoli, di mine e contromine, di soldati che combattono e muoiono nelle viscere della terra, scivolando nel fango o peggio, mezzi asfissiati, di bombardamenti martellanti che abbattono sezioni di mura, solo perché i difensori le ricostruiscano nottetempo.
La città resiste, sembra poter resistere per sempre, ma nel 1667 un traditore fa sapere agli Ottomani che i due bastioni più vicini al mare, Sabbionera e S. Andrea, sono più deboli dei bastioni Vitturi, Martinengo e Pantocratora su cui i Giannizzeri si stanno accanendo da anni. La guerra subisce una svolta ed è solo questione si tempo, ma Venezia non vuole cedere l'ultimo dei suoi territori d'oltremare.

La Guerra, ormai quasi persa, diventa una cause celebre in Europa, una specie di ultimo rigurgito di Crociata a cui la "meglio gioventu'" dell'epoca anela a partecipare. Nel 1668 e 1669 arrivano un paio di spedizioni di Francesi, i cui membri combinano poco tranne farsi massacrare in inutili ed eroiche sortite, farsi saltare per aria l'ammiraglia La Therese e filarsela con la coda tra le gambe, lasciano solo 3600 persone a difendere le mura. Fuori ci sono almeno 10 volte tanti Turchi, se non di piu'.

Allo stremo, la citta' si arrende il 5 Settembre 1669. I difensori ottengono l'onore delle armi e tutti i Cristiani possono lasciare la citta', ma senza portare nulla con loro.
Questa pero' non e' la fine di Venezia: negli anni successivi approfittando anche del fatto che i Turchi si siano fatti scassare le corna nel fallito Assedio di Vienna del 1683 e siano impegnati a fronteggiare le forze Polacco-Lituane e Imperiali


La Battaglia di Vienna, vinta anche e soprattutto grazie alla pazzesca carica dei 20000 Winged Hussars di Jan Sobieski - dipinto anonimo dell'epoca
Venezia muove alla conquista della Morea, ovvero la Grecia continentale, guerra in cui Atene diventa teatro di scontro e il Partenone, trasformato in polveriera dai Turchi, finisce cannoneggiato dai Veneziani (apparentemente, da quanto scritto al Museo dell'Acropoli, i Greci pero' ce l'hanno molto piu' con quel maledetto di Elgin che con i Veneziani).

Oops! - da una stampa Veneziana d'epoca

Tutte queste vicende, che a volte sembrano al limite del possibile, sono raccontate ancora meglio da Ekkehard Eickhoff nel suo libro "Venezia, Vienna e i Turchi. 1645-1700: Bufera nel Sud-Est Europeo". Sfortunatamente e' molto difficile da reperire, ma se lo trovate leggetevelo, e' meglio di un romanzo di cappa e spada.
Una delle copertine possibili per l'edizione italiana

So che un post su Creta senza nulla di minoico sembrera' strano, ma putroppo al momento la storia minoica non rientra nel;l'Entropia-Verse (ancora...), mentre la Guerra di Candia si', sebbene per vie traverse, ed a breve i lettori di questo blog potranno aspettarsi come secondo giveaway il prologo di una storia concepita e raffinata durante i miei due soggiorni a Creta.
 
Chi vivra' vedra'.

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